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Jonas Vingegaard, il grande favorito di un Giro d'Italia con poche stelle

di Carlo Galati venerdì 8 maggio 2026

3' di lettura

Il Giro d’Italia 2026 comincia dove nessuno lo aveva mai visto partire, sulle rive del Mar Nero, in Bulgaria, e finirà dove ormai sembra sentirsi a casa, tra le strade di Roma. In mezzo ci sono ventuno tappe e una delle start list più ricche degli ultimi anni: abbastanza per trasformare questa edizione della Corsa Rosa in un’edizione che può lasciare il segno nella storia del ciclismo.

Saranno 184 i corridori al via, divisi in 23 squadre, pronti ad affrontare tre settimane che promettono salite, vento, cronometro, ma soprattutto un appuntamento da non mancare. Perché il nome che domina la vigilia è quello di Jonas Vingegaard, al debutto assoluto al Giro d’Italia e già indicato da tutti come il grande favorito per la Maglia Rosa. Il danese arriva con due Tour de France in bacheca e una Vuelta conquistata lo scorso anno, ma soprattutto con la possibilità di diventare l’ottavo corridore della storia capace di vincere tutti e tre i Grandi Giri, raccogliendo idealmente l’eredità di Chris Froome, ultimo a riuscirci. 

«Vincere il Giro d’Italia è un grande obiettivo, non vedo l’ora di iniziare», ha spiegato il leader della Visma, senza nascondere l’importanza di questa corsa dentro la sua carriera. Il piano sembra chiaro: sopravvivere senza rischi alle prime tappe tra Bulgaria e Sud Italia, poi provare a spaccare il Giro sul Blockhaus, già alla settima tappa.

RIVALI
I rivali non mancano. La Red Bull Bora Hansgrohe si presenta con due leader, Jai Hindley, vincitore nel 2022, e soprattutto Giulio Pellizzari, la speranza più concreta del ciclismo italiano. Ventidue anni, sorriso da ragazzo e quella leggerezza quasi incosciente che spesso accompagna i grandi talenti. Pellizzari non si nasconde più: «Il Giro lo voglio vincere, non so se già quest’anno ma perché no?». Una frase che basta a raccontare il cambio di mentalità di un ciclismo italiano che da troppo tempo vive più di ricordi che di presente.

La sensazione definitiva è arrivata al Tour of the Alps, quando invece di difendere il vantaggio ha scelto di attaccare, staccando corridori come Egan Bernal e Thymen Arensman con una naturalezza che ha impressionato tutto il gruppo, prendendosi così la vittoria finale. «Sono migliorato tanto, ma ho ancora enormi margini nella gestione della corsa», ha spiegato Pellizzari alla vigilia. Non basta ancora per dire che possa vincere il Giro, ma abbastanza per immaginare che il podio non sia più un obiettivo irrealistico.

Occhi puntati anche sulla UAE Team Emirates XRG di Adam Yates, senza dimenticare Jay Vine e il giovane Jan Christen, candidato naturale alla Maglia Bianca. E poi Egan Bernal, che continua a inseguire il ritorno definitivo ai livelli che lo avevano portato a conquistare il Giro nel 2021. Quanto al percorso, le tappe da segnare in rosso sono parecchie. Come detto, il Blockhaus rischia di essere il primo spartiacque vero della corsa, il Corno alle Scale, alla nona, promette selezione durissima, mentre la cronometro tra Viareggio e Massa potrebbe diventare terreno ideale per Vingegaard. Attenzione anche ai “muri” marchigiani di Fermo, quasi una tappa simbolica per Pellizzari, che lì correrà praticamente in casa. Senza contare ovviamente le tappe alpine, dove si deciderà tutto.

E poi Roma, ancora Roma. Per il quarto anno consecutivo il Giro si chiuderà nella Capitale, diventata ormai il teatro naturale dell’ultima passerella rosa. Un finale che contrasta con la novità assoluta della partenza bulgara, la prima nella storia della corsa. Due estremi uniti dalla stessa idea di ciclismo, sport romantico per definizione capace di attraversare luoghi, storie e generazioni diverse senza mai perdere la propria identità. Così come il Giro.

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