Quello in corso non è certo un mondiale esente da polemiche. Politiche, organizzative, sportive. E infatti l’ultimo spunto di discussione non arriva stavolta né da un rigore contestato, una svista arbitrale o una decisione del Var, ma per un gesto che rischia di trasformarsi in un caso internazionale. Nel mirino è finito Shaun Evans, arbitro australiano impegnato nella sala Var durante la sfida tra Germania e Curaçao, terminata con il netto 7-1 dei tedeschi.
La Fifa, secondo diverse ricostruzioni, avrebbe infatti avviato accertamenti dopo la diffusione delle immagini che mostrano il direttore di gara mentre esegue il cosiddetto segno dell'“OK” capovolto. Un simbolo che, da alcuni anni a questa parte, è stato usato online da alcuni ambienti dell'estrema destra americana e che significherebbe “white power”. Suprematismo bianco, insomma.
L'episodio si è verificato pochi istanti prima del calcio d'inizio. La regia internazionale ha inquadrato la sala Var di Dallas per presentare gli ufficiali di gara e, tra questi, Evans. In quei pochi secondi l'arbitro appare con il braccio lungo il fianco e la mano destra che forma il gesto incriminato. I più ritengono potrebbe essere semplicemente riconducibile al celebre “gioco del cerchio”, diventato popolare anche grazie alla sitcom americana Malcolm in the Middle. Per altri, invece, rappresenterebbe proprio il richiamo al cosiddetto “white power”.
Dal 2019 il gesto è stato inserito dall'Anti-Defamation League nella lista dei simboli d'odio. L'organizzazione sostiene che l'“Ok” rovesciato sia diventato online una “tattica di provocazione” utilizzata da “individui di destra, che spesso pubblicano sui social foto di se stessi mentre fanno il gesto”. All'arbitro australiano sarebbero stati chiesti chiarimenti per comprendere il significato reale di quel gesto. Evans ha parlato di un gesto inconscio e certamente non riferito a nessun simbolo politico.
La Fifa ha poi subito ridimensionato il caso: "Il comitato disciplinare indipendente della Fifa conferma che, dopo aver esaminato il caso che coinvolge l'assistente arbitrale video Shaun Evans, non ha riscontrato alcuna prova di violazione del codice disciplinare", si legge in un comunicato. "Il comitato disciplinare ha inoltre preso atto della dichiarazione del signor Evans”. In ogni caso un episodio spiacevole proprio mentre il Mondiale 2026 è entrato nel vivo. E che dimostra come, nell'era delle telecamere onnipresenti, anche ad un arbitro bastino pochi secondi per cadere in “fallo”.
Australian Shaun Evans just pulled the move of all moves from the VAR room at the World Cup pic.twitter.com/0HK0dWrE11
— Matt Vandenberg (@M1D3V) June 15, 2026