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Nazionale, riparta dai vivai, non dalla "quota neri" di Ulivieri

Lo ius soli e la cittadinanza facile sviano dal vero problema: la necessità di tornare a investire sui nostri giovani
di Fabio Dragoni venerdì 3 luglio 2026

3' di lettura

Le ultime dichiarazioni di Renzo Ulivieri da venti anni presidente Associazione Italiana Allenatori di Calcio non sorprendono. Afferma che «ci dovrebbe pensare anche la politica alla nostra Nazionale. Se vediamo le squadre straniere, in ognuna ci sono 5-6 neri. Ho fatto una domanda: se facessimo una squadra di tutti bianchi saremmo migliori della Francia? Intendo che ci servono leggi e norme per adeguarci a un’idea mondiale della cittadinanza, a come l’idea della cittadinanza si sta evolvendo. Serve incentivare lo ius soli sportivo». Renzaccio Ulivieri da San Miniato non sa resistere alla tentazione di buttarla in politica.

Allenatore discreto, con una carriera rispettabile anche se non di primissima fascia porta in serie A il Bologna. E poi Napoli, Parma, Torino, Padova, Reggina. Un curriculum da “buon professionista” che ha girato l’Italia senza avere mai avuto la fortuna di sedersi sulla panchina di una grande. Dove forse avrebbe pure fatto la sua porca figura.

INSTANCABILE ATTIVISTA
Ulivieri è però anche e soprattutto un instancabile attivista. Iscritto al Pci dagli anni Sessanta, consigliere comunale e assessore a San Miniato. Poi il passaggio al Pds, ai Democratici di Sinistra, al Pd. Insomma tutta la transizione ormonale dei comunisti se l’è fatta. Ed è andato oltre. Prima a Sinistra Ecologia Libertà, di cui divenne coordinatore locale a San Miniato nel 2010. Nel 2012 partecipò addirittura alle primarie in Toscana per il Senato.Arrivò secondo alle elezioni ma non fu eletto. 

Nel 2018 sostiene Potere al Popolo! e due anni fa si candida alle regionali toscane con la lista Toscana a Sinistra. Militanza lunga, coerente, ininterrotta. Lo ricordo immortalato in una foto con dietro lo striscione di Potere al Popolo!. Il suo acquario naturale. Il movimento calcistico italiano, intanto, si interroga seriamente sulla crisi profonda che lo attraversa. Tre Mondiali consecutivi saltati. Nelle ultime due edizioni eliminati ai playoff dalla Macedonia e dalla Bosnia. Cioè la Macedonia e la Bosnia. Non la Germania o l’Inghilterra. La causa principale è sotto gli occhi di tutti: non abbiamo campioni. Punto. Non è tanto un problema di ct, non è solo un problema di federazione. È un problema di materia prima. Il vivaio italiano produce sempre meno talenti.

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LE PRIORITÀ
Di fronte a tale scenario, Ulivieri avrebbe avuto mille argomenti seri da esporre per una seria diagnosi. Ha senso un campionato a 20 squadre con tre retrocessioni? Campionato noioso ed inguardabile e che toglie ossigeno anche alla Nazionale. La maggior parte dei club pensano a non retrocedere e non investono sui giovani. Meglio pescare oltre frontiera. Invece nulla. Avrebbe potuto insistere sull’urgenza di tornare a investire sui vivai, con strutture serie, tecnici qualificati e progetti a lungo termine.

Da allenatore lo avremmo ascoltato. Ovviamente nei vivai possono esserci anche giocatori di colore naturalizzati italiani. Ma chi se ne frega del colore della pelle. Invece nulla. Avrebbe potuto ricordare che ai bambini e ai ragazzi va insegnata prima di tutto la tecnica – il palleggio, il dribbling, il gesto atletico – e solo dopo la tattica. La tattica senza tecnica produce giocatori medi se non mediocri. Invece nulla. Insomma, di argomenti ce n’erano eccome. E invece Renzaccio, casca dritto sulla cittadinanza mondiale. Sullo ius soli sportivo. Sull’idea che servano “leggi e norme” per adeguarci a un concetto globale di nazionalità. Sottintendendo che i giocatori di colore siano migliori e più prestanti. Se affermi questo a proposito di un bianco sei invece un nazista.

Delusione? No. Perplessità? Tanta. Se il presidente dell’Aiac che rappresenta migliaia di allenatori, che ha un peso non secondario nella Figc e con un’importante esperienza direttiva della scuola allenatori del settore tecnico di Coverciano, sceglie di affrontare la crisi del calcio italiano parlando di cittadinanza che “si sta evolvendo” e di ius soli sportivo, significa che se ne sta lontano dal tema vero. Il pallone. Ed invece che di palarne, ci entra dritto dentro... nel pallone.

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