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Jannik Sinner, il dubbio sulla carriera che lo tormenta: "Ma a cosa serve?"

di Roberto Tortora mercoledì 15 luglio 2026

2' di lettura

Insaziabile, cannibale e chi vuole aggiungere altri epiteti ce li metta. Jannik Sinner sta ancora accarezzando la coppa di Wimbledon vinta per il secondo anno di fila, ma la testa del numero uno del mondo è già in moto e pensa al futuro. Dopo il trionfo sull’erba londinese, il campione azzurro è chiamato a scegliere il percorso dei prossimi mesi: tra il desiderio di inseguire nuovi record e la necessità di gestire energie e calendario. 

Il tema è quello dei Masters 1000, i tornei più importanti dopo gli Slam. La tentazione è quella di partecipare a tutti e nove gli appuntamenti stagionali, un’impresa che avrebbe un valore storico. Ma la domanda che accompagna la scelta di Sinner è semplice: vale davvero la pena inseguire ogni possibile traguardo sacrificando recupero e preparazione?  L’azzurro negli ultimi anni ha dimostrato di essere diventato un campione anche nella gestione delle forze. Non solo vittorie e trofei, ma attenzione ai dettagli, alla programmazione e alla condizione fisica. Il calendario del tennis moderno, però, resta una corsa continua: trasferte, superfici diverse, pressioni e aspettative sempre più alte.

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Dopo Wimbledon il primo pensiero è il riposo, poi arriveranno le decisioni. Sinner dovrà valutare quali tornei affrontare in vista degli US Open e della seconda parte della stagione. In primis c’è il Canada Open, dal 1 al 13 agosto, dove l’anno scorso trionfò lo statunitense Ben Shelton. A ridosso, poi, il torneo di Cincinnati, quello dove proprio Sinner accusò un malore nella finale contro Alcaraz e fu costretto a dare forfait. Un forfait dovuto ad un nemico più importante: il caldo. E la cosa fondamentale per il numero uno al mondo è arrivare agli appuntamenti decisivi nelle migliori condizioni possibili. Scegliere le proprie battaglie è fondamentale. Sinner ha già dimostrato di saper programmare. Ora la nuova sfida è dominare il calendario. Il dubbio resta quello che accompagna il futuro del fuoriclasse altoatesino: nove Masters 1000 sono un sogno oppure un sacrificio inutile?

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