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Jacobs, muscoli maledetti: quanti stop dopo Tokyo

Marcell è un paradosso: ha scritto la storia dello sport eppure avrebbe meritato di vincere molto di più
di Carlo Galatigiovedì 13 agosto 2026
Jacobs, muscoli maledetti: quanti stop dopo Tokyo

3' di lettura

Marcell Jacobs aveva appena corso abbastanza forte da vincere una finale che ancora non aveva disputato. 10”08 in semifinale, vento contrario, ultimi trenta metri quasi passeggiati, con quella sensazione di superiorità che soltanto i grandi sprinter trasmettono quando sanno di avere ancora qualcosa da spendere. Poche ore dopo l’oro europeo sarebbe stato assegnato in 10”09. Jacobs, però, quella finale non ha potuto correrla davvero. Il suo corpo lo ha tradito, quando sembrava essersi finalmente ricordato di quanto fosse forte. È questa la grande contraddizione della sua carriera: una potenza da fuoriclasse imprigionata dentro una fragilità che troppo spesso ne ha deciso tempi e limiti.

A Birmingham la fotografia è stata quasi crudele. Jacobs aveva vinto la semifinale con 10”08 e vento a -0,6, togliendo il piede dal gas negli ultimi metri. È rimasto il miglior tempo della serata: Romell Glave ha poi conquistato il titolo in 10”09, Jeremiah Azu l’argento in 10”16, Owen Ansah il bronzo in 10”19. Cronometro alla mano, il Jacobs che si era quasi rialzato nel finale aveva già corso più forte del nuovo campione europeo. Ma tra una gara e l’altra è tornato l’avversario più ostinato: il suo fisico. Nel riscaldamento della finale, provando i blocchi, ha avvertito un forte fastidio all’adduttore, forse lo stesso problema di un mese fa. Ha scelto comunque di partire. Dopo pochi metri ha capito che non avrebbe potuto spingere, ha rallentato e ha chiuso in 12”26, settimo. È sfumato così il terzo oro europeo consecutivo nei 100 dopo Monaco 2022 e Roma 2024, un tris che poche ore prima sembrava possibile.

SENSAZIONI È difficile trovare un atleta che abbia vinto tanto dando, allo stesso tempo, la sensazione di avere potuto vincere ancora di più. Jacobs è campione olimpico dei 100 metri e della 4x100 di Tokyo, dove corse il record europeo di 9”80. È stato campione mondiale indoor dei 60 metri nel 2022, con il record europeo di 6”41, e due volte campione d’Europa dei 100.

A Roma aggiunse anche il titolo con la staffetta. A Parigi 2024 corse in 9”85 e chiuse quinto nella finale olimpica più veloce di sempre. Un palmarés enorme, quasi paradossale se messo accanto agli stop e alle stagioni spezzate che lo hanno accompagnato. Il 2022 resta l’esempio più netto. Ai Mondiali di Eugene un problema al grande adduttore lo costrinse a rinunciare alla semifinale dopo la batteria. Poche settimane più tardi si presentò agli Europei di Monaco e vinse in 9”95. È sempre stato così: ogni volta che il corpo gli ha concesso una tregua, Jacobs ha ricordato al mondo quale fosse il suo livello. Per questo Birmingham brucia più di una sconfitta e non perché l’oro fosse già suo, nello sprint nulla è scritto, ma perché la semifinale aveva restituito il Jacobs migliore: potente, sciolto, padrone della propria velocità. Poi però il copione si è ripetuto. Il motore c’era; è mancata ancora una volta la possibilità di portarlo integro fino in fondo. Oltre quella linea del traguardo, oltre i 100 metri. A 31 anni Jacobs non deve più dimostrare nulla. Tokyo gli ha consegnato un posto nella storia dello sport italiano che nessun infortunio potrà cancellare. Resta però una domanda inevitabile: quanto avrebbe potuto vincere se il suo fisico gli avesse concesso continuità? Birmingham non ha dato una risposta rendendo quella domanda ancora più dolorosa. La cosa certa è che Marcell merita ancora il livello dei migliori. Non è poco.