Landaya bis

Immigrazione, "se volete sbarcare dovete fare sesso"

Antonio Rapisarda

Non bastavano le spudorate bugie dei trafficanti di esseri umani che convincono le giovani africane incinte - sempre più spesso minorenni - a rischiare la vita nei barconi dietro l’illusione che in Italia viga lo ius soli.

A ciò si è aggiunta un’ulteriore, vergognosa, pratica: prestazioni sessuali in cambio della possibilità di raggiungere l’Europa. È questo il risvolto più inquietante di un’ampia operazione effettuata dalla Polizia di Stato di Catania che ieri, su ordine della magistratura, ha eseguito 25 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti stranieri di cittadinanza guineana e ivoriana con l’accusa di tratta di esseri umani.

 

L’operazione denominata "Landaya bis" ha stroncato un vero e proprio sodalizio criminale a carattere transnazionale, formato da più cellule operative in Africa (Libia, Guinea, Costa d’Avorio, Tunisia e Marocco), in Italia (a Genova, Torino, Asti, Cuneo e Ventimiglia) ed in Francia, dedito al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Un’associazione “specializzata” dato che, oltre agli uomini, si è dedicata con cura al traffico di donne, bambini e addirittura neonati. Ai quali, dietro lauto pagamento, ha offerto corridoi clandestini fino al raggiungimento dei diversi Paesi dell’Ue: in particolare grazie agli sconfinamenti verso la Francia.

 

 

 

Le indagini sono nate dalla vicenda di una minore straniera non accompagnata giunta nel gennaio 2021 nel porto di Augusta (in provincia di Siracusa) ma fuggita, per ben tre volte, da una struttura nel catanese con l’obiettivo di raggiungere la Francia: proprio grazie all’interessamento di uno degli indagati. I membri dell’associazione erano capaci di offrire ogni servizio: dalla fornitura di documenti falsi (anche di tipo sanitario quali falsi green pass, falsi esiti del test Covid-19 e patenti di guida) alle funzioni di cerniera per garantire le azioni per superare il confine. Ma c’è un aspetto - registrato nelle intercettazioni - che qualifica una volta per tutte la natura di questi trafficanti: oltre le squallide conversazioni sull’avvenenza e le fattezze fisiche delle migranti gestite dal sodalizio, è emerso che le donne in alcuni casi - oltre al pagamento in denaro - corrispondevano prestazioni sessuali ai criminali, anche quando viaggiavano con figli minori.

 

 

 

Anche questo, come spiegano gli inquirenti, rientrava in una prassi: quella di strumentalizzare in diversi modi la condizione di incertezza dei migranti che, desiderosi di portare a termine il proprio viaggio, venivano spesso confusi e raggirati da una falsa attenzione ai loro bisogni. “Cure” funzionali solo ad assicurarsi definitivamente l’affare ed evitare che il migrante si rivolgesse ad altri gruppi criminali. Nello schema del sodalizio non potevano non avere un ruolo anche i centri di accoglienza. Alcuni degli indagati, infatti, avrebbero approfittato del loro inserimento all'interno di strutture per migranti: da un lato accreditandosi con i richiedenti asilo per il fatto stesso di svolgere attività all’interno di queste strutture; dall’altro sfruttando tutte le informazioni disponibili circa i nuovi arrivi, le nazionalità e l’età dei potenziali “clienti”.