Roma, 3 apr. (askanews) - Dopo le dimissioni del presidente algerino Bouteflika, l'esercito - incaricato di gestire la sicurezza e la stabilità del Paese - dovrà ora affrontare "grandi sfide". Lo afferma Hasni Abidi, direttore del centro studi e ricerca sul mondo arabo e mediterraneo a Ginevra: "In sette giorni, gli algerini hanno fatto l'impossibile: liberarsi di un regime politico che era lì per rimanere. Il presidente Bouteflika voleva assolutamente morire presidente e avere diritto a un funerale presidenziale. È un risultato innegabile. Il secondo risultato è l'emergere di una nuova classe media, una società civile che vuole davvero giocare un ruolo determinante in questa fase di transizione". "Ci sono grandi sfide ora davanti all'esercito, perché non ha più un contro-potere e perché non deve solo gestire la sicurezza e la stabilità del Paese, ma anche gestire il vuoto politico e probabilmente il vuoto costituzionale lasciato dalla partenza del presidente". "Quindi la transizione è un momento di incertezza ma le figure che gestiranno la transizione possono essere proposte dalla strada, possono essere figure politiche libere dall'autorità del potere, personalità della società civile o di partiti politici che non hanno partecipato all'esercizio del potere ma l'ultima importante condizione è che le figure politiche devono arrivare dalla strada algerina, attraverso elezioni libere".



