Roma, 29 gen. (askanews) - Dopo il fallimento dei colloqui sul programma nucleare di Teheran, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe valutando l'opzione di lanciare attacchi militari di vasta portata contro l'Iran. Secondo la Cnn, tra le opzioni prese in esame dalla Casa Bianca figurano raid aerei contro dirigenti iraniani e responsabili della sicurezza, oltre a possibili attacchi contro impianti nucleari e strutture governative.
Gli iraniani hanno promesso una "risposta immediata, completa e senza precedenti", contro "l'aggressore, il cuore di Tel Aviv e tutti coloro che sostengono l'aggressore". Per il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, l'Iran è entrato nella terza fase del conflitto con Israele e Stati Uniti, dopo la guerra di 12 giorni nel giugno 2025 e le recenti proteste interne, che Teheran afferma essere sostenute da Washington e Tel Aviv.
Trump ha parlato dell'invio verso l'Iran di una "massiccia armata" e ha avvertito che, in assenza di un accordo, eventuali nuovi attacchi americani sarebbero "molto più gravi" rispetto a quelli precedenti.
Parlando davanti alla commissione degli Affari Esteri del Senato americano, il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, mercoledì ha dichiarato che l'Iran è "più debole che mai" e ha affermato di aspettarsi che le proteste alla fine riprendano, man mano che gli Stati Uniti intensificano la pressione.
"Penso che i regimi, incluso quello iraniano, abbiano imparato che quando si inizia a sparare alla testa della gente, con i cecchini, è efficace. Voglio dire, funziona, e lo hanno fatto, ed è orribile. Ed è quello che abbiamo visto. Quel regime è probabilmente più debole che mai", ha dichiarato.
Intanto i ministri degli Esteri dell'Unione Europea dovrebbero approvare l'inclusione dei Pasdaran iraniani, (o Guardiani della rivoluzione), nella lista delle sanzioni dell'Unione, trattandoli come terroristi. La capa della diplomazia Ue Kaja Kallas: "Ciò li metterà sullo stesso piano di Al-Qaeda, Hamas, Daesh", ha affermato parlando con i giornalisti prima del consiglio degli Affari esteri a Bruxelles.



