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Artemis II verso il rientro, conto alla rovescia per l'ammaraggio

di TMNews venerdì 10 aprile 2026
2' di lettura

Centro spaziale Kennedy (Florida), 10 apr. (askanews) - Dieci giorni nello spazio, il primo volo umano intorno alla Luna dai tempi di Apollo 17, un record di distanza dalla Terra già battuto. Ma per la NASA il momento decisivo arriva adesso: il rientro. Artemis II è attesa all'ammaraggio nel Pacifico, al largo di San Diego, venerdì 10 aprile alle 17:07 locali, cioè alle 2:07 di sabato 11 aprile in Italia. Dopo il recupero, gli astronauti saranno portati sulla nave USS John P. Murtha per i controlli medici.

A bordo della capsula Orion ci sono Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen. Nei giorni scorsi l'equipaggio ha sorvolato la Luna, ha raccolto dati utili per le prossime missioni e ha inviato immagini della Terra e della superficie lunare che hanno fatto il giro del mondo. Nel punto di massimo avvicinamento, Orion è passata a poco più di quattromila miglia dalla superficie lunare.

"Una delle cose più impressionanti - dice il comandante della missione Reid Wiseman - è che noi quattro abbiamo guardato la Luna per tutta la vita, e ora reagiamo a quello che vediamo dal finestrino come bambini: non riusciamo a smettere di guardarla. È straordinario. Grazie per questo privilegio".

Ma alla NASA frenano ogni trionfalismo. I dirigenti dell'agenzia ripetono che questa resta una missione di prova e che il successo si potrà dichiarare solo quando i quattro astronauti saranno fuori dalla capsula e al sicuro. Il motivo è noto: il rientro concentra i rischi maggiori. Durante Artemis I, il test senza equipaggio del 2022, lo scudo termico aveva mostrato un comportamento inatteso in fase di rientro. Per Artemis II la traiettoria è stata modificata e la NASA afferma di avere fiducia nel sistema, nei paracadute e nelle procedure di recupero.

"Parte del nostro spirito di squadra e dei nostri valori, fin dall'inizio, è stata l'idea che questa sia una staffetta - dice Christina Koch, a bordo dell'Artemis II -. Abbiamo perfino comprato dei testimoni per rappresentarla concretamente. Vogliamo consegnarli al prossimo equipaggio. Ogni singola cosa che facciamo la facciamo pensando a loro".

È questo, in fondo, il senso della missione: aprire la strada al ritorno dell'uomo sulla Luna. Adesso l'attenzione è tutta sul rientro e sull'ammaraggio.

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Tregua Usa-Iran tiene ma le petroliere restano bloccate nello Stretto

Milano, 10 apr. (askanews) - Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran tiene. Ma sullo Stretto di Hormuz le petroliere restano ferme. Dall'inizio della tregua sono passate appena due petroliere. Una era iraniana. Prima della guerra ne transitavano centoquaranta al giorno. Ora oltre duecentotrenta navi cariche di greggio aspettano all'ancora nel Golfo, senza poter uscire.

E questo succede anche se l'Iran ha perso la sua marina convenzionale sotto i colpi americani e israeliani. Ma i Pasdaran dispongono di una forza separata, il Corpo di Marina delle Guardie rivoluzionarie islamiche, costruita appositamente per questo scenario: droni, mine, barchini veloci, sottomarini tascabili. Mezzi piccoli, dispersi, difficili da neutralizzare tutti insieme. In un passaggio largo trentaquattro chilometri, incollato alla costa iraniana, bastano a bloccare il traffico mondiale senza bisogno di una flotta.

Scortare le petroliere, però, non è solo pericoloso. È un problema di numeri. Secondo gli analisti, proteggere convogli di cinque - dieci navi richiederebbe otto-dieci cacciatorpediniere per ogni transito - e riporterebbe il traffico al dieci per cento dei livelli prebellici. Gli Stati Uniti hanno circa cinquanta cacciatorpediniere operativi in tutto il mondo. Da qui la pressione di Trump su alleati e Nato per intervenire direttamente nello Stretto.

Il quadro diplomatico lo ha fotografato oggi il premier britannico Keir Starmer, di ritorno da una missione nel Golfo. "Ho parlato ieri sera con il presidente Trump e gli ho esposto il punto di vista della regione. Gli Stati del Golfo sono i vicini dell'Iran. Per questo - ha detto Starmer - se il cessate il fuoco deve reggere, e noi speriamo che regga, deve coinvolgere anche loro. Hanno posizioni molto nette sullo Stretto di Hormuz. E abbiamo trascorso gran parte della telefonata parlando del piano pratico che servirà per far tornare la navigazione attraverso lo stretto".

"Piano pratico" è una formula diplomatica. Ma implica una cosa precisa: che un piano, al momento, non esiste ancora. E attraverso Hormuz passa un quinto del petrolio mondiale.

Washington annuncia. Teheran condiziona. Il mercato aspetta. E la più grande potenza militare del mondo scopre che minacciare l'apocalisse è più semplice che tenere aperta una rotta commerciale.

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Netanyahu attacca la Spagna: "Israele non resterà in silenzio"

Milano, 10 apr. (askanews) - Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accusato la Spagna di "ostilità" nei confronti del suo Paese e ha annunciato l'esclusione di Madrid dal meccanismo internazionale di monitoraggio del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. "La Spagna ha ripetutamente scelto di schierarsi contro Israele. Chi attacca lo Stato di Israele invece di contrastare i regimi terroristici non sarà nostro partner nel plasmare il futuro della regione", ha dichiarato Netanyahu in un videomessaggio. Il premier israeliano ha accusato Madrid, con la quale Israele ha pessime relazioni, di "ipocrisia" e "ostilità", e ha annunciato l'esclusione dei rappresentanti spagnoli dal centro istituito per monitorare il cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre tra Israele e il movimento islamista palestinese Hamas a Gaza.

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Zucchero festeggia 25 anni di "Baila": "È meglio non dire addio"

Milano, 10 apr. (askanews) - È una canzone travolgente che ha fatto storia, Zucchero "Sugar" Fornaciari celebra i 25 anni della sua hit Baila con una versione rimasterizzata, disponibile in italiano, inglese e spagnolo.

"Beh, molto importante ovviamente, è arrivata in un momento che nessuno si aspettava".

Dopo un lunga gestazione Baila si è trasformata in un inno di gioia e di divertimento.

"Per due o tre anni è rimasta lì, perché non riuscivo a svilupparla, a fare la strofa, il ponte, a pensare come farla nel mio stile, perché non c'era ritmo, poi come succede spesso a me, dopo due o tre anni l'ho ritirata fuori, l'ho sentita ed è venuto improvvisamente la strofa, il ponte e tutto, e il mondo che volevo fare".

Zucchero festeggia la sua hit ma ha scelto invece di celebrare in sordina i suoi 70 anni.

"Io non sono un bravo comunicatore, lo dico, sono un po' all'antica, mi dispiace, ma è così e di conseguenza non mi piace approfittare dei momenti. I compleanni nella nostra famiglia di origine emiliana della Bassa non sono mai stati così importanti, né gli onomastici, né i santi, che Dio non me ne voglia, né i compleanni, sai, i festeggiamenti. Quindi non ho mai dato molta importanza a queste cose, sono un orso e vado avanti così".

È uno dei più grandi performer italiani, amato in tutto il mondo, negli ultimi 5 anni ha fatto 224 concerti, in 157 città di 79 nazioni in 4 continenti. Ora dopo il grande tour europeo a luglio sarà la volta degli stadi con 6 appuntamenti del "Baila (sexy thing) 25th - Under the Moonlight". Nulla sembra poterlo fermare.

"La stanchezza c'è ovviamente, ma passa, finora ha funzionato: passa nel momento che metto piede sul palco. Ti arriva una botta di adrenalina da parte del pubblico, di energia che ti ricarica subito, e dopo potrei andare avanti anche tutta la notte, è un fatto, non c'è allenamento, non ho mai fatto cose come allenarmi, fare gargarismi, i vocalizzi eccetera, vado, è quel che succede, succede".

Di appendere il microfono al chiodo non ne vuole sentire parlare, a differenza di altri artisti non pensa a un tour conclusivo.

"È meglio non dire addio, quando veramente non ce la fai più, è meglio smettere, sparire, evaporare, non c'è bisogno, secondo me, di anticipare o fare o dire. Decidi e basta, per me sarà difficile, è una decisione dura, non credo che sia facile perché è la mia vita".

Con la sua voce unica e inconfondibile, un repertorio senza tempo è capace davvero di trascinare il pubblico.

"Finché ti emozioni ancora facendo il tuo mestiere, credo che quello sia il segnalibro, per decidere se andare avanti o fermarsi".

Queste le date del tour "Baila 25th - Under the Moonlight" (prodotte da Friends & Partners): il 15 maggio al PalaUnical di Mantova la data zero sold out che anticipa il tour internazionale, poi:

4 luglio al Bluenergy Stadium - Stadio Friuli di Udine

6 luglio allo Stadio Dall'Ara di Bologna

8 luglio allo Stadio Adriatico di Pescara

11 luglio all'Arena Santa Giuliana (Umbria Jazz) di Perugia

14 luglio allo Stadio Franco Scoglio di Messina

16 luglio alle Mura Storiche (Lucca Summer Festival) di Lucca

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Parkinson, appello contro i divieti della legge 40

Milano, 10 apr. (askanews) - "Se fossi svedese oggi potrei davvero sperare in una cura". A vent'anni dalla sua approvazione, la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita continua a prevedere divieti, tra cui quello che impedisce di destinare alla ricerca gli embrioni non idonei a una gravidanza, oggi crioconservati senza possibilità di utilizzo scientifico.

Per la Giornata mondiale del Parkinson dell'11 aprile, Maurizio Fravili, 68enne affetto dalla malattia, insieme all'Associazione Luca Coscioni, chiede la rimozione del divieto, sottolineando come in altri Paesi, tra cui la Svezia, siano già in corso sperimentazioni con cellule staminali embrionali con risultati ritenuti promettenti. In Italia, invece, chi intraprendesse ricerche analoghe rischierebbe fino a sei anni di carcere e 150mila euro di multa.

"Il Parkinson è una malattia che spegne il corpo lentamente. Colpisce le cellule nervose e compromette l'autonomia, la qualità della vita e la libertà. Camminare è sempre più difficile. Ci sono giorni in cui tutto diventa faticosissimo. Ho persino paura di tenere in braccio i miei nipoti. Mentre io peggioro, la scienza nel mondo sta facendo progressi enormi. Se mi chiamassi Mauritz e fossi svedese oggi potrei davvero sperare in una cura. Ma sono italiano e chi dovesse provare a curarmi con quelle terapie rischierebbe il carcere. Quella che potrebbe diventare una cura, da noi è un crimine. A me non sembra giusto.Dobbiamo decidere se vogliamo essere il Paese che difende i divieti o quello che difende le persone. Per questo vi invito a unirvi a me nella richiesta di cancellare questo divieto assurdo, e dare una speranza di cura a chi oggi non ne ha".

L'Associazione Luca Coscioni ha promosso una petizione per chiedere al Parlamento di consentire la donazione alla ricerca degli embrioni non idonei, con l'obiettivo di superare le limitazioni della legge 40/2004 e favorire lo sviluppo di nuove terapie.

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