Roma, 5 giu. (askanews) - Una clip tratta da "La vita segreta dei giocattoli", il nuovo documentario di Alexandra D'Onofrio e Sara Zavarise, che racconta uno degli ultimi e più autorevoli artisti del giocattolo in Italia, il ravennate Roberto Papetti.
Il film viene presentato in anteprima assoluta al Biografilm Festival 2026 (il 6 giugno) alla presenza delle registe e dello stesso Papetti.
Dopo i festival, tra cui il Sole Luna Doc Festival di Palermo (ai primi di luglio), il documentario da settembre uscirà in sala e nel circuito educational.
Il film segue Roberto Papetti artista, educatore e tra gli ultimi grandi mastri giocattolai italiani in un viaggio attraverso l'Italia, da Palermo al Lido di Venezia, a Roma. In ogni tappa, realizza laboratori con bambine e bambini dove costruisce i giocattoli più rappresentativi della sua poetica: a Palermo il bestiario da cassetta da frutta, al Lido di Venezia Marina la Sirena e a Roma i Pacifici. Qui il gesto creativo diventa occasione di incontro e riflessione condivisa: costruire giocattoli significa interrogarsi sul valore del riciclo, sul rapporto con la natura, sulla pace e sulla possibilità di immaginare nuovi modi di abitare il mondo.
"La vita segreta dei giocattoli" racconta il gioco come spazio di libertà, invenzione e scoperta, affrontando temi come il riciclo, l'ecologia, la pace e il valore della manualità. Papetti negli anni Ottanta ha fondato il centro di educazione ambientale La Lucertola ed è stato punto di riferimento nazionale per la pedagogia del gioco. La sua stessa voce accompagna il film.
Nello studio-bottega di Ravenna, tra legni, oggetti raccolti e tracce di progetti passati, Roberto lavora a un'opera che si svela soltanto nel finale: L'Equilibrista, una scultura di land art che porta lungo il fiume Lamone in memoria dell'alluvione del 2023, simbolo del rapporto fragile tra uomo e natura. Parallelamente, il documentario lo segue anche in un momento cruciale del suo percorso: la preparazione della sua prima grande retrospettiva al MAR di Ravenna, che segna un riconoscimento significativo della sua ricerca artistica, in cui il lavoro di Papetti incontra per la prima volta una piena visibilità istituzionale, dopo un percorso a lungo collocato ai margini del sistema dell'arte.
Ad arricchire il racconto, le sequenze di animazione in stop-motion che danno vita ai giocattoli lontano dallo sguardo del loro creatore e dei bambini, restituendo sullo schermo quella dimensione magica e animista che attraversa tutto il film: l'idea che i giocattoli possano custodire desideri, memoria e persino sogni.



