Milano, (askanews) - "Gli abitanti del Nord e quelli del Sud che hanno lo stesso sangue, parlano la stessa lingua, hanno la stessa storia e la stessa cultura torneranno a essere un unico popolo e tutte le generazioni vivranno in prosperità". La svolta di questa giornata storica è tutta in queste parole del leader nordcoreano Kim Jong-Un dopo l'incontro, il primo in assoluto, con il presidente sudcoreano Moon Jae-in a Panmunjom a cavallo del 38esimo parallelo che divide la Corea del Nord da quella del Sud, accompagnati dalle rispettive consorti. Il risultato è stato la firma di una dichiarazione congiunta che dovrebbe portare a un accordo di pace permanente tra i due Paesi, dopo la guerra fredda durata praticamente fino a oggi dalla firma dell'armistrizio nel 1953 che pose fine alla Guerra di Corea. Un primo passo verso una nuova storia per non ripetere - come ha detto Kim Jong Un - gli "stessi errori del passato". "Oggi - ha aggiunto Mon Jae-In - abbiamo confermato che il nostro obiettivo comune è ottenere una penisola coreana senza armi nucleari, fino alla denuclearizzazione completa". In agrodolce le reazioni della comunità mondiale. Se da un lato c'è chi plaude allo storico accordo come lo stesso Donald Trump, dall'altro c'è chi mantiene una posizione di cautela, come la Nato e il premier giapponese, Shinzo Abe che chiede "azioni concrete" dalla Corea del Nord verso la denuclearizzazione totale e la soluzione degli altri problemi. Anche il premier uscente italiano Paolo Gentiloni ha parlato di giornata storica pur tra "mille incognite".



