Minneapolis, 31 gen. (askanews) - Migliaia di persone sono scese in strada a Minneapolis, Boston e altre città statunitensi per protestare contro la stretta sull'immigrazione voluta dal presidente Donald Trump. I manifestanti hanno partecipato al "National Shutdown", una mobilitazione nazionale contro le operazioni dell'agenzia federale Immigration and Customs Enforcement (ICE).
"Minneapolis sarà ricordata come la città che si è alzata in piedi per la libertà - dice Lisa Schmidt, ex consulente sanitaria -. Siamo tutti insieme, ci vogliamo bene. Sono qui perché amo la mia città, amo il mio Paese e amo i miei vicini".
"L'unica cosa che mi dà speranza - afferma Paris Fobbe, imprenditrice - è vedere come ci siamo presentati. L'aiuto reciproco che si è creato mi fa sentire che posso andare avanti. Altrimenti mi sentirei solo esausta, arrabbiata, triste".
"Vorrei credere che siamo arrivati a un punto di svolta - dice Kjell, pastore ad interim - Ma la speranza da sola non è un piano. Bisogna continuare a lavorare, continuare a muoversi, continuare a essere una comunità".
"Sono impressionata dai numeri. Fa freddo, ma noi ci siamo. Hanno scelto la città sbagliata. Vogliamo che la gente ascolti, che sappia che non siamo contenti. E vogliamo ICE fuori da qui", afferma Loren, dipendente pubblica.
"Dobbiamo abolire l'ICE. Dobbiamo riprenderci i nostri diritti costituzionali: il Primo Emendamento, il Secondo Emendamento, il Quarto Emendamento, tutti i nostri diritti. E dobbiamo arrivare all'impeachment, dall'alto in basso, finché non avremo una vera democrazia. Non so ancora che forma avrà, e credo che nessuno lo sappia davvero. Ma la stiamo aspettando. La stiamo reclamando. Ed è per questo - dice Timmy, impiegato in un circolo nautico - che siamo qui a marciare".



