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Chiuso lo stretto di Hormuz, l'impatto della guerra sui mercati

di TMNewsmartedì 3 marzo 2026
2' di lettura

Roma, 3 mar. (askanews) - Borse europee in picchiata a metà seduta, con l'ampliarsi dell'escalation militare in Medio Oriente dopo l'attacco all'Iran. Un conflitto che provoca anche rischi economici e strategici per i mercati mondiali e gli interessi energetici di molti paesi. Milano a -4,1%, tra le peggiori, come Madrid a -4,2%. Il prezzo del gas ad Amsterdam ha fatto segnare un balzo del 30%, sfiorando i 60 euro, ai massimi da oltre tre anni, e il Brent è salito di un altro 6%, portandosi sopra gli 82 dollari al barile.

Continuano a pesare i timori legati a una lunga interruzione dei traffici nello Stretto di Hormuz, da dove transitano oltre il 20% del petrolio e del gas mondiale. L'Organizzazione marittima internazionale (IMO) ha invitato le compagnie di navigazione a "evitare" la regione. Almeno cinque petroliere sono state danneggiate, due membri del personale uccisi e circa 150 navi sono rimaste bloccate attorno allo stretto considerato un corridoio strategico mondiale per l'energia: è da qui che transitano tutte le rotte commerciali verso Europa e Asia-Pacifico. Una posizione strategica ma allo stesso vulnerabile nel contesto odierno.

L'Iran ha colpito infrastrutture energetiche nel Golfo: un impianto chiave per il gas in Qatar e una delle principali

raffinerie saudite. Il Qatar, in particolare, tra i maggiori esportatori mondiali di gas naturale liquefatto, ha sospeso le forniture, provocando un'impennata nei prezzi. E già si sono visti i primi effetti del rialzo delle quotazioni petrolifere: il prezzo del gasolio è aumentato di oltre il 16%, toccando un livello raggiunto l'ultima volta a febbraio 2024, mentre la quotazione della benzina è al massimo da giugno 2025.