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Complimenti per la trasmissione

Alberto Angela, il Clooney della scienza
anti-immigrati suo malgrado

Alberto Angela, il Clooney della scienza anti-immigrati suo malgrado

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Il bell'Alberto

Angela non si scompone

 

Alberto Angela, paleontologo di pregio e icona sexy a sua insaputa, è una sorta di George Clooney della divulgazione scientifica.

Il padre Alberto mi parlava di lui, appena increspato d'orgoglio, come d’un secchionissimo dalla simpatia disarmante. Alberto, sin dalla scuola materna, essicava pipistrelli, li metteva in frigo accanto al latte pastorizzato e li sezionava invece di dedicarsi alle poppate. Con il medesimo zelo il ragazzo ha indagato nelle spedizioni per il mondo, alla ricerca dei resti fossili di dinosauri e ominidi, dalla Ande peruviane alla Tanzania, tra i Boscimani o gli autoctoni della Mongolia. Poi, accortosi di aver ereditato il leggendario eloquio felpato del padre, Alberto è entrato in tv in punta di piedi, tra un Quark un Passaggio a Nord Ovest e un Ulisse; poi ha messo su famiglia (moglie e tre figli), ha personalizzato un genere; e dalla tv non è più uscito. Ora -sarà la tagliola dei tetto dei cachet che tanti lutti portò alla Rai, sarà la sua riattizzata voglia d’avventura- ; be’, insomma,Angela jr è planato sulla bocca della cronaca per due motivi.

Il primo è l’utilizzo di un suo video di presentazione al libro Imperium -che segue il viaggio di un moneta tra gli antichi romani- in uno spot virale anti/immigrazione. A sua insaputa. Sicchè mentre, davanti alla telecamera, Angela spiega che «i greci inventarono il gesto volgare del dito medio» o che «i barbari erano persone del terzo mondo che volevano entrare nel primo, cioè quello romano», un gruppo di simpatici destrorsi sovranisti, su Facebook, sovrappone la sua faccia a quella del presidente dell'eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, o a quella di Monti o di Alfano. Quando Alberto illustra i muri che delimitavano i confini dell’impero, i sovranisti evocano Trump e le sue barriere messicane. Quando Alberto accenna al diritto di cittadinanza, i sovranisti mostrano quanto destinata al fallimento possa essere «la società multietnica». Insomma, come utilizzare Mickey Mouse per far pubblicità a un ratticida. Seccante. Il nostro Clooney, da fuori, non ha fatto un plissè; ma, da dentro, si intravvede lo scintillio di chi vorrebbe sostituire i pipistrelli essiccati con delle testine di vitello. E questa è la prima notizia che riguarda Alberto..

La seconda è che probabilmente passerà a Sky o Discovery. Meno onore ma più grana. E sarà la cattiva notizia che cercherò di metabolizzare fino al prossimo documentario...

 

 

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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