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Il confronto Trump-Putin

Sanzioni, diplomatici espulsi e crisi siriana: tra Usa e Russia rapporti mai così tesi nel dopoguerra

7 Aprile 2018

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Sanzioni, diplomatici espulsi e crisi siriana: tra Usa e Russia rapporti mai così tesi nel dopoguerra

L’amministrazione Trump ha imposto nuove sanzioni alla Russia, non allo Stato ma ad una cerchia di imprese e di oligarchi e amici di Putin, compreso il genero Kirill Shamalov, un executive del settore energetico che aveva sposato Katerina Tikhonova, figlia del presidente russo. Di fatto persone e enti colpiti dalle sanzioni vengono esclusi dal sistema finanziario internazionale sotto controllo americano, con restrizioni ai loro conti bancari e ai loro fisici spostamenti internazionali. Nel gruppo degli individui sanzionati personalmente, che comprende sette miliardari e 17 top manager governativi, le figure piu’ rilevanti oltre al genero sono Suleiman Kerimov, finanziere molto vicino a Putin; Vladimir Bogdanov, top executive della compagnia petrolifera russa Surgutneftegaz; Igor Rotenberg, un altro manager petrolifero; Andrei Skoch, membro della Duma, il parlamento della Federazione Russa; Viktor Vekselberg, chairman del Renova Group, azienda russa d’investimenti; Oleg V. Deripaska, oligarca che in passato aveva avuto rapporti con Paul Manafort quando era in affari in Ukraina, molti anni prima che Manafort diventasse manager per qualche mese della campagna di Trump nel 2016. Tra le 12 aziende che sono state sanzionate insieme agli individui citati c’e’ la United Co. Rusal PLC, uno dei maggiori produttori di alluminio nel mondo, con una quota di produzione pari al 7% di quella globale.

Le motivazioni per le sanzioni sono state illustrate in un comunicato del ministro del Tesoro USA Steven Mnuchin: “Il governo russo e’ impegnato in una varieta’ di attivita’ maligne in giro per il mondo, compreso il continuare a occupare la Crimea e a istigare la violenza nella Ukraina orientale, il rifornimento al regime di Assad in Siria di materiali e di armi mentre il regime bombarda i suoi stessi cittadini, il tentativo di sovvertire le democrazie occidentali, e maliziose attivita’ cibernetiche. Il governo russo opera per dare sproporzionati benefici a oligarchi e elite dell’amministrazione. Ricchi oligarchi ed elites che approfittano di questo sistema corrotto non saranno piu’ al riparo dalle conseguenze delle attivita’ destabilizzanti del loro governo”.

Le sanzioni di oggi cadono in un momento di estrema tensione tra Washington e Mosca: la settimana scorsa Trump aveva espulso 60 diplomatici russi, partecipando alla punizione concordata dell’Occidente alla Russia che aveva fatto seguito all’avvelenamento della ex spia russa a Londra. La premier inglese Theresa May aveva accusato il Cremlino di aver usato un’arma chimica sul suolo europeo per tentare di uccidere una sua ex spia, per la prima volta dalla creazione della Nato. La reazione di decine di governi occidentali e’ stata simultanea, con la cacciata di oltre un centinaio di diplomatici russi. Mosca ha reagito per le rime, espellendo un numero corrispondente di personale dalle ambasciate e dai consolati dei paesi solidali con Londra e con Washington. La crisi e’ in stallo.

Definire intricata la attuale situazione dei rapporti di Trump con Putin e’ un eufemismo. Trump ha telefonato a Putin per congratularsi per la sua vittoria la settimana scorsa, e ha avanzato l’invito a un incontro, possibilmente alla Casa Bianca, in data da destinarsi. In Siria, dove USA e Russia hanno avuto momenti di intesa mesi fa nella lotta all’ISIS, i jet di Trump hanno bombardato una base militare di Assad, di cui Putin e’ dichiarato protettore, e le forze americane hanno di recente ammazzato un centinaio di mercenari russi.

D’altra parte, in patria, da quasi due anni il presidente degli Stati Uniti e’ sotto inchiesta del Congresso e del procuratore speciale Robert Mueller per il cosiddetto Russiagate, l’ipotesi di una ‘collusione’ tra la campagna di Donald e Mosca. Nulla e’ emerso dalle indagini, ma il Washington Post ha anticipato che sta per uscire il primo rapporto di Mueller che avrebbe come oggetto la “ostruzione di giustizia”. L’assurdo e’ che la ‘collusione’ di per se’ non e’ un crimine, ma Trump, senza alcun indizio di aver mai commesso questo “non crimine”, potrebbe essere accusato di aver “ostruito la giustizia” per nasconderlo, quando ha licenziato il direttore dell’FBI James Comey. E questa sarebbe una seconda assurdita’, perche’ e’ ovviamente legittimo che un presidente rimuova ministri e direttori delle agenzie di governo, dall’FBI alla Cia, a suo libero arbitrio, essendo lui il titolare del potere esecutivo. E in quanto tale e’ responsabile politicamente, cioe’ di fronte all’elettorato, delle decisioni prese sui manager della sua amministrazione.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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