Cerca

Comunismo in America?

Donald Trump, la sua arma in più a novembre 2018 e 2010: la deriva socialista dei Dem

6 Luglio 2018

0
Donald Trump, la sua arma in più a novembre 2018 e 2010: la deriva socialista dei Dem

Una dozzina di militanti del Gruppo anti Trump “Insorgi e Resisti” hanno occupato il parco davanti alla Statua della Liberta’, e una di loro, una donna di 44 anni di origini africane, ha scalato il monumento. Due agenti hanno impiegato 3 ore per farla scendere, dopo che tutta l’area era stata evacuata. Il cartello esposto dai dimostranti diceva “Abolire l’ICE”, che e’ l’agenzia di governo che gestisce l’immigrazione e le leggi che la regolano. Come dire: abolite i confini, cioe’ lo Stato. Ma lo slogan non l’hanno inventato questi facinorosi ultra anti Trump.

A lanciarlo era stata giorni fa una giovane ispanica del gruppo DSA , Democratici Socialisti d’America, Alexandria Ocasio-Cortez (AOC), 28 anni, intervistata dopo aver vinto le primarie DEM di un distretto di New York battendo un deputato da 20 anni in Congresso, Joe Crowley. In un Tweet, il programma dei DSA e’ cosi’ sintetizzato: “Abolire il profitto, abolire le prigioni, abolire i salvataggi delle banche, abolire i confini, abolire l’ICE”. AOC, tesserata DSA che ha avuto subito i complimenti di Bernie Sanders, e’ diventata una eroina. E del suo slogan, che chiede di fatto il via libera in America di tutti i clandestini, si sono impadroniti senatori e deputati DEM. Persino un paio di senatrici che sono in corsa per le presidenziali del 2020, Kirsten Gillibrand di New York e Kamala Harris della California, sono gia’ salite sul carro degli SDA, convinte che il vento per vincere le primarie tra un anno venga dall’est, dal socialismo. Vedrete che altri politici DEM si allineeranno presto.

Prima della degenerazione della linea politica avevamo assistito a volgari e pericolose azioni ‘dimostrative’: una padrona di ristorante in Virginia aveva cacciato dal locale la portavoce di Trump, e la ministra della Sicurezza Nazionale era stata vittima di assalti verbali all’uscita da un locale. A quel punto, una deputata nera DEM californiana, Maxine Waters, ha fatto dei due esempi di violenza personale di strada una linea di comportamento da diffondere nel paese. In un comizio la Waters ha detto ai suoi fans: se vedete collaboratori di Trump in un negozio, alla pompa di benzina, in un bar chiamate rinforzi e create una folla che protesti li’, in diretta, contro di loro perche’ lavorano per Trump.

Da dove cominciare per cercare di spiegare la drammatica deriva verso sinistra del partito Democratico USA? Da Trump. E’ tutto merito suo, visto che l’estremismo fa paura alla maggioranza degli americani e quindi il GOP e lo stesso presidente avranno un’arma insperata a novembre 2018, e a novembre 2020. Continuando a governare, e bene, malgrado i sogni di impeachment e di estromissione giuridica dalla Casa Bianca, Trump ha fatto uscire di senno i militanti liberal piu’ fragili, ma ha anche spinto una parte crescente dello stesso establishment del partito DEM a formulare idee, per essere assai teneri, fuori dal mainstream. E poi il matto doveva essere lui!

La stringa di successi in economia seguiti alla vittoria in Congresso nella battaglia dei tagli fiscali ha fatto bene al paese ma male al morale dei DEM. E poi c’e’ la lista di incursioni “reaganiane” in politica estera, di segno diametralmente opposto alla linea perdente di Obama, che hanno lasciato il segno: la distruzione militare dell’ISIS, l’apertura della ambasciata americana a Gerusalemme, gli addii agli accordi di Parigi sul clima e con Teheran sul nucleare, lo storico meeting con il nordcoreano Kim che ha firmato – per ora e’ solo sulla carta ma il braccio di ferro continua– lo smantellamento del suo piano atomico. E poi Trump ha vinto 4 a 0 alla Corte Suprema. Ha nominato un conservatore un anno fa, Neil Gorsuch, e si accinge a fare il bis con un altro giurista ‘costituzionalista’ per il posto lasciato vacante da Anthony Kennedy. Inutile addolcire la pillola, i DEM sanno la verita’: dimettendosi ora, l’ottantunenne giudice “ballerino” ha scelto di dare a Trump l’onere, e l’onore, di nominare il suo secondo giudice in meno di due anni, modellando il futuro della Corte Suprema, per qualche decennio, in senso conservatore. Il terzo e il quarto gol - giudiziari - sono stati i due verdetti della settimana scorsa: il primo che ha dato ragione a Trump sul bando ai paesi islamici, affermando che ha sempre avuto ragione nel rivendicare il potere presidenziale di decidere chi puo’ entrare o no negli USA; e il secondo che ha dato torto ai sindacati pubblici che imponevano ai lavoratori non iscritti di finanziare le loro campagne politiche filodemocratiche, anche se non erano d'accordo..

A tutto quanto fin qui esposto, il governo Trump ha aggiunto la tolleranza zero ai confini con il Messico. La decisione del ministro della Giustizia Jeff Sessions di seguire alla lettera una normativa precedente, in vigore da molti anni e tesa a evitare di finire in galera ai figli minori dei clandestini presi alla frontiera mentre violavano la legge USA sulla immigrazione, ha portato alla famosa e controversa vicenda dei piccoli separati dai genitori. Trump, dopo qualche giorno di roventi polemiche dei suoi avversari, ma anche dei suoi alleati del GOP a partire dalla moglie Melania, ha emesso un ordine esecutivo per ricongiungere subito le famiglie che erano state separate, e vietare futuri smembramenti. Ma i media e i DEM non volevano perdere un argomento contro Trump tanto ricco di emotivita’ e cosi’ continua l’assalto delle accuse di “nazismo” alla sua amministrazione.

I paragoni dei luoghi texani di detenzione provvisoria dei bambini fuggiti dal centro America (nutriti, accuditi, e ai quali, secondo la legge, era stato evitato dalle guardie di frontiera USA di dormire nelle celle con la mamma) con Auschwitz e Dachau sono una aberrazione, ovviamente per chi ha rispetto per la Storia, e per la semplice ragione. Ma lo continuano a fare, sia i media sia i DEM, anche se sono in smaccata malafede. E la prova e’ che, come avevo riportato in un articolo su Libero di due settimane fa, esiste una ricca documentazione fotografica sui centri di raccolta e di detenzione dei minori figli di clandestini gestiti da Obama nel 2014. Prima di Trump, e come Trump.

Negli USA non ho visto alcun serio risalto dato a queste notizie, perche’ la censura idelogica dei giornalisti di sinistra funziona, a pieno ritmo. Del resto, e’ la ragione del successo di Trump tra i suoi sostenitori quando twitta denunciando le “Fake News”.

Ripropongo allora qui, per dare visibilita’ ad una verita’ politicamente scorretta, uno stralcio del mio articolo pubblicato su Libero cartaceo in giugno.

<I bambini e le bambine detenuti in “celle giovanili”. Sdraiati in gabbie, dietro reti metalliche. O che dormono allineati sotto i lavandini in cessi trasformati in dormitori. O che, a dozzine, sono raccolti in un salone, davanti ad un funzionario dell’immigrazione seduto alla scrivania con il computer, che sta per registrarli. O che giacciono in terra, sul pavimento di un capannone, avvolti in fogli grigi di alluminio. O che, in tante altre situazioni, sono stretti l’uno accanto all’altro sotto coperte bianche con il marchio rosso della American Red Cross, la Croce Rossa USA.

Sono le immagini pietose, commoventi e drammatiche, dell’emergenza umanitaria che l’America deve fronteggiare quando i suoi confini sono presi d’assalto da migliaia di famiglie di clandestini che passano il confine per lasciare l’inferno alle loro spalle. I paesi impoveriti e degradati del Centro America, Honduras San Salvador e Guatemala, hanno citta’ ai vertici delle classifiche mondiali della criminalita’ e gli USA appaiono un miraggio a tanti poveretti che non si arrendono a consegnare se stessi, e i propri figli, ad un futuro di disperazione. E’ meglio il purgatorio di detenzioni provvisorie e di disagi a stelle e strisce che non la certezza della miseria.

Queste fotografie non sono state rubate da giornalisti investigativi alla caccia di scoop per documentare drammi umani, e inchiodare il presidente che ne e’ l’ultimo responsabile. Sono immagini forti frutto del lavoro di un pool di fotografi ufficiali (John Moore/Getty Images; REUTERS/Eric Gay/Pool; Ross D. Franklin-Pool/Getty Images) invitati dal governo USA ad un tour delle sedi in cui sono stati raccolti i minorenni, staccati dalle mamme e dai papa’ arrestati dall’ICE (l’agenzia per il controllo della immigrazione) mentre attraversavano il confine di nascosto, illegittimamente. Il contenuto si commenta da solo, ma lo scoop, sbattuto in prima pagina dal Daily Caller e rilanciato oggi dal Drudge Report

( http://dailycaller.com/2018/06/19/photos-obama-immigration-detention-facilities ) e’ che sono foto prese a Brownsville, Texas, e Nogales, Arizona, nel 2014, quindi sei anni dopo che Obama era entrato nella Casa Bianca e due anni prima dell’avvento di Trump. Sotto Obama sono stati presi dalle autorita’ 500mila clandestini, con i relativi casi di smembramenti di nuclei familiari”>.

di Glauco Maggi

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

media