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"La malattia scaccia ladri"

Se il papà (malintenzionato) ha paura della scarlattina

Simona Bertuzzi

Simona Bertuzzi

Cronista, ho sempre pensato ai figli come un ingombrante accessorio della vita adulta. Poi ho conosciuto Viola e mi sono innamorata. Amo viola, le gerbere, il mio lavoro, le mamme in bilico e i papà pasticcioni. Odio le "dolci attese", "l'orologio biologico" e "i corsi preparto". Questo blog racconterà storie, attimi e follie delle famiglie di oggi. Ma non sarà un blog per mamme perché non si dica "cazzo non si parla mai dei papà...".
"La malattia scaccia ladri"

Non ho mai pensato che la scarlattina di mia figlia potesse salvarmi da una truffa o anche peggio. E anche quando è successo ho faticato a mettere insieme il puzzle e a tirare le somme. Vi racconto come è andata. Esco dal lavoro che sono le dieci e mezza circa. Solita strada. Circonvallazione esterna di Milano fino a una rotonda, sulla sinistra,  che conduce dritti alla Bocconi di Milano. C’è un semaforo sulla rotonda, sulla destra mi si affianca una macchina. Non ci bado perché sto parlando al telefono con mia sorella. Scatta il verde e ingrano la prima, sento un leggere toc, che sarà stato? un’auto dietro di me comincia a farmi i fari. Accosto lungo un viale – quello dell’università  – che più buio e isolato non potrebbe essere, scendo e un tizio sulla quarantina comincia a dirmi che gli ho rovinato la macchina, che lo specchietto gliel’ho incrinato e “guarda bene, è rimasto il segno della mia vernice sulla tua fiancata”. Non sono alla ricerca di scuse banali ma gliele do mio malgrado. “Mi spiace, ero al telefono che parlavo di mia figlia, e lei sta male, ero distratta, ti lascio il telefono e domani facciamo tutte le pratiche”. Lui risale in auto, al posto del passeggero c’è un bimbetto sui sei sette anni, sul sedile posteriore una donna. “Ma lo sai quanti punti ti costa di assicurazione una stronzata del genere?” “Lo so ma non posso farci nulla - gli dico - tanto è un periodo sfigato”. “Se vuoi ci mettiamo d’accordo, mi dai cento euro e morta lì. Tanto sono di Mantova, ora che le assicurazioni fanno tutto passa troppo tempo”. “Ma non li ho cento euro nel portafoglio, devo prelevare”. “Beh che ci metti? La banca è qua dietro, ti seguo, mi dai i soldi e amici come prima”. Salgo in macchina e rifaccio la strada da cui sono venuta. Intanto penso “speriamo non sia uno stronzo che mi vuole portare via soldi e portafoglio”.. Accosto a cinquanta metri dalla banca, lui dietro, scende è preoccupato e ben attento a non varcare la distanza di sicurezza da me: “Che malattia ha tua figlia?”. “La scarlattina”, gli rispondo distratta. “E che cos’è?” “Una malattia virale che prende i bambini”. Ha uno sguardo allucinato, un misto tra la paura  e il gradino successivo, il panico. Mentre vado a prelevare lo vedo che rientra in tutta fretta in auto. Prelevo i soldi, è sempre più buio, chi cazzo me l’ha fatto fare di non dargli i miei numeri e banalmente andarmene?, e se mi ha seguito? se  mi punta qualcosa alla schiena? se mi ruba tutti i soldi che può e pure la carta di credito?. Torno alla macchina. Ma il tizio è sparito. Puff, volatilizzato. Solo dopo qualche ora mi accorgo  che non è un brav’uomo che ha avuto pena di me. Ma forse un papà che temeva la terribile scarlattina di mia figlia. E ha rinunciato al colpo per paura del contagio….

 

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Commenti all'articolo

  • giuseppenait

    07 Maggio 2012 - 11:11

    buon per te,ma ora mi auguro che la bimba(cosa veramente importante)stia bene e che non si sia grattata le crosticine

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