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Ecco i paradisi dove fuggire e vivere (bene) con una pensione da 1.000 euro

Sempre più anziani si trasferiscono all'estero e non è roba da privilegiati. Dalla Thailandia al Kenya, si può campare dignitosamente senza avere una fortuna

Ecco i paradisi dove fuggire e vivere (bene) con una pensione da 1.000 euro
La benzina costa oltre la metà, il cibo è buono e si paga meno che al mercato, i ristoranti sono un'occasione e la sicurezza non è un problema: il giro del mondo delle località più convenienti

Scappare in un paradiso terrestre e vivere felici, da pensionati. Non è roba da ricchi o da privilegiati, anzi l'opposto. Si può vivere (bene) in Kenya o Thailandia, Brasile o Capo Verde spendendo 1.000 euro o poco più al mese. Praticamente, i soldi incassati dall'Inps. Gli italiani all'estero che ogni anno ricevono la loro previdenza sono 400mila. Di questi molti sono con doppia cittadinanza e assenti dallo Stivale da anni. Ma molti hanno seguito la strada della "fuga", che non è solo fiscale ma una scelta di (qualità della) vita. Lo rivela un'inchiesta dell'ultimo numero del settimanale Panorama: secondo il sito specializzato voglioviverecosi.com, le richieste nell'ultimo anno sono aumentate del 40%, sintomo che in Italia la crisi picchia duro e che potendo è meglio andarsene. 

La testimonianza - Potendo, appunto. In realtà non si deve essere ricchi per prendere baracca e burattini e trasferirsi oltre Oceano, o semplicemente oltre Mediterraneo. C'è chi, come l'ex dipendente pubblico Ciro Fantini, 70 anni, dice di campare benissimo con una pensione media, da 1.000 euro, in Tunisia: facile, paga il 25% di tasse sul 20% del reddito, un'inezia rispetto a quanto accade da noi. "Questo - spiega - mi permette di recuperare una parte consistente della mia pensione. Sono andato da un cardiologo privato e ho pagato 50 dinari, 25 euro". 

Perché scappare - Qualità della vita (benzina che costa la metà e oltre rispetto all'Italia), clima (magari il trasferimento è temporaneo, si vive ai Tropici soltanto nei mesi invernali), cibo (mangiare al ristorante con meno di 5 euro, fare la spesa come nel più conveniente mercato rionale), soprattutto poche tasse e costi del mattone in caduta libera (a differenza della maggior parte delle città italiane) Panorama stila una lista di località da scegliere perché convenienti e sicure, sotto vari punti di vista.

Dove scappare: l'Asia - La Thailandia, innanzitutto: per avere il visto da pensionati basta dimostrare di avere un'entrata fissa mensile e un deposito nel Paese asiatico di 800mila baht (20mila euro) per almeno 3 mesi. Si pagano le tasse solo in Italia, la vita costa poco e Bangkok e Phuket, le due principali città, sono piuttosto sicure. Situazione simile nella vicina Indonesia: a Bali occorre dimostrare di avere oltre 55 anni, dichiarare di non voler lavorare e avere un'assicurazione sanitaria.

Dove scappare: l'America - Spostandosi nel continente americano, ecco la Repubblica Dominicana: residenza definitiva in soli 45 giorni (con pensioni o rendite di 1.500 dollari mensili, 1.150 euro) con esenzione del 50% su imposte immobiliari e tasse automobilistiche. In Costa Rica occorre invece un reddito mensile di 1.000 dollari (poco più di 700 euro) da depositare su un conto corrente costaricano. Il Brasile offre molte possibilità, ma più rischi: la soglia minima di pensione è stata recentemente innalzata a 6mila reis al mese (2.300 euro) e soprattutto si tratta di uno dei Paesi più violenti al mondo, con tassi di omicidi in aumento. 

Dove scappare: l'Africa - Per chi ha voglia di restare più vicino all'Italia, le alternative non mancano. Le Canarie, spagnole, sono isole sotto l'egida dell'Unione europea ma con agevolazioni fiscali. Unico inghippo: per ricevere la pensione italiana lì, occorre risiedervi per almeno 183 giorni. In Tunisia, a un paio d'ore di volo da qua, ottenere il visto è facile: dopo quello provvisorio di 3 mesi, basta fare richiesta per quello definitivo dimostrando di avere un reddito certo e adatto alla sopravvivenza. Una convenzione evita la doppia imposizione, ma c'è il neo-sicurezza: la Primavera araba sta un po' appassendo. In Kenya, da Malindi a Mombasa, per avere la residenza occorre avere una pensione e una casa di proprietà o in affitto, mentre a Capo Verde occorre dimostrare di avere una rendita cumulativa di 130mila scudi (1.000 euro) e avere sufficiente denaro per pagare le spese mediche. Anche qui, come nel resto di questi Paradisi, non si vedono Professori all'orizzonte.

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Commenti all'articolo

  • antarf

    17 September 2013 - 23:11

    Vado spesso in Marocco e vorrei portare la mia auto e lasciarla lì per averla ogni volta che ci ritorno. Sapete che ciò non è possibile? Si, non è consentito, se entro in Marocco con la vettura viene registrato sul passaporto e quando esco da quel paese, se non esce anche la vettura le devo sdoganare con costi impossibili. E non vi dico se voglio permanere lì per più di sei mesi.....Manco stessi andando a New York.

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  • routier

    13 June 2013 - 09:09

    Noto che ogni Paese nominato nell'articolo pone come "condicio sine qua non" la presenza di un reddito minimo atto a garantire il vivere dignitoso degli ospiti. ANCHE IN ITALIA ??? (vedi: extracomunitari, clandestini, rom, pseudo rifugiati politici ed ogni risma di individui dal profilo economico tutto da valutare ma afflitti da fame certa.)

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  • maledizione

    12 June 2013 - 18:06

    Noi ora progettiamo di andarcene, mentre con la storia dei ricongiungimenti familiari ci sono in Italia, migliaia di vecchi-e che si prendono la minima a sbafo, ed ovviamente per lo più se ne tornano al paesello oltremare a vivere bene alla faccia nostra!!!Tanto l'INPS loro non li controlla!!

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  • il leghista monzese

    12 June 2013 - 16:04

    Solo che c'è un problema che ho gia avuto modo di segnalare ed è il seguente. Se si prende la residenza in uno di questi paesi, cosa che ovviamente si rende necessaria per fruire degli sconti fiscali, ci si deve obbligatoriamente (per la legge Italiana) iscrivere all'AIRE (anagrafe Italiani residenti estero) e l'iscrizione all'AIRE comporta AUTOMATICAMENTE lo spostamento del domicilio fiscale a ROMA! Ovvero tutti i pensionati iscritti all'AIRE vengono domiciliati (per legge) a Roma e quindi pagano (SI VEDONO TRATTENERE ) dall'INPS le addizionali Regionale e comunale di Roma e del Lazio (che sono le piu alte d'Italia) ma oltre il danno segue poi la beffa, che di conseguenza la UUSSL della regione di appartenenza non ricevendo piu le addizionali (che vanno al Lazio) cancella la tessera dell'assistenza sanitaria del soggetto. Quindi si continua a pagare anzi si paga di piu, per non avere piu diritto alle prestazioni sanitarie! Questa è una "BATTAGLIA" che sto facendo da anni. Saludos

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