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Fisco azzeccagarbugli

Il redditometro è sbagliato:
il software non funziona

Anche Befera sorpreso dalle prime simulazioni: spendere la stessa cifra in gioielli o in viaggi di piacere dà risultati opposti. Uno strumento da buttare...

Attilio Befera

Attilio Befera

di Fosca Bincher

Qualche dubbio è venuto perfino allo staff del direttore dell’Agenzia delle Entrate. Prima di arrivare alla presentazione del Redditest infatti lo stesso Attilio Befera si era raccomandato ai tecnici di non compiere più tutti gli errori del passato. Nel vecchio redditometro i coefficienti di moltiplicazione delle varie spese erano spesso bislacchi, e in non pochi casi contenevano una valutazione etica della spesa che non ha nulla a che fare con un fisco moderno. Qualche miglioramento c’è stato, ma dopo avere letto le prime simulazioni fatte dalla stampa specializzata e non, qualche dubbio su come fosse stato costruito quel software è venuto anche a Befera e ai suoi principali collaboratori. Vedere che a parità di perimetro e dati immessi nel sistema, il semplice spostamento della stessa cifra da una voce di spesa all’altra faceva cambiare il giudizio finale del Redditest, ha sorpreso. Il fatto è che il software è complesso, e calcola in sé dati che non sono visibili, ma che sono stati inseriti dai tecnici dell’Agenzia delle Entrate. Il contribuente pensa di mettere una cifra spesa in quel settore, e che tutto finisca lì. Invece automaticamente il redditest elabora quel dato e con la funzione di regressione lo inquadra secondo logiche pre-stabilite. 

Ad esempio ieri qualcuno ha provato a inserire la stessa cifra di spesa in due voci diverse: l’acquisto di gioielli e i viaggi di piacere. La cifra non era in sé elevatissima - 8.000 euro - eppure nel caso dei gioielli è risultata spesa ammessa, dando come giudizio finale il semaforo verde della coerenza. Se si spostano quegli 8 mila euro dalla spesa per gioielli a quella dei viaggi scatta subito il semaforo rosso, e il contribuente risulta «incoerente». Perché? Se lo è chiesto anche lo staff di Befera. Ottenendo come risposta dagli ideatori del software che «il gioiello è valorizzato dalla funzione di regressione come bene a utilità pluriennale, mentre un viaggio è considerato dalla regressione come spesa corrente». Il gioiello è considerato dunque un investimento che resterà negli anni e in teoria potrebbe anche apprezzarsi. In ogni caso è patrimonio rivendibile, quindi è giustificato il suo acquisto perfino se supera insieme alle altre spese le entrate dichiarate: ci si può indebitare per un rubino, è una spesa oculata. Il viaggio di piacere no, è solo un modo di buttare via i soldi. Tecnicamente la considerazione degli ideatori del software non è sbagliata, anche se non si capisce perché l’acquisto di gioielli è inserito fra le spese voluttuarie e non nel capitolo - più opportuno - degli investimenti mobiliari. Come un’azione quotata, un’obbligazione o un titolo di Stato,  il diamante o un anello d’oro può certamente essere rivenduto, può apprezzarsi, ma può anche perdere valore.

Bisognerebbe entrare nella testa dei tecnici della Agenzia delle Entrate, per conoscere la correttezza dei criteri adottati. Il Redditest fa molte domande puntuali, anche dettagliate. Ma ha nascoste decine di considerazioni che interpretano la risposta secondo logiche solo loro. Ad esempio vengono chieste le proprietà immobiliari, per cui bisogna indicare luogo e categoria catastale. Poi viene chiesto nel dettaglio cosa si spende per quelle proprietà: mutui, ristrutturazioni, investimenti, principali bollette. Uno inserisce tutto e a lui i calcoli risultano corretti: questo ho speso, questo avevo e non sono finito in rosso, quindi tutto corretto. Eppure il Redditest ti boccia lo stesso. Perché? Perché non si fida dei dati che inserisce il contribuente. Lui ha già la risposta in testa su cosa deve costare la manutenzione globale della villetta al mare. Tu scrivi le spese che davvero sostieni, indicando al esempio 15 mila euro l’anno. Lui ha in testa che invece quella villetta costa di manutenzione 40 mila euro l’anno, e non c’è verso di convincerlo del contrario: si accende semaforo rosso, giudizio di incoerenza e si rischia quindi accertamento dell’Agenzia delle Entrate. Lo strumento è diabolico, e rischia di trasformarsi nella nuova tortura dei contribuenti. Chiamati a difendersi a ripetizione anche se non hanno fatto nulla.

Qualche dubbio tecnico sta sorgendo fra gli esperti anche sull’anonimato del giochino. Vero che il software è costituito di file java che in teoria dovrebbero operare fuori line sulla scrivania del computer, e quindi lì restare. Ma come spiega la stessa Agenzia c’è un collegamento informatico con gli ideatori del software, tanto vero che quando si lancia va a cercare eventuali versioni aggiornate per usare quelle. È  tutto da dimostrare che non  vengano inviati anche i dati compilati dal contribuente, magari per gioco. L’unica certezza è che il Redditest non è obbligatorio: la cosa migliore è proprio non farlo.

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Commenti all'articolo

  • FRAGO

    01 Dicembre 2012 - 11:11

    LEGGENDO gli altri post posso dichiarare che i LOR SIGNORI , Befera e Grilli, sono bugiardi, giusta è la richiesta di sapere quanto è costato il tutto, se non lo dicono è che si vergognano, NOI che paghiamo dobbiamo sapere! E’ un nostro diritto e un loro dovere! Ho chiesto spiegazioni, premesso che loro non considerano interpello le nostre domande, e quindi non hanno nessuna responsabilità nelle risposte, che ca..o rispondete a fare?, la prossima volta mi rivolgo allo spazzino, sicuramente è più serio, candidamente mi dicono che deve essere sistemato. Caro ministro Grilli perché autorizza l’immissione in rete di cose sbagliate? Quanto ci è costato questo scherzo? Non è una domanda difficile per il Ministro dell'Economia, se non lo sa non è un buon ministro, e lo sa e non lo dice è un pessimo ministro che tradisce il suo mandato.

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  • FRAGO

    01 Dicembre 2012 - 11:11

    A Befera e il ministro dell'economia che ha firmato per il redditest, buf...i! Befera si dovrebbe opporre a emettere cartelle in base al redditest, ma non lo fa, il ministro è .... , non so che termine usare, che ha autorizzato il redditest, è sbagliato! si passa dal congruo al non congruo per la differenza di pochi euro o un 1% di possesso di un bene. Che c... ci sta a fare li! Non controlla quello che firma e fanno i suoi dipendenti da noi stipendiati? Con il redditest c'è l'inversione della prova, tu sei evasore! : dimostra che non lo sei? Una mostruosità giuridica. Ma non è uscito nessun opuscolo che spiega a noi sudditi paganti come si fa a dimostrare che non si è lavorato abbastanza. Che parenti e amici ci hanno aiutato. La testimonianza di chi ci ha aiutato non vale. Noi e loro siamo evasori per definizione quindi dobbiamo pagare. Gradirei avere una risposta sia da Befera che dal ministro. Sicuramente dall'alto della loro alterigia, non risponderanno.

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  • opps61

    29 Novembre 2012 - 16:04

    da quanto leggo mi pare di capire che se spendo 100 euro per mangiare è gravissimo....beni di consumo quindi sono ricco, poverllo è chi quei mille euro li ha spesi per comprare un gioiello, un quadro o un arazzo, bè quelli sono investimenti e poi ditemi, chi è quel buon padre di famiglia che non pensa al futuro e alla sua vecchiaia saltando i pasti per potersi comprare un bello smeraldo? E che dire della casa? lo sa bene befera con lo stipendio che prende lui quanto costa una ristrutturazione, ma non credo abbia mai preso secchio pennello e si sia ritinteggiato la casa da solo per risparmiare e riuscire a non doversela vendere per campare! E se uno ha comprato una casa grande in tempi in cui stava meglio? casa grande = grandi spese quindi oggi o se la vende per una più piccola, la differenza la spende in notai e passaggi vari oppure magari chiama una impresa di demolizione che gli tira giù una o due stanze! La verità è solo che tutti questi scaldasedie meriterebbero solo un bel vaffa!

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  • lobadini

    24 Novembre 2012 - 08:08

    Questo cane da guardia del regime ormai morto deve essere processato per crimini contro l'umanita'

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