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Come sarà la casa del futuro: mutante, collettiva, ricongiunta e device

Come sarà la casa del futuro: mutante, collettiva, ricongiunta e device

Per definizione, il futuro ci è sconosciuto. Quello che possiamo fare per immaginarlo è provare a cogliere alcuni segnali nel presente, che aprano uno spiraglio sulla visione di ciò che sarà.

Questo ragionamento è valido per ogni argomento, quindi anche e soprattutto per la casa, tema fondamentale per ognuno di noi: per questo Leroy Merlin insieme a Doxa ha realizzato, nell’ambito dell’Osservatorio sulla Casa, una ricerca che provasse a delineare la percezione degli italiani rispetto alla casa di domani.

Mentre le persone comuni hanno raccontato ciò che si aspettano dal domani, Leroy Merlin e Doxa hanno posto le stesse domande ad alcuni thought leader di settore, in grado di avere una visione più ampia: da architetti a esperti di smart cities, tutti familiari con il tema casa, per capire dove (e soprattutto come) andremo ad abitare un giorno.

Per comodità di sintesi, abbiamo individuato quattro filoni in particolare che acquisiranno sempre più importanza, man mano che andremo avanti nel tempo. Ad ognuno di loro è dedicato un paragrafo, in cui viene delineato un ipotetico quadro di ciò che ci attende.

La Casa mutante

La prima caratteristica della casa del futuro, che emerge dalla ricerca, riguarda la flessibilità, la capacità di cambiare continuamente dentro e fuori, negli spazi e nelle atmosfere.

Assisteremo a un’evoluzione nelle modalità di arredare e distribuire gli spazi. Tutto sarà intercambiabile, gli spazi non saranno divisi in maniera fissa da muri, bensì si adatteranno ai cambiamenti di vita, alle esigenze del momento e agli stati d’animo, tramite un innovativo modo di utilizzare elementi come, ad esempio, la luce.

A proposito di luce: gli intervistati conferiscono un valore di importanza medio di 7,4 (con massimo 10) all’introduzione di sistemi sensibili alla luce e alla presenza di persone negli ambienti, che si accendano, spengano e regolino in totale autonomia.

Le avvisaglie di questo cambiamento sono già sotto i nostri occhi: per trovare esperimenti di case in cui gli spazi sono in continuo cambiamento non dobbiamo andare lontano, le grandi città ne sono piene, e già esistono soluzioni che permettono di variare la spaziatura interna di un’abitazione (ad esempio le pareti mobili).

Secondo uno degli esperti intervistati durante la ricerca andiamo incontro a “una casa fluida, dinamica. L’unico punto fisso sarà il perimetro esterno, ma forse neanche quello. Un ritorno all’essenziale, ma tecnologicamente avanzato senza togliere niente all’ospitalità e al comfort”.

La Casa collettiva

Il “gruppo” è da sempre parte integrante e fondamentale dell’esperienza umana, ma, mai come in questo periodo storico, siamo testimoni di infinite possibilità di aggregazione. Gli esempi abbondano, e principalmente è la rete a fornire queste chance di incontro, ma non solo.

Questo riguarda anche la casa: sempre più abitazioni riducono gli spazi individuali per espandere quelli condivisi, in cui è possibile vivere appieno l’esperienza “sociale”. Nel futuro assisteremo sempre più al ripensamento di spazi individuali (ovviamente senza intaccare la sfera del personale), per tendere sempre più ad una visione collettiva. Per usare le parole di uno dei thought leader intervistati da Doxa “la casa del futuro sarà una bolla di spazio tutta per sé, da ritagliare in uno spazio comune”.

Tutto ciò non comporterà, tuttavia, una riduzione dell’importanza degli spazi personali inseriti in un contesto collettivo. Ciò è dimostrato anche da un dato della ricerca, relativo ai motivi di insoddisfazione in riferimento ad una abitazione: un intervistato su quattro (il 25,3%), infatti, si dichiara scontento a causa della mancanza di spazi personali.

Sarà quindi fondamentale avere la possibilità di trovare rifugio e sicurezza in casa propria: questo bisogno non verrà mai a mancare, ma, allo stesso tempo, sarà egualmente fondamentale che la casa sia inserita in un ecosistema sociale e urbanistico e connessa a un sistema di servizi, a un quartiere, a un territorio.

La Casa ricongiunta

In futuro sarà sempre più forte per l’uomo il richiamo alla natura. Certo, ora ognuno avverte la necessità di salvaguardare il verde del pianeta, ma il segnale che sembra trasparire sul futuro riguarda una necessità fisica di ricongiungimento con la natura: non è più solo una questione di coscienza sociale, bensì di bisogno.

E non è un caso che le persone intervistate attribuiscano un valore di importanza medio pari a 7,5 alla possibilità di avere uno spazio verde nel quale produrre alcuni alimenti (orto, orto verticale, etc.).
Il contatto con la natura sarà sempre più evidente nelle case del futuro e il continuo rimando a concetti inerenti alla terra, da parte delle persone e degli esperti intervistati, ne è la prova: “è una casa amica della natura, ma di cui la natura è parte. Una casa “cinquesensi” che “profuma

di natura”, perché è arredata con legni grezzi, tessuti, tappeti e oggetti in fibre naturali”, e ancora “l’uomo non potrà vivere bene al chiuso, dovrà rientrare in contatto con gli elementi naturali e viverli ogni giorno: fare due passi a piedi nudi sull’erba del giardino non ha prezzo”.

In poche parole, il cambiamento riguarderà la presa di coscienza emotiva da parte dell’umanità del fatto che senza contatto primario con la natura non si potrà vivere, non solo per questioni di convenienza, bensì di benessere.

La Casa device

Infine, in questo excursus sul futuro, non è possibile non parlare di tecnologia. La tecnologia è già nelle nostre case e probabilmente la sua presenza andrà aumentando sempre più: per affermarlo basta osservare la realtà odierna e quanto tutto sia legato allo sviluppo tecnologico.

In questo ambito, la fantasia degli intervistati ha avuto modo di esprimersi in libertà e i risultati sono, tra gli altri, che il 78,5% di loro auspica una connessione continuativa a distanza con servizi di sicurezza (soccorso medico, vigilanza, etc.), mentre il 68,6% desidera che le tende siano in grado di chiudersi e aprirsi in totale autonomia.

Ciò che cambierà e di cui è complicato prevedere l’evoluzione, è il modo in cui la tecnologia verrà sempre più implementata nelle nostre case. La parola chiave sembra essere “endemico”: i tech device non saranno più accessori esterni, bensì faranno parte del dna della casa, come un tavolo, una sedia, una tenda, ne fanno parte oggi.

Paradossalmente, sarà meno visibile e invasiva, ma molto più presente di adesso.

Per dirlo con le parole degli addetti ai lavori intervistati “immagino una tecnologia evoluta, ma invisibile, che restituisca agli arredi e agli accessori una patina artigianale, calda e naturale”, o “fil rouge di tutto sarà la tecnologia, endemica, nascosta alla superficie, ma motore e vettore delle nostre esperienze, emozioni e sensazioni”.

Solo il tempo sarà in grado di confermare come e quando questi segnali in avvicinamento diventeranno esperienza concreta e quotidiana. Quello che risulta chiaro fin d’ora è che già oggi stiamo costruendo la casa del futuro, la direzione è stata presa, e, osservando con attenzione, si può intravedere ciò che sarà.

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