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Italia fuori dall'euro, la scoperta sconcertante nei contratti con le banche d'affari americane: quanto costerebbe

13 Giugno 2018

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Italia fuori dall'euro, la scoperta sconcertante nei contratti con le banche d'affari americane: quanto costerebbe

Da alcuni giorni sia il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, che quello agli Affari europei, Paolo Savona, sembrano aver radicalmente cambiato idea, o almeno atteggiamento, sulla presenza del'Italia nell'euro. Come sottolinea Dagospia, l'apparente dietrofront dei due economisti è legato a una scoperta inquietante fatta all'interno del governo che ha spinto le voci più autorevoli in campo economico e finanziario a dare un segnale chiaro tanto ai mercati internazionali, quanto all'Unione europea.

Secondo l'indiscrezione di Dagospia, qualcuno avrebbe mostrato ai ministri cosa riportano i contratti "stipulati con le principali banche d'affari americane che comprano e vendono il nostro debito pubblico". In quei documenti spicca la scritta: "Quitaly Clause", è in sostanza una clausola pronta a scattare se l'Italia dovesse avviare la procedura per uscire dalla moneta unica, oltre che dall'Unione europea.

Lo scenario riportato nei contratti era stato già ipotizzato nel 2012, dopo la crisi greca che aveva fatto temere un'implosione dell'Ue. Le conseguenze previste in caso di uscita dell'Italia da Ue ed euro sono a dir poco apocalittiche per le finanze italiane: "Obbligo di saldare il dovuto comunque in euro, la possibilità di rescissione unilaterale del contratto da parte dell'istituzione finanziaria, e soprattutto delle penali salatissime"

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Commenti all'articolo

  • pttfabrizio@gmail.com

    pttfabrizio

    14 Giugno 2018 - 07:07

    che si facciano pagare la differenza dal coglione che ha firmato, io non ho firmato, ne votato chi ha firmato, se domani ci governa un guru che vuole il suicidio di massa, lo dovremmo seguire tutti?

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  • Schwefelwolf2

    14 Giugno 2018 - 02:02

    Da non-economista vorrei ipotizzare che nel caso di un'uscita dall'euro l'Italia dovrebbe comunque dichiarare un default (almeno "tecnico", piú elegantemente: una "ristrutturazione del debito"). Pertanto si farebbe comunque un reset. Certo, sarebbe una strada piuttosto accidentata: ma sempre meglio di una vita alla canna del gas.

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