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La Turchia trova la sponda britannica per l'ingresso nell'Ue

Il premier Cameron appoggia l'adesione di Ankara: "Combatte con noi in Afghanistan, pronti a sostenere la candidatura". Ma arriva lo stop tedesco

La Turchia trova la sponda britannica per l'ingresso nell'Ue
L’entrata della Turchia nell’Unione europea ha un nuovo sostenitore. David Cameron, da due mesi primo ministro di Sua maestà la Regina, si auto assume come avvocato della causa turca. Usa toni da battaglia, nella prima conferenza congiunta con Erdogan ad Ankara: “Sono qui per parlare dell'adesione della Turchia all'Ue”, esordisce il capo dei conservatori inglesi. “E per combattere per questo”.

“Quando penso a quello che fa la Turchia per difendere l'Europa in quanto alleato della Nato e a quello che la Turchia fa in Afghanistan al fianco degli alleati europei, mi arrabbio nel constatare che il vostro percorso verso l'adesione all'Ue può essere scoraggiato nel mondo in cui è stato fatto” L’arringa è già pronta: "Io penso che sia un errore dire che la Turchia può fare la guardia al campo, ma senza essere autorizzata ad entrare nella tenda”. Inoltre, “nessun altro Paese ha lo stesso potenziale per costruire la comprensione tra Israele ed il mondo arabo”.

A chi crede che la Turchia non debba essere un membro dell’Ue, Cameron propone un paragone scomodo. “Sapete chi disse - chiede Cameron - 'Questa è una nazione che non è europea... la sua storia, la sua geografia, la sua economia, la sua agricoltura e le caratteristiche del suo popolo, sebbene sia un popolo ammirevole, tutto punta in una diversa direzione... Questa è una nazione che non può, nonostante ciò che afferma e che forse anche crede, divenire un paese membro”. Nessun riferimento alla Turchia. Le parole sono di de Gaulle, all’epoca presidente della Repubblica francese, contrario all’ingresso del Regno Unito nella Comunità europea (poi l’adesione avvenne nel 1973). Quindi, quando parla della questione turca, Cameron capisce bene “come ci si sente ad essere tenuti fuori dal gruppo”.

L’opposizione tedesca – Non si è fatta attendere la replica indiretta della Germania, da sempre contraria assieme alla Francia ad intavolare dei negoziati sull’ingresso della Turchia nell’Ue. Il ministro degli esteri Guido Westerwelle, in partenza per Ankara, rilascia un’intervista alla Bild nella quale afferma che “la Turchia è lontana dall’essere pronta a una piena partecipazione all’Ue”. Ma, aggiunge, “per ragioni economiche e di sicurezza è vitale che Ankara sia sulla sponda europea", “noi abbiamo un grande interesse che la Turchia si volga verso l’Europa”.

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Commenti all'articolo

  • mark51

    19 Ottobre 2014 - 18:06

    far entrare in ue 75000000 circa di turchi a stragrande maggioranza mussulmana non sarebbe il massimo avremmo un cavallo di troia in europa io non mi fiderei di sicuro troppo diversi i mussulmani da noi come disse la fallaci tra quelli che gia ci sono e quelli in arrivo in ue avremmo davvero un invasione

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  • Nonsocrate

    05 Febbraio 2011 - 18:06

    Certo capiamo bene l'interesse dell'Europa ad avere la Turchia come membro ma i tempi non sono affatto maturi facciamo crescere ancora il frutto acerbo dall'albero e se il tempo lo permette raccoglieremo un buon frutto maturo diversamente meglio sarebbe non metterlo nella cesta in quanto potrebbe guastare gli altri frutti.Personalmente concordo con Cameron il multi culturalismo ha fallito esta diventando anche pericoloso . Mentre noi (europei)siamo molto più disponibili,più aperti al dialogo alla condivisione così non si può certo dire del popolo islamico.Io sono preciso testimone vivendo da quttro anni in Tunisia (non possiamo dire che la Tunisia sia un paese fondamentalista anzi tra i Paesi nord africani è il paese più vicino ai nostri concetti)essi aprono a noi di entrare nel loro mondo ma sono completamente chiusi nell'entrare nel nostro.Ritengo che abbiano assolutamente ragione il latte e il vino sono due ottimi elementi ma messi insieme vanno all'aceto.

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  • Bobirons

    30 Gennaio 2011 - 13:01

    Caro Signore, Lei omette due cose salienti. Una che l'emigrazione italiana si svolgeva, comunque, nell'ambito di paesi a civiltà occidentale; l'altra che gli italiani si sono (dovuti) integrare negli usi e costumi locali. L'immigrazione da paesi a differente cultura sociale, Cina, paesi a predominanza islamica, africani non è che debba essere sempre e solo negativa ma sono certo si renderà conto quante e quali differenze ci siano tra noi e loro. Che si prenda come socio alla pari una Turchia, anche se secolare, per ora, caucasica e non arabo/semita, certamente molto più avanzata industrialmente degli altri fornitori di immigrazione, mi sembrerebbe come prendere per coinquilino la prima persona che passa dalla strada. Prima provino ad adeguarsi alla civiltà europea, poi ne riparliamo. I discorsi del loro vice premier vanno nella direzione opposta. Cordiali saluti da: Un ex emigrante

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  • Bobirons

    30 Gennaio 2011 - 10:10

    Per una volta, sono d'accordo con i tedeschi. Loro sanno cosa vuol dire avere tanti turchi in casa. Ed hanno anche saputo trovare il modo di rispedirne tanti in Turchia quando l'economia ha iniziato a vacillare. In Italia invece, complici i sinistri e loro servi sciocchi (ogni riferimento a giangy è.. puramente voluto), con l'appoggio di una chiesa cattolica pronta solo a porgere l'altra guancia, ci teniamo tutti e magari gli vogliamo equiparare anzitempo. La Turchia è asiatica, non europea, la sua pur rispettabile storia e cultura sono conciliabili con la nostra solo nella misura in cui si rimanga ottimi vicini, MAI COABITANTI.

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