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Il retroscena

Omicidio Yara: le frasi su facebook di Massimo Bossetti

Omicidio Yara: le frasi su facebook di Massimo Bossetti

"Ignoto uno" ha un nome e un volto, quello di Massimo Bossetti, il muratore 40enne bergamasco fermato per l'omicidio di Yara Gambirasio. Dopo una notte passata davanti agli inquirenti e un interrogatorio in cui si è avvalso della facoltà di non rispondere, Bossetti ha detto: "Sono sereno, non ho paura". Una frase che complica per il momento l'attività investigativa che forte delle evidenze scientifiche prova ad incastrare l'assassino di Yara. La famiglia di Yara sussurra un timido "speriamo", segno che i genitori della ragazza sperano in una conclusione in tempi brevi della vicenda. Ma dopo l'arresto spuntano i retroscena sulla vita di Mosetti.

Quelle parole su facebook - Le foto e quelle parole pubblicate su facebook. Il suo profilo social è scandito da barzellette sconce e mette in luce lo stile di vita spesso volgare di Bossetti. Ma non ci sono solo battute e sberleffi nella vita di Bossetti. C'è una sorta di "lapide": "Ti giudicheranno sia se ti comporti bene o se ti comporti male quindi fottitene. Vivi come ti pare e non dare importanza a nessuno". E ancora: "Perdona sempre chi ti ha fatto del male: passaci sopra" con una foto che mostra un'asfaltatrice che ricopre di bitume un cadavere. Quando una squadra composta da polizia e carabinieri lo ha arrestato, il muratore non ha fatto scenate è rimasto con lo sguardo "rigido, chiuso", raccontano gli investigatori. E dalla strada i vicini gli urlano "assassino devi morire".

Le foto da Facebook di Massimo Bossetti
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Le telefonate - Intanto emergono anche alcuni dettagli sull'inchiesta. Fondamentali per la cattura del presunto killer sono state le verifiche sulle celle telefoniche: alle 17.45 del 26 novembre 2010 il cellulare di Massimo Bossetti risulta essere nella zona della palestra. L’uomo fa una telefonata. Un’ora dopo si perdono le tracce di Yara. Il cellulare dell’uomo rimane muto fino alle 7 della mattina successiva quando effettua una nuova chiamata. Che cosa sia accaduto in quelle 13 ore adesso sarà lui a doverlo spiegare.

La foto con le figlie - La sua famiglia è sotto choc. I figli Nicolas, di tredici anni, Alice di dieci e Aurora di otto non sanno più chi è il loro papà. Le due bambine in una foto appaiono vestite da ginnaste, un pò come Yara quando andava in palestra, e con loro il padre Bosetti. Una coincidenza che complica sempre di più la posizione di Bossetti....

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Commenti all'articolo

  • fregabecco

    29 Giugno 2014 - 21:09

    ersonalmente, non discuto l'attendibilità dell'esame del DNA, che io stesso reputo affidabile; ma il problema, sta nel fatto che dette "prove", specie nei casi in cui i cadaveri rinvenuti, restino all'aperto per 3 mesi ed oltre, sono facilmente inquinabili, manipolabili e falsificabili. Mi Spiego meglio: Pericoloso, per il tessuto sociale in quanto: L'utilizzo del Solo DNA ai fini probatori

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  • fregabecco

    29 Giugno 2014 - 21:09

    Questa situazione della certezza del DNA come prova incriminante, rappresenta un vero attacco a 50 anni di scuola professionale , nel modo di fare indagini. L'impegno ,l'esperienza di più di 50 anni , il lavoro di professionisti delle forze dell'ordine, detective, laboratori scientifici di Polizia, Carabinieri e Finanza, tutto a farsi benedire per colpa di sto benedetto DNA !!! E' mai possibile??

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  • fregabecco

    29 Giugno 2014 - 21:09

    L'utilizzo del Solo DNA ai fini probatori, rappresenta per maniaci e psicopatici vari "un po furbi" , un occasione ghiotta per commettere crimini e restare impuniti, facendo ben attenzione a non lasciare propie tracce, inquinando la scena del crimine con tracce biologiche di altre persone innocenti, le quali, verrebbero in ogni caso condannate, (anche se al momento del fatto, si fossero trovati

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  • Devogu

    24 Giugno 2014 - 18:06

    ma davvero occorrevano quasi quattro anni per verificare il cellulare? E qualcuno ha perfino il coraggio di pavoneggiarsi!

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