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L'articolo di domenica 25 settembre 2011

Antonio Socci su Libero l'aveva detto: "La tentazione di Papa Benedetto"

Esclusiva di Antonio Socci: Benedetto XVI teme di non reggere il peso dell'incarico e ipotizza l'addio in aprile, ma deve resistere

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Antonio Socci su Libero l'aveva detto: "La tentazione di Papa Benedetto"
Riproponiamo l'articolo di Antonio Socci  sulle possibili dimissioni di Papa Ratzinger pubblicato su Libero domenica 25 settembre 2011. Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni l'11 febbraio 2013.


di Antonio Socci

Per ora è una voce (un’ipotesi personale  di Joseph Ratzinger) e spero che  non diventi mai una notizia. Ma poiché  circola nelle più importanti stanze  del Vaticano merita molta attenzione.  In breve: il Papa non scarta la possibilità  di dimettersi allo scoccare dei  suoi 85 anni, ovvero nell’aprile del  prossimo anno. Che Ratzinger ritenga  possibile questa scelta è noto almeno  dal 2002, quando si dovette  studiare l’eventualità con l’aggravar si della malattia di Giovanni Paolo II.  Ma Ratzinger è tornato sull’argo mento anche da Papa. Nel libro intervista  «Luce del mondo», uscito nel  2010, interpellato dal giornalista Peter  Seewald, ha dichiarato: «Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza  di non essere più in grado fisicamente,  psicologicamente e mentalmente di  svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto  ed in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi ».  Oggi papa Benedetto sembra veramente in  forma, eppure si pone il problema della sua età  e delle sue energie: «A volte sono preoccupato»  ha confidato a Seewald «e mi chiedo se riuscirò  a reggere il tutto anche solo dal punto di vista  fisico».

Con l’enorme mole di lavoro che sta facendoper  la Chiesa el’immensocarico diresponsabilità  spirituale che porta, il Papa ha affermato  nel 2010 di sentire tutto il peso dei suoi 83  anni: «Confido nel fatto che il buon Dio mi dà  la forza di cui ho bisogno per fare quello che è  necessario. Però mi accorgo anche che le forze  vanno diminuendo». Egli sa di essere «ai limiti  dell’umanamente possibile a quell’età».  È in questo contesto che è nata in lui l’ipotesi  (per ora solo un’ipotesi) di cogliere il traguardo  degli 85 anni per passare la mano. Tuttavia lui  stesso aveva dichiarato un problema morale. A  Seewald infatti – che l’aveva interpellato durante  la terribile tempesta legata allo scandalo  della pedofilia –il Papa aveva spiegato: «Quando  il pericolo è grande non si può scappare. Ecco  perché questo sicuramente non è il momento  di dimettersi. È proprio in momenti come  questo che bisogna resistere e superare la  situazione difficile. Ci si può dimettere in un  momento di serenità, o quando semplicemente  non ce la si fa più. Ma non si può scappare  proprio nel momento del pericolo e dire  “se ne occupi un altro”».

Oggi quella terribile tempesta, che Benedetto  XVI ha definito «la peggiore persecuzione»,  ormai sembra sia stata superata dalla Chiesa  proprio grazie alla guida limpida e santa di  questo pontefice che ha saputo chiedere perdono  e insegnare umanità e umiltà (a Malta,  un rappresentante delle vittime di abusi, Joseph  Magro, dopo l’incontro col Santo Padre, ha  dichiarato: «Il Papa ha pianto insieme a me,  pur non avendo alcuna colpa per ciò che mi è  accaduto»).  Tuttavia il momento della Chiesa è sempre  duro e c’è un accanimento particolare proprio  nei confronti di questo pontefice. Il filosofo  ebreo francese Bernard Henri Lévy ha denunciato  che tutte le volte in cui si parla di Papa  Ratzinger «la discussione è dominata da pregiudizi,  da insincerità fino alla più completa  disinformazione».

Quanto più si conosce questo uomo di Dio  come un padre mite, sapiente, umano, tanto  più sembrascatenarsi la corsa a demonizzarlo  o umiliarlo.  Basta scorrere le cronache delle ultime settimane:  il 13settembrec’è chi addiritturavuole  trascinarlo davanti al tribunale dell’Aja con  la surreale accusa di «crimini contro l’umani tà», intanto dalla Germania arrivavano voci  ostili al viaggio pontificio, il 20 settembre Umberto  Eco lancia la sua ridicola bocciatura del  Papa come teologo sostenendo che perfino
«uno studente della scuola dell’obbligo» argomenterebbe  meglio di lui. In questi giorni in  Germania è stato accolto da varie manifestazioni  ostili e secondo un sondaggio due terzi  dei cattolici tedeschi (allo sbando per decenni  di guida progressista della chiesa teutonica) ha  definito «per niente o poco importante» per sé  la visita del Papa. Mentre cento parlamentari si  sono assentati polemicamente quando lui doveva  parlare al Bundestag.  Tanta intolleranza e tanti  pregiudizi risultano ancor  più immotivati vista l’ammi razione generale che poi ha  suscitato il discorso del Pontefice  al parlamento tedesco  (è sempre così: anche con il  viaggio in Gran Bretagna i gelidi  inglesi finirono con l’in namorarsi di questo Pontefice  sapiente e umile). 

Giuliano Ferrara – che è 
uomo colto e consapevole –  dopo il discorso al Bundestag  ha manifestato il suo entusiasmo,  ha pubblicato per intero  il testo sul Foglio, ha aggiunto  un suo filosofico  commento dove si è definito  «ratzingeriano» e – pur da  non credente – è arrivato ad  affermare: «Solo un Papa ci  può salvare».  Ferrara che negli ultimi  tempi (secondo me sbagliando)  temeva che il grande papa Ratzinger  («il nostro amato Papa») si fosse impaurito  (per le virulente reazioni) dopo il discorso di
Ratisbona e che lo vedeva «immerso nelle acque  della sola fede», da dove il Pontefice «invitava  a pregare e a espiare le colpe personali e  della chiesa», dedito alla ricostruzione interiore  della fede dei cristiani, ha ritrovato colui che  considera l’unico vero, grande leader  dell’umanità in questo frangente storico:  «Nello splendido discorso tenuto al Bundestag,  il Parlamento della sua patria» ha scritto  Ferrara, «è riemerso in chiara, mite e fulgidissima  luce – la luce dell’intelligenza e della ragione  – quel formidabile professor Ratzinger che  fu eletto alla guida della chiesa di Roma su una  piattaforma di lotta intellettuale ed etica alla  deriva relativista e nichilista dell’occidente  moderno. Che solo un Papa può salvare. Benedetto  ha sorpreso tutti. Niente afflato pastorale  minimalista, niente catechesi ordinaria, e  invece un energico, nitido e straordinario richiamo  alla sostanza di ciò che è politico, pubblico,  e alla questione filosofico-giuridica di  come si possa fare la cosa giusta, condurre una  vita giusta, reggere governi e stati giusti, fare  leggi giuste in un mondo che non dipende più  dalla tradizione, dall’autorevolezza intrinseca  della fede, ma dalla democrazia maggioritaria ».

È stata – aggiunge Ferrara – «una grande lezione  filosofica, storica e teologica sui fondamenti,  anzi sulla fondazione politica, della nostra  cultura e della nostra idea di libertà, di  umanità, di natura e di ragione. I giganti usano  parole semplici e concetti alla portata di tutti,  non sono esoterici, parlano al centro forte e  realista dell’intelligenza  umana. E così ha fatto il Papa  (…). Non è un discorso intercettabile  dalle polemiche e  dai sofismi. Se siamo liberi,  se siamo in un mondo laico,  se siamo padroni del nostro  destino è perché siamo cristiani.  Il cristianesimo non  ha impostocome leggela Rivelazione,  non è la sharia,  non è uno spazio mitico per  litigiosi dei. Alla base dei diritti  umani, delle conquiste  dell’Illuminismo, dell’idea  stessa moderna di coscienza,  sta la scelta cristiana e  cattolica in favore del diritto  di natura e della legge di ragione ».

errara lo spiega benissimo.  Ma è davanti agli occhi  di tutti la grandezza e l’umil tà di quest’uomo di Dio, che  voleva lavorare per il Regno  di Dio con lo studio e i libri,  che non voleva essere nominato vescovo, né  prefetto dell’ex S. Uffizio, che da lì aveva provato  due volte a dimettersi e che – mentre lo stavano  eleggendo Papa, nella Sistina – pregava  così: «Signore, non farmi questo».  Il popolo cristiano – come mostrano i due  milioni di giovani accorsi a Madrid in agosto –  sa che questo Papa arriva al cuore e all’intelli genza come nessun altro e le menti più limpide  della cultura laica sanno che oggi Benedetto  XVI è il solo faro dell’umanità in un frangente  molto buio. Tutti speriamo che non ci abbandoni  nella tempesta, che non lasci mai il  suo ministero di padre di tutti.  Perché non tutti i papi sono uguali. San Vincenzo  di Lérins diceva che «Dio alcuni papi li  dona, altri li tollera, altri ancora li infligge». Benedetto  XVI è un dono a cui non possiamo rinunciare.

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Commenti all'articolo

  • raucher

    11 Febbraio 2013 - 20:08

    La menata di Tubini che friggeva le patate alle feste dell'unità , ci ha scassato. L'ha già raccontata ad ogni piè sospinto.Forse Lei ha qualche problemino di memoria , ma chi la legge no ,quindi la smetta , è stucchevole e patetico.

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  • carlo5

    11 Febbraio 2013 - 19:07

    Con questo gran rifiuto la chiesa entra in una nuova dimensione. Tutto non sarà più come prima. Chiesa: il mondo ti guarda, e tu che eri il simbolo della sopportazione oltre ogni limite, il simbolo a cui appoggiarci nei momenti bui non sarai più quel riferimento. La sofferenza del papa non è sua, la forza fisica non è sua, la sopportazione non è sua. Tutto ciò che è papa è Dio, è Cristo, è Spirito Santo. Cristo nell'orto degli ulivi e verso il golgota non ha mai rinunciato a se stesso ed ha bevuto fino il fondo il calice amaro della scelta di Dio. Quale padre abbandona i suoi figli? Se lo fa lo chiamiamo padre? Nel conclave il papa è scelto da Dio ed è Dio che opera per Lui ed e' con Lui sempre. Se viene meno questa verità, la verità è morta, la verità è vinta. Siamo soli. Il codice per il papa non vale, le regole sono il papa. Se anche l'impensabile può accadere quale sarà la verità?

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  • pino&pino

    11 Febbraio 2013 - 17:05

    Anche noi non reggiamo più Silvio, ma dobbiamo resistere.... per forza.

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