Cerca

La beffa

Il grande bluff dell’aviaria Indagata scienziata di Monti

Il grande bluff dell’aviaria Indagata scienziata di Monti

L’aviaria, la famigerata influenza che nel 2005 fece sopprimere un numero incalcolato (e altissimo) di polli e volatili, non sarebbe mai esistita. Peggio. Qualcosa ci sarebbe stato, ma quel virus che non aveva nulla di allarmante, fu mediaticamente e ad arte trasformato in un’epidemia in procinto di esplodere proprio per generare la psicosi. Sarebbe stata messa in piedi una vera e propria attività terroristica, dunque. Un finto allarme orchestrato da ricercatori e industrie farmaceutiche. Il risultato più evidente sono i 50 milioni di euro spesi dal governo Berlusconi per i vaccini e rimasti inutilizzati. Ma nel retroscena di un’indagine scattata nella procura di Roma si parla (e si scrive) anche di convegni pagati «quattromila euro al giorno in contanti, in nero, per comprare il divano e l’armadio». Questa ammissione sconvolgente è agli atti del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed è riferita a «uno dei 50 scienziati più importanti del mondo» (secondo Scientific American) e «tra i personaggi più importanti del pianeta» (a leggere l’Economist): Ilaria Capua, virologa di fama internazionale e, soprattutto, deputato della Repubblica in quota Scelta Civica, oltre che vice presidente della Commissione Cultura alla Camera.

La notizia dell’inchiesta, rimasta fino a ora segreta, la dà l’Espresso in edicola da oggi. Secondo il settimanale, negli anni passati ci furono spedizioni di pacchi imbottiti di ghiaccio e con una fialetta adagiata al centro della scatola: all’interno, un pericoloso virus. Dell’aviaria, ma non solo. In ballo, secondo i carabinieri del Nas, ci sarebbero stati la fama per i ricercatori e montagne di soldi per le aziende farmaceutiche che correvano contro il tempo per trovare prima delle altre un vaccino. Una soluzione a un problema reale, in qualche caso, ma addirittura il palliativo per un terrore scatenato ad hoc, per fare cassa e gonfiare il fatturato.

I dettagli più inquietanti di questo business delle epidemie le fornisce un “pentito”. Paolo Candoli, secondo l’articolo dell’Espresso, «manager italiano della Merial, la branca veterinaria del colosso Sanofi», è il testimone chiave: «ha patteggiato l’immunità in cambio delle rivelazioni sul contrabbando batteriologico». L’inchiesta «è stata aperta dagli investigatori americani, che hanno ottenuto le confessioni di Candoli sui ceppi patogeni di aviaria spediti illegalmente a casa sua in Italia e poi venduti ad aziende statunitensi. Nel 2005 la Homeland Security Usa ha trasmesso i documenti ai carabinieri del Nas, che già si erano occupati a Bologna di una organizzazione criminale dedita al traffico di virus ed alla produzione clandestina di vaccini. La nuova inchiesta dell’Arma si è allargata, seguendo le intercettazioni disposte dai magistrati di Roma».

Candoli, molto attivo a Roma, «riesce a far cambiare parere alla commissione consultiva del farmaco veterinario per mettere in commercio prodotti della Merial. Tra i suoi referenti più stretti», spiega l’Espresso, «c’è Ilaria Capua. Fino all’elezione alla Camera, la ricercatrice era responsabile del Dipartimento di scienze biomediche comparate dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale (Izs) delle Venezie con sede a Padova». La Capua e alcuni funzionari dell’Izs «sono indagati per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, all’abuso di ufficio e per il traffico illecito di virus. Stessa contestazione per tre manager della Merial. Tra coloro finiti nel registro degli indagati - in totale 40 persone - c’è anche il marito della Capua, ex manager della Fort Dodge Animal di Aprilia, attiva nella produzione veterinaria, e da quegli anni d’oro passato a dedicarsi a tempo pieno alla nuova attività. Una tale dedizione che gli aveva sfruttato il soprannome di “The Company”, l’uomo che chiude affari in tutto il mondo». Nell’elenco figurano altri nomi importanti: funzionari e direttori generali del mistero della Salute e alcuni componenti della commissione consultiva del farmaco veterinario. Sarebbe coinvolta anche Rita Pasquarelli, direttore generale dell’Unione nazionale avicoltura.

di Roberta Catania

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • jerico

    05 Aprile 2014 - 09:09

    Che volete che vi dica ? Le industrie automobilistiche fabbricano auto e,le industrie farmaceutiche ,passano il tempo fabbricando virus e batteri ed i relativi antidoti,all'unico scopo di fare business.Questi sono dei grandissimi figli di p...,che vanno incriminati .

    Report

    Rispondi

  • fulcrum29

    05 Aprile 2014 - 09:09

    I Carabinieri del NAS hanno impiegato 9 (nove) anni per intervenire: un primato che il mondo ci invidia!

    Report

    Rispondi

  • blues188

    05 Aprile 2014 - 06:06

    Non ci sono i soliti rossi, oggi?

    Report

    Rispondi

  • capitanuncino

    05 Aprile 2014 - 06:06

    Le case farmaceutiche sono come il cartello della droga colombiano.Con la differenza che queste non guadagnerebbero un cazzo se la gente sta in buona salute.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog