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In un'intervista

Eternit, l'ex operaio Pondrano rivela: "Ecco cosa succedeva dentro l'azienda"

Eternit, l'ex operaio Pondrano rivela: "Ecco cosa succedeva dentro l'azienda"

"Cosa ci fai qui? Sei venuto a morire anche te?". Fu accolto così nel gennaio 1974, al suo primo giorno di lavoro a Casale Monferrato, da Pietro Marengo (operaio più anziano dell'Eternit), Nicola Pondrano, che mercoledì, a Roma, si è infuriato dopo la dichiarazione di prescrizione del reato di disastro ambientale, da parte della Corte suprema di Cassazione. "Ogni settimana c'era un addio", rivela Pondrano al Corriere. "Nel mio reparto c'era Evasio, 58 anni: diceva di avere una bella moglie e un figlio piccolo, e che non voleva morire. Con i miei compagni dividevo il panino, e li vedevo morire, ad uno ad uno".

Il "Cremlino" - Pondrano scoprì più tardi l'esistenza di un reparto punitivo, definito "Cremlino": "I tetti erano bassi, la polvere sembrava nebbia. Una volta il capo del personale scese e disse che andava tutto bene. Una operaia gli prese il cappello e lo gettò su un macchinario. Torna qui fra tre giorni, gli urlò, e poi vedi se non c’è polvere. Morirono nello stesso anno, il dirigente e l’operaia". La svolta, per l'azienda e per gli operai, arrivò quando Pondrano conobbe Bruno Pesce, sindacalista ed ex tecnico di gioielleria. I due divennero investigatori autodidatti, e scoprirono quello che stava accadendo: dal 1981, convinsero i 120 dipendenti dimissionari a restare in azienda, perché la buonuscita avrebbe comportato la rinuncia all'indennità prevista per i lavoratori dell'amianto.

La fine - Il 18 maggio 1984, Pondrano e Pesce organizzarono un convegno dal titolo "Le polveri bronco irritanti nella fabbrica", e si garantirono la partecipazione dei sindacati. Al convegno presentarono i drammatici numeri delle loro indagini: 800 denunce e 400 decessi in sei anni. Eternit tentò "le grandi pulizie", ma inutilmente: "Il professor Michele Salvini di Pavia entrò per esaminare reparti che sembrano tirati a lucido con la cera. Chiede una sedia. Ci sale sopra, estrae dalla tasca un pennellino e comincia a spazzolare il ripiano più alto di un macchinario. Sui presenti cadono fiocchi di polvere bianca". Ora, dice Pondrano, presidente dell'associazione per le vittime dell'amianto, "arriva la solidarietà di tutti. Ma è un peccato che questa attenzione non ci sia stata prima, quando siamo rimasti soli. Me l'aspettavo, non sono mai stato ottimista. E abbiamo perso".

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Commenti all'articolo

  • Janses68

    21 Novembre 2014 - 15:03

    Comunque lo scandalo ancora una volta e' la giustizia che non esiste per niente. Accettiamo a testa bassa che in questo paese non c'e' giustizia funzionante e chiara. E' in mano ad avvocati che fanno fior fiori di milioni a spese del sistema ... Una sentenza un giudizio ,che venga da ricerche approfondite della verita' una sola volta per tutte.

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  • Janses68

    21 Novembre 2014 - 15:03

    Io mi domando , ma mica erano obbligati a restare a lavorare la' .... uno puo' scegliere anche di fare altri lavori .... ci si lamenta , ma gli stipendi li hanno sempre pagati. Mica e' omicidio se una persona e' cosciente di dove si sta' andando a lavorare. Potrebbe essere di piu' un suicidio. Mi dispiace per chi ci e' morto.

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  • ilsognodiunavit

    21 Novembre 2014 - 14:02

    E' veramente una triste e brutta storia questa dell'Eternit, mi sono sempre chiesto, ma dove erano i sindacati a quei tempi, eppure erano attivi e potenti più di oggi, lasciavano morire i nostri fratelli? e intorno alle fabbriche Eternit? io abito a 3 Chilometri da una Eternit dismessa, quanto amianto abbiamo respirato intorno a noi quando lavorava a pieno regime, è le cisterne di acqua potabi

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