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Il caso di Andrea Stella: dalla sedia a rotelle sta cambiando il mondo

Paralizzato poco più che ventenne dopo una sparatoria, propone alle imprese auto, abitazioni e barche alla portata di tutti

Il caso di Andrea Stella: dalla sedia a rotelle sta cambiando il mondo
di Alessandro Giorgiutti - «Sono partito dalla necessità di risolvere un problema personale. Alla fine mi sono accorto che avevo trovato una soluzione adatta a tutti. E pure esteticamente pregevole». Andrea Stella si prepara a salire con la sua sedia a rotelle sul suo catamarano, un’imbarcazione priva di barriere architettoniche. Insieme con lui, al largo di Augusta, navigheranno in questi giorni altri disabili. È la sesta la tappa di un giro d’Italia a vela, che tra agosto e settembre toccherà Alghero, Savona e La Spezia, per concludersi, tra il 2 e il 10 ottobre, a Genova.
Stella vuole convincere i disabili che la carrozzina non è una condanna. Ma vuole anche convincere architetti, ingegneri e designer che progettare una barca (o un veicolo, o un edificio) accessibile ai disabili non significa derogare a canoni estetici o accettare compromessi sulla funzionalità.
È questo, in poche parole, lo “spirito di Stella”, nome dell’imbarcazione e anche dell’associazione che Andrea ha fondato nel 2003. Per la verità, tutto era cominciato nel 2000. Stella, vicentino, all’epoca poco più che ventenne, è a Miami, in viaggio premio dopo la laurea in giurisprudenza. Una sera, mentre torna a prendere l’auto in un parcheggio, sorprende tre rapinatori. Uno di questi gli spara, ferendolo al fegato e ad un polmone. Stella passa 45 giorni tra la vita e la morte. Al risveglio, la tragica notizia: non potrà più camminare. «Però», si ripromette pensando alla sua passione, la vela, «potrò navigare». Una imbarcazione adatta a lui non esiste: impossibile salire su un catamarano con una carrozzina. Figuriamoci manovrare il timone o accendere i motori. Bisogna progettare una barca nuova. Per farlo, non gli  servono spese aggiuntive, solo accorgimenti discreti (ascensori, pedane mobili) e in fondo anche banali (spazi larghi il tanto che basta). Il risultato è apprezzabile da tutti, non solo da un disabile. Se questo funziona per le barche perché non per un edificio? L’associazione di Stella, con l’aiuto degli sponsor Lottomatica, Volkswagen e Gi Group, comincia a collaborare  con Università di architettura e di ingegneria. Lui stesso incontra personalmente studenti e docenti, organizza concorsi. Non sono progetti destinati a rimanere  sulla carta: Autogrill, per esempio,  li ha messi in pratica nelle sue stazioni di servizio.
All’interlocutore, Stella si presenta come un imprenditore: non cerca favori; propone idee, sollecita innovazioni, suggerisce opportunità di business.  «Cerco di superare l’approccio burocratico, per cui un edificio deve essere “a norma”, quindi si deve aggiungere al progetto originario un bagno per disabili e qualche passerella. Non è l’approccio giusto. Bisogna partire dal progetto. E non giocare con le forme e i colori: ma riscoprire che uno spazio deve essere funzionale». Funzionale e bello, come è il catamarano, e come dovranno essere le “case per tutti”: un complesso di tre abitazioni in provincia di Vicenza, destinato ad accogliere chi lascia  un ospedale dopo incidenti alla colonna vertebrale. Spesso, infatti, questi malati non vengono dimessi perché le loro case non sono adatte ad accogliere una carrozzina. Impossibile cucinare, uscire in giardino, andare in bagno. La “casa per tutti” diventa pertanto una soluzione temporanea, ma anche un modello per la costruzione di nuove abitazioni. Adatte per i disabili (e per gli anziani) e fruibili da tutti.
Stella, che viene da una famiglia di imprenditori, è naturalmente  sensibile al tema del lavoro. Con la sua associazione collabora col servizio di Gi Group dedicato al collocamento dei disabili (per informazioni si può scrivere a progettostella@giresearch.it). «Spesso», dice, «le richieste delle aziende sono addirittura superiori ai curricula a disposizione»
Il mondo della disabilità è stato particolarmente colpito dalla crisi economica. Secondo le stime della Federazione italiana per il superamento dell’handicap, nel 2009 i collocamenti potrebbero essere stati appena 15 mila (contro una media di 30 mila). Il 2010 però sembra essere partito meglio, stima Barbara Bruno, coordinatrice di Gi Research, la divisione di Gi Group che si occupa, fra l’altro, anche delle categorie protette: «L’anno scorso l’inserimento delle categorie protette ha subito un rallentamento dovuto al fatto che le aziende in cassa integrazione e in mobilità hanno potuto sospendere l’obbligo di assunzione dei disabili, oppure prorogare con maggiore flessibilità le convenzioni in atto. Il 2010, per quanto ci riguarda, evidenzia una ripresa: nel primo quadrimestre la percentuale di categorie protette inserite ha pesato l’8% sul totale dei placement, nel solo mese di maggio il 15,4%, a giugno l’11,46%».
La novità incoraggiante è che le aziende pare non si limitino più a richiedere profili generici, confinando i disabili nel classico centralino. Il settore dell’Information Technology ricerca profili molto specializzati. Buoni risconti anche nel customer service, dove si richiede soprattutto la conoscenza delle lingue straniere e la gestione del programma Sap. Sempre ricercati profili più tradizionali come assistente di direzione, segretarie, impiegati amministrativi.

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