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politici e sentenze

Dalla toga alla poltrona e viceversa: ecco tutti i magistrati che sono scesi in campo con la sinistra, dalla Finocchiaro e Di Pietro e fino a Ingroia

Candidarsi è un diritto per ogni cittadino. I magistrati però posso avere conflitti d'interesse e possono incrinare la fiducia nella giustizia. Se politicizzata. La loro aspettativa per la candidatura va regolata. Troppo facile fare il salto per poi tornare indietro

Antonio Ingroia

Antonio Ingroia

Anche il procutatore nazionale antimafia Pietro Grasso scende in politica. Il magistrato ha infatti chiesto al Csm l’aspettativa per motivi elettorali. Solo qualche giorno fa   Grasso non si allea con il massimo teorico della trattativa tra Stato e mafia, ma con il Partito Democratico di Pier Luigi Bersani.

Dalla toga alla poltrona - I magistrati, i pm, i procuratori antimafia ormai hanno deciso di abbandonare il loro mestiere per fare politica. C'è chi come Ingroia si mette in pole position per guidare un intero movimento. La lista arancione in pratica se la sta cucendo addosso. Poi c'è chi la politica la fa da tempo con la toga appesa nell'armadio. Finocchiaro, Violante, Di Pietro e tanti altri come Caliendo, Centaro, Giuliano, D'Ambrosio, Della Monica, Nitto Palma, Maritati, Ferranti, Tenaglia, Lo Moro, Papa, Palomba, Emiliano. E non dimentichiamo De Magistris che è traino politico di Ingroia. Il salto dalla poltrona alla toga è semplice. Fai due-tre inchieste rigorosamente risolte con archiviazione e poi ti arriva la chiamata per la lista. Di sinistra, quasi sempre. Però i magistrati mica sono fessi. Il rischio della politica è alto. Può anche succedere che ci sia un flop dietro l'angolo.

Il paracadute -  E allora come mettersi al sicuro?. Basta chiedere l'aspettativa elettorale. Un'aspettativa che è un bel paracadute se le cose vanno male. Il potere giudiziario, insieme a quello legislativo, ed esecutivo costituiscono l'ossatura dello Stato e sono essi stessi bilancini per garantire l'indipendenza dei vari settori istituzionali. Quando qualcuno salta da un carro ad un altro è in palese conflitto d'interessi. C'è poco da fare. Non si può indagare su qualcuno con un'inchiesta politicizzata e dalla sera alla mattina entrare a piedi uniti in politica. Verrebbe a mancare la fiducia da parte dei cittadini nella magistratura che dovvrebbe essere al di sopra delle parti. Quindi garantire l'aspettativa ad un magistrato o ad un pm che va in politica è altrettanto grave. Il motivo? Chi ha la toga addosso ha una grande responsabilità. Se poi sceglie di fare una campagna elettorale per candidarsi ne ha un'altra, personale in quel caso, di sicura importanza. Durante le campagne elettorali si possono avere nemici, si può attaccare politicamente qualcuno, si contestano legittimamente le idee dell'avversario. Insoma per dirla in una parola: ci si scopre. Se poi le cose non vanno bene e non si viene eletti rindossare la toga ancora una volta potrebbe essere ulteriore segnale di poca coerenza. Ovvero si lascia sempre il sospetto che gli avversari politici in campagna elettorale possano essere perseguitati usando il potere giudiziario

Non tutti sono uguali - Tutti hanno diritto ad avere un'aspettativa per motivi elettorali. Ma andrebbe eliminata se l'incarico professionale riguarda uno dei poteri indipendenti dello Stato. L'aspettativa per i magistrati tutela in pratica il conflitto d'interessi. Un architetto che chiede l'aspettativa per fare politica, qualora rientrasse a lavoro non ha nel il potere nè il modo per consumare "vendette". Un magistrato sì. Sta sempre nella fiducia nella giustizia l'equilibrio di questa piccola anomalia. Il cittadino ha fiducia o meno nei magistrati e ne accetta sempre il verdetto. Ma di quelli che sono scesi in politica per poi risalire in magistratura, forse è un pò meno semplice da digerire.

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    29 Dicembre 2012 - 15:03

    ...Papa, Milanese, Er Batman, e mille mille altri ancora, in questo letamaio chiamato italia

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  • alpaio

    28 Dicembre 2012 - 17:05

    Mi sto rendendo conto che oramai la bugia a “Libero” è sistematica.La pagnotta val bene una bugia,evidentemente.. Il metodo è sempre quello:dire una parte di verità,nascondere l'altra scomoda.E trarre conclusioni in linea con la sola parte pubblicizzata.Come per i Magistrati in politica.E' ben vero che a sinistra non si sono fatti mancare nulla.Ma perché non dire che anche la destra ha approfittato della…..situazione?Chi erano i senatori PDL: Caliendo,Centaro,Pasquale Giuliano,Nitto Palma? E chi i deputati: Frattini,Mantovano e Alfonso Papa?E la “storica” Tiziana Parenti?La lista che Libero ha compilato non fa rilevare che essi fossero appartenenti al centro-destra,poiché vengono accomunati a quelli di sinistra,oggetto del biasimo solenne.Insomma,“Libero” dimostra di considerare i suoi lettori come degli sprovveduti che abboccano ad ogni panzana.Contento lui….Ma altresì liberi,noi lettori,di evidenziarne le incongruenze. Ma..verremo pubblicati? O saremo (ancora) censurati?

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  • piccionesecco

    28 Dicembre 2012 - 17:05

    Basta colle toghe rosse, capaci solo di guardare nei buchi delle serrature, che si candidano in Parlamento! Il conflitto di interessi è intollerabile! Se eletti in Parlamento poi potrebbero ricattare gli avversari politici, di cui conoscono magari qualcosa di innominabile!

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  • mark70

    27 Dicembre 2012 - 17:05

    se qualcuno dice che la magistratura è nelle mani della sinistra a questo punto non gli si può dare completamente torto. non voglio generalizzare in quanto sicuramente ci sono validissimi giudici di tutto rispetto (vedi caso ilva!) ma non vorrei che una volta eletti diventino come tutta la casta. occorre anche qui mettere dei paletti ben definiti e cambiare le regole, o di qua o di la!il piede in due scarpe è troppo comodo ma non deve essere fattibile.

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