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Politica contro toghe

Berlusconi, Gasparri: "Se Consulta non dà ragione al Cav, gli onorevoli Pdl si dimettono"

Silvio Berlusconi

Il Cav nel mirino

La Consulta ha deciso: il legittimo impedimento opposto da Berlusconi nel 2010 durante il processo Mediaset è stato respinto. Una decisione che rischia di pesare sul governo delle larghe intese. Lo aveva fatto capire Maurizio Gasparri che, senza giri di parole, aveva lanciato un duro avvertimento: "Sulla Corte Costituzionale incrocio le dita perchè se vedessi i numeri, le appartenenze e gli orientamenti dovrei essere pessimista", aveva premesso, riferendosi all'imminente sentenza della Consulta sul legittimo impedimento del processo Mediaset contro Berlusconi. Poi, però, dai microfoni della trasmissione Citofonare Adinolfi in onda su Radio Ies, ci era già andato giù duro: "Qualora ci fosse un epilogo negativo e, per noi di inaccettabile valore politico, avremmo tutto il diritto di assumere iniziative come, in ipotesi, le dimissioni di tutti i parlamentari Pdl". E ancora: "E’ un periodo che vede vari pronunciamenti in attesa e se ci fosse uno nei confronti di Berlusconi è impensabile che il Pdl possa assistere inerte al tentativo di una sua espulsione dalla vita democratica del Paese. Se non c'è praticabilità e la squadra esce dal campo, gli arbitri e i giudici devono considerare se la partita può andare avanti o meno". Con la sentenza di oggi la situazione rischia di degenarare: sono stati in molti, dopo le dichiarazioni di Gasparri, a dirsi pronti alle barricate nel caso al Consulta avesse respinto il legittimo impedimento.

L'ipotesi sciopero fiscale - C'è anche chi, a dire il vero, si è detto contrario all'ipotesi paventata da Gasparri. "Io non mi dimetterei", spiegava Giancarlo Galan, mentre Mariastella Gelmini chiariva a SkyTg24: "Il governo non è appeso alla giustizia, ma a cosa fa. Dall'Imu all'Iva...". Eppure i falchi in via dell'Umiltà sono più attivi che mai. E più di un parlamentare, come dicevamo, alla vigilia della sentenza che potrebbe spianare la strada verso l'ergastolo politico del Cav (l'eventuale condanna in Cassazione del leader azzurro comporterebbe anche la sua interdizione dai pubblici uffici), è tornato a invocare lo sciopero fiscale. Se vogliono far fuori Berlusconi dalla politica, è il concetto, sappiano che molti italiani sono pronti a non pagare più le tasse per protesta. Posizione provocatoria peraltro già rilanciata qualche settimana fa da Daniela Santanchè. Una che il polso del partito ce l'ha eccome. Ma nel Pdl non tutti condividono la linea dura annunciata da Gasparri. Oltre alla Gelmini e a Galan, anche Mara Carfagna si era detta scettica sulla possibilità di una dimissione in massa dei parlamentari nel caso in cui la Consulta dovesse respingere il legittimo impedimento: "Compromettterebbe nostro senso di responsabilità", ha dichiarato a Repubblica. In serata, però, anche il vicepremier e ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha fatto sapere che "non ci saranno dimissioni di massa".

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Commenti all'articolo

  • imahfu

    21 Giugno 2013 - 14:02

    I rappresentanti di un partito dell'attuale maggioranza si occupano della sola difesa dell'indifendibile. Si vuol capire che c'é gente che ha saltato il pasto. Una signora mi ha chiesto una tenda perché non riesce a pagare l'affitto. Sequestriamo una delle 21 ville.... sarebbe giustizia umana.

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  • imahfu

    21 Giugno 2013 - 14:02

    Ottimo anche lo sciopero fiscale. Con le multe successive rimborsiamo parte del debito pubblico e confischiamo un po' di attività acquisite con la frode.

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  • imahfu

    21 Giugno 2013 - 14:02

    Ottimo anche lo sciopero fiscale. Con le multe successive rimborsiamo parte del debito pubblico e confischiamo un po' di attività acquisite con la frode.

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  • sommesso49

    19 Giugno 2013 - 20:08

    E che dispetto è? Dopo le dimissioni degli attuali parlamentari subentreranno, a scalare, gli attuali non eletti. Evidentemente Gasparri imita male, a sparare stronzate, il suo capo Berlusconi.

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