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Botta e risposta

Mughini replica a Belpietro: "Il voto è inutile, anzi un danno"

La replica di Giampiero al direttore di "Libero": "Anche andando alle urne, le larghe intese sarebbero l'unica via. Ma saremmo screditati in Europa"

Giampiero Mughini

Giampiero Mughini

Di seguito la replica di Giampiero Mughini al direttore di Libero, Maurizio Belpietro, che nell'editoriale del quotidiano di sabato 7 dicembre sostiene: "La vera sciagura è tenersi il governo Letta. Qualunque risultato - aggiunge - è meglio del 'rigor mortis' di questo esecutivo. E gli italiani non sbagliano due volte".

Mi pare di capire che Libero sia ben contento che il Parlamento presunto «illegittimo» votato nel febbraio scorso in base a una legge elettorale dichiarata (dalla Consulta) incostituzionale in alcune sue parti sia circondato da truppe politiche numerose e vigorose che lo vogliono conciare per le feste. Le truppe che fanno capo al probabile leader del Pd Matteo Renzi, al Beppe Grillo che fa da Duce di quelli che schiamazzano il nulla 24 ore su 24, al Silvio Berlusconi che si mette alla testa di una Forza Italia che vorrebbe rilanciare il favore ottenuto nel 1994 ed è ovvio che è pazzesco il solo pensarlo. Ora mettere assieme queste forze, gente che elettoralmente e politicamente non ha in comune nemmeno l’aria che respira, è di per sé improbo. Sarebbe come dire che la Costantinopoli del Cinquecento o la Parigi del 1940 o la Beirut degli anni Ottanta del Novecento erano assediate da un esercito che metteva assieme israeliani e palestinesi e non so chi altri. Ossia da gente che in politica non farebbe combutta nemmeno per andare a prendere l’acqua alla fontana. E a parte il fatto che, stando al dettato della decisione recentissima della Consulta, l’attuale Parlamento italiano non è affatto illegittimo. È anzi nel pieno dei suoi poteri politici per costruire una legge elettorale che corregga le avarie del precedente Porcellum, avarie di cui si erano avvalsi entrambi gli schieramenti politici. Prima la coalizione di centrodestra vittoriosa nel 2008, e che ne ebbe uno stragrande premio di maggioranza con cui non riuscì a cucinare nemmeno un uovo alla coque sino al momento in cui dimissionò a favore del governo Monti, e successivamente il Pd di Pier Luigi Bersani che vinse le elezioni del febbraio 2013 per qualche decina di migliaia di voti e ne ebbe a sua volta un risonante premio in fatto di seggi alla Camera. Questa è la storia reale della politica italiana degli ultimi otto anni. Cancellarla con un colpo di penna e sostituirla non so con che cosa? Mi sembra pazzesco.

Perché di questo si tratta. Chi vorrebbe andare alle elezioni il più presto possibile, e non sappiamo bene con quale legge elettorale - se sì o no con un più marcato proporzionalismo che romperebbe definitivamente le gambe all’illusorio bipolarismo della Seconda Repubblica - non sa né ci dice in base a quali criteri verrebbero assegnati i seggi. Con un premio di maggioranza sempre e comunque a favore di chi ha vinto? Io penso di sì e me lo auguro. Solo che non esiste legge elettorale al mondo che possa cambiare il volto politico dell’Italia datata 2013-2014. Può scendere Dio in terra, ma questo nulla cambierebbe al fatto che l’Italia di oggi è divisa in quattro compartimenti elettorali, ciascuno solido e vigoroso. Un 30 per cento di italiani che non andranno a votare nemmeno morti. Il restante 70 per cento si dividerà più o meno così: 32-34 per cento voterà ciò che sa di sinistra, 32-34 per cento voterà ciò che sa di coalizione di centrodestra, il 22-23 per voterà per il gran nuotatore che ha attraversato a colpi di pinne lo Stretto di Messina, ossia Beppe Grillo. Non c’è legge elettorale che tenga. Questa è l’Italia reale. Ne consegue che i governi possibili sono tre: larghe intese fra sinistra e centrodestra, sinistra più il nuotatore, centrodestra più il nuotatore e i suoi sudditi. Può scendere Dio in terra, da questo non si scappa. E siccome nuotatore più berlusconiani è impossibile, e siccome Pd più grillini è una soluzione che non auguro a nessuno dei viventi, resta solo l’ipotesi delle intese più o meno larghe, più o meno credibili, più o meno condivise nel fondo dell’anima. Per noi italiani medi, e tenendo presente che le statistiche ci dicono che un italiano su quattro sta annegando nella povertà, non c’è niente da ridere né da sperare. C’è solo da attendere che passi almeno un po’ la «nottata» della crisi. Scenda Dio in terra, non c’è nessun governo al mondo che ci possa dare caramelle che non ci sono proprio. Non c’è elezione al mondo che possa trovare i soldi con cui lo Stato e i Comuni possano compensare il mancato introito venuto dall’abolizione dell’Imu sulla prima casa. Quei soldi non c’erano e difatti non sono stati trovati: solo il governo ha picchiato fiscalmente su altri. Nuove elezioni servirebbero a zero, a meno di zero. 

Solo a renderci meno affidabili nei confronti dei nostri partner europei, che non hanno alcun dovere di essere caritatevoli nei nostri confronti. Beninteso, possiamo deciderci di mandare a quel Paese l’Europa, di tornare alla nostra liretta di cartone, di coniugarci con Paesi ancor più deboli di noi, di arrangiarci non so come nel fare sopravvivere l’Alitalia o la Regione Lazio o le aziende dei trasporti pubblici di Genova o di Roma. Non credo sia una prospettiva augurabile a nessuno dei nostri concittadini. Padroni tutti voi di pensarla diversamente.

di Giampiero Mughini

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Commenti all'articolo

  • mamex

    mamex

    07 Dicembre 2013 - 21:09

    Restare in questo liquame è veramente pericoloso! Meglio correre il rischio di non combinare nulla con nuove votazioni. Ma almeno così, facciamo un tentativo! Viceversa siamo palesemente in panne! Saluti da un suo ammiratore.

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