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Il disastro

Enrico Letta, recordman di nomine: 558 poltrone in 10 mesi

Enrico Letta

Enrico Letta visto da Benny

L’ultima è sfumata proprio per una questione di ore, perché proprio questa mattina il consiglio dei ministri guidato da Enrico Letta avrebbe dovuto fare la nomina del nuovo direttore dell’Aise, il servizio segreto per l’estero (quello che un tempo si chiamava Sismi). Sarebbe stata la nomina 559 in 292 giorni dal primo consiglio dei ministri di questa legislatura. Il contatore finale si ferma dunque sulla nomina numero 558, quella fatta nel 291° giorno di governo, il 12 febbraio: Aldo Sandulli commissario straordinario della Agenzia spaziale italiana. È l’unico vero dato che può contrapporre il premier giubilato ieri da Matteo Renzi a chi lo criticava per l’immobilismo e l’incapacità di prendere decisioni. Quando si è trattato di elargire promozioni e avanzamenti e di distribuire poltrone di prima e seconda classe, il governo Letta non è stato davvero secondo a nessuno. 

Anzi, palazzo Chigi e i vari ministeri si sono trasformati in una vera e proprio fabbrica delle nomine. Basta scorrere i comunicati del consiglio dei 48 consigli dei ministri e i provvedimenti amministrativi adottati dai singoli titolari dei dicasteri (escludendo la nomina dei propri staff, che consideriamo naturale) e in genere comunicati alle commissioni parlamentari, e armarsi di calcolatrice: 558 nomine in 291 giorni fanno quasi due nomine al giorno, per l’esattezza 1,91 nomine quotidiane. Di queste 269 sono state approvate direttamente dal Consiglio dei ministri e 289 invece decise dalle strutture operative dei vari ministeri. Delle 558 nomine 111 riguardano avanzamenti di carriera per prefetti e militari, per il resto si tratta di consigli di amministrazione o direzioni di strutture pubbliche e di spostamenti interni agli stessi ministeri. Nel lungo elenco ci sono anche posti di prima fila, come quello conquistato a fatica alla presidenza dell’Istat da Pier Carlo Padoan, che ha dovuto essere nominato ben due volte dal consiglio dei ministri visto che la prima era stato bocciato per errore da una commissione parlamentare. 

Non secondaria la scelta finale del primo renziano piazzato su una poltrona: Giacomo D’Arrigo, direttore generale della Agenzia nazionale per i giovani. Scelto anche il nuovo presidente della Corte dei Conti: Raffaele Squitieri. Rinnovato il mandato di Vito Riggio alla presidenza dell’Enac, l’ente nazionale per l’aviazione civile, come quello dei tre direttori delle Agenzie che dipendono dal ministero dell’Economia: Attilio Befera (Entrate accorpate con il Territorio), Giuseppe Peleggi (Dogane e Monopoli) e Stefano Scalera (Demanio). Nominato Andrea Camanzi presidente della Autorità di regolazione dei Trasporti, insieme ai due componenti Barbara Marinali e Mario Valducci (ex parlamentare Pdl). Scelto il nuovo direttore generale della Banca d’Italia (di cui il governo ha anche cambiato lo statuto): Salvatore Rossi, che ha preso il posto lasciato vacante dal ministro Fabrizio Saccomanni da ieri restato senza poltrona. 

Nominati il nuovo ragioniere generale dello Stato (Daniele Franco, che veniva dalla Banca d’Italia), il nuovo capo della Polizia, Alessandro Pansa, e il vicecomandante generale dei carabinieri, Antonio Girone. Rinnovate molte poltrone al Cnel, e nella nuova squadra è arrivato anche Tiziano Treu (che era fra i papabili alla successione di Antonio Mastrapasqua alla presidenza dell’Inps). Scelto Gianni De Gennaro per la presidenza di Finmeccanica, e inserito in quel consiglio di amministrazione Alessandro Minuto Rizzo. Nominati il nuovo cda a 5 membri della Sogin, dove è diventato presidente Giuseppe Zollino e amministratore delegato Riccardo Casale. Nominato e confermato presidente e amministratore delegato dell’Anas Pietro Ciucci (ma in cda due nuove nomine). Scelto Gianluca Lo Presti come nuovo amministratore delegato di Eur spa. Il Tesoro ha perfino nominato un comitato di garanzia sulle nomine, presieduto dall’ex presidente della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli e composto dal direttore generale emerito della Banca d’Italia, Vincenzo Desario e dalla professoressa di economia Maria Teresa Salvemini. 

Nel suo palmares Letta ha potuto inserire una cosa che non capita tutti i giorni: una nomina congiunta con Papa Francesco. Su indicazione del Pontefice infatti il 29 ottobre scorso Letta ha proposto e fatto approvare la nomina di monsignor Santo Marcianò a ordinario militare per l’Italia.

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • SGis

    15 Febbraio 2014 - 10:10

    Personaggio inutile e dannoso per se e per gli altri...sarebbe il caso di dire "SEI SOLO CHIACCHIERE E..." come disse qualcuno tempo fa. Le palle d'acciaio mi sa che ce le aveva in testa!

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  • marari

    15 Febbraio 2014 - 08:08

    ha battuto perfino lo zio Letta, che significa avere appreso bene la lezione, cioè come fare per diventare potenti.

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