C’è una sinistra che non condivide il coro di critiche partito dalle opposizioni contro la missione di Giorgia Meloni nel Golfo. Una sinistra che è contraria al governo di centrodestra e che, certo, non voterà per nessun partito del centrodestra alle prossime elezioni politiche. Ma che dice una cosa semplice: su alcuni temi dovrebbe prevalere, rispetto alle ragioni di parte, l’interesse nazionale. A dar voce a questa minoranza è stato Franco Bassanini, parlamentare del Pci, del Pds, dei Ds, infine del Pd, oltre che ministro e sottosegretario in vari governi di centrosinistra. «Che senso hanno le critiche dell’opposizione alla missione nel Golfo di Giorgia Meloni?», ha scritto l’altro giorno su X. «Tanto più che è stata accompagnata da una chiara affermazione di dissenso rispetto all’azione di Trump.
Criticare sempre e tutto quel che fa il governo», proseguiva, «non giova alla credibilità dell’opposizione». E ha ricordato che a spiegarglielo fu «Giorgio Napolitano nel 1980 quando ero da poco stato eletto deputato. Nei momenti di crisi sarebbe più che mai necessaria la coesione nazionale sulle scelte condivise: rinforzare i rapporti con i paesi del Golfo non dovrebbe essere una scelta condivisibile?». Parole seguite da quasi 400 commenti: ragionevole per alcuni, cieco o “venduto” per altri. A sostenerlo, è stato un altro senatore del Pd, Stefano Esposito, messo ai margini anni fa per una vicenda giudiziaria da cui poi è stato completamente scagionato.
«La democrazia», ha scritto sotto il post di Bassanini, «ha bisogno di una opposizione ferma e agguerrita nella sua critica al governo. Ma criticare per partito preso, sempre e comunque, non è un buon modo di fare opposizione. Finisce per togliere valore anche alle critiche serie e magari anche fondate». Ma non tutti la pensano come Esposito e Bassanini. L’ex ministro, però, non demorde e fa un secondo post in cui spiega, con maggiori dettagli, pertari italiane da parte degli Stati Uniti. Ma il suo intervento, inevitabilmente, assumerà in ogni caso un significato politico perché partirà dal presupposto che il governo italiano si sta attenendo ai trattati internazionali sottoscritti negli anni ’50 poi aggiornati nel 1995- e in buona parte segreti -.E che certo nulla potrà essere avallato se i jet Usa chiederanno i permessi di utilizzo per condurre azioni di guerra nel Golfo. Ieri Crosetto ha preferito comunque parlare d’altro, nell’attesa di oggi. Prima il ricordo del devastante sisma che ha colpito L’Aquila e il centro Italia 17 anni fa, poi un messaggio diffuso su X in occasione della Giornata dello sport per lo sviluppo e perla pace per sottolineare «il valore dello sport come scuola di impegno, costanza e spirito di squadra».
ché la missione della premier nel Golfo era un passo decisivo e necessario. Si dilunga sulla situazione dei vari Paesi dell’area, sugli oleodotti che passano in alcuni dei Paesi visitati da Meloni, sull’influenza di questi Paesi in una futura riapertura dello stretto di Hormuz. Di nuovo, i commenti sono tantissimi e si dividono. E di nuovo lo difende Esposito: «Il tuo sforzo di spiegare è eroico, ma sui social pochi sono interessati a capire, troppi pensano di sapere e in realtà sono ignoranti senza speranza».
Nei giorni scorsi anche Matteo Renzi, pur rinfacciando alla premier precedenti posizioni, aveva definito quella della premier «una scelta intelligente». Ma non tutti i riformisti la pensano così. Durissimo con Meloni, per esempio, è stato ieri Riccardo Magi, segretario di + Europa: «Nessuno ha ben capito cosa Meloni sia andata a fare nel Golfo, soprattutto quali risultati abbia portato a casa ed eventualmente che benefici avranno sulla vita dei cittadini per quanto riguarda il rincaro dei prezzi. Meloni dovrebbe riferire tutto questo nell’aula del parlamento e dovrebbe anche dirci quale è la sua strategia energetica, se ancorata alle fonti fossili oppure orientata al futuro». Una posizione, quella di Magi, allineata al nocciolo del campo largo, Pd, AVS, M5S, durissimo nel giudicare e commentare il viaggio della premier. E se ne avrà prova fra qualche giorno, quando Meloni verrà in Parlamento per riferire. Sarà quella una tribuna che i leader dell’opposizione sfrutteranno per gareggiare nell’alzare i toni, per parlare al proprio elettorato, per con guadagnarne di nuovo, nel tentativo di puntellare il vantaggio ottenuto nel referendum costituzionale. Troppo ghiotta l’occasione per dare un nuovo colpo a un governo che in questo momento soffre su vari fronti (dalla crisi energetica al caso Piantedosi, dalle dimissioni di vari esponenti del governo ai consensi per la prima volta in calo). Anche perché nel centrosinistra è già cominciata la gara per la premiership. Non è il tempo per riflessioni bipartisan. Non a caso Elly Schlein ha convocato per lunedì 13 aprile la direzione nazionale. Con un obiettivo: sfidare apertamente quelli che, in queste settimane, hanno fatto pressioni per farle fare un passo indietro da candidato premier o convincerla a evitare le primarie. Non ci pensa nemmeno lontanamente e lo dirà chiaro e tondo. Chi la pensa diversamente, dovrà metterci la faccia.




