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NUOVI TRATTAMENTI FARMACOLOGICI

Tumori testa–collo: in arrivo
nuovi farmaci immunoterapici

I dati evidenziano un aumento della sopravvivenza ad un anno – dal 16 al 36 per cento – dei pazienti con malattia non più curabile con chirurgia o radioterapia. Ma a costi elevati

24 Gennaio 2018

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Professoressa Lisa Licitra

Professoressa Lisa Licitra

L’Immunoterapia potrebbe essere la nuova chiave di volta per combattere i tumori testa–collo. Questi farmaci, che arriveranno in Italia entro l’estate, agiscono sul sistema immunitario stimolando una risposta positiva. Si tratta infatti di terapie che hanno come primo bersaglio non la malattia stessa, ma il potenziamento delle risposte immuni dell’individuo. “Sono farmaci innovativi, già provati, testati e alcuni di questi anche approvati dagli enti regolatori – dichiara la professoressa Lisa Licitra, direttore dell’Oncologia Medica 3 della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano – E’ stato confermato, infatti, il beneficio per il paziente che usi tali nuove molecole in alcune situazioni particolari come la malattia recidivata o metastatica. Il vero obiettivo per il futuro rimane quello di utilizzare questi farmaci nelle malattie curabili, di usarli cioè nelle malattie localmente avanzate o addirittura in quelle allo stadio iniziale”. L’occasione per fare il punto su questa patologia è stato il seminario ‘Il paziente anziano: le sfide di un approccio multidisciplinare e il tumore testa-collo’, organizzato nei giorni scorsi dall’Istituto Nazionale dei Tumori, in collaborazione con la Fondazione don Gnocchi di Milano e gli Spedali Civili di Brescia, con la supervisione scientifica, appunto, della professoressa Lisa Licitra e del dottor Paolo Bossi, oncologo e ricercatore dell'Istituto dei Tumori, e il patrocinio di diverse società scientifiche italiane.

Nuovi farmaci in arrivo.  I nuovi farmaci riguardano tutti i tumori spino-cellulari del distretto cervico-facciale. L’ideale, secondo gli specialisti, sarebbe trovare un marcatore che definisca i pazienti più adatti per ricevere questo tipo di farmaci, in modo da selezionare meglio in futuro chi potrà beneficiare realmente di questi farmaci. Purtroppo, però, non tutti i farmaci sono applicabili all’anziano e i dati in nostro possesso sono ancora scarsi per poter trarre conclusioni definitive.

L’importanza della multidisciplinarietà. “La scienza sta evolvendo, inclusa quella geriatrica, con tutti i suoi strumenti necessari a valutare lo stato del soggetto anziano – aggiunge Lisa Licitra – L’esortazione è quella di studiare, di aprire gli occhi, di mettersi in contatto con tutte le altre discipline della medicina: non bastano i chirurghi, gli oncologi, i radioterapisti: occorre aprire gli orizzonti e guardare negli orti laterali perché lì c’è molto sapere di cui abbiamo bisogno”.

I nuovi farmaci prolungano la sopravvivenza. I farmaci approvati sono il nivolumab, che ha ricevuto l'ok da Ema ed è in attesa di ultimi raffinamenti per capire in quale setting utilizzarlo, e il pembrolizumab. In Italia l’approvazione di nivolumab è prevista entro l’estate 2018. Nei tumori già trattati con chemioterapia, questi farmaci immunoterapici saranno considerati lo stato dell’arte, quindi sostituiranno quelli attuali. I dati testimoniano aumento che la sopravvivenza ad un anno passa dal 16 per cento con la terapia standard al 36 per cento con l’uso dei farmaci biologici. Purtroppo, però, il costo previsto si presuppone essere alto.

Fattori di rischio per un approccio corretto della terapia. “La persona anziana, soprattutto se vive sola e non è autosufficiente ha maggiori probabilità di non essere in grado di rispettare un protocollo terapeutico – spiega la professoressa Licitra – La solitudine, infatti, induce all’isolamento totale, e quindi all’assenza di voglia di reagire alla malattia e di affrontare la terapia. Ma ci sono altri problemi che provocano un peggioramento delle condizioni di salute: una situazione economica precaria, la depressione, un quadro complesso di comorbidità, cioè la presenza di altre malattie oltre a quella tumorale. Anche il genere incide, perché le donne sopravvivono di più rispetto agli uomini, forse perché meno esposte ai fattori di rischio a cui lo sono gli uomini.

Cosa sono i tumori testa–collo. I tumori testa–collo riguardano quasi esclusivamente gli adulti, soprattutto gli uomini. Pur essendo un tumore raro, in confronto agli altri dieci più frequenti nella popolazione italiana ed europea, occorre mantenere alta la guardia, perché l’incidenza cresce in modo impressionante con l’età. Oggi si contano in Italia 9500 casi totali all’anno, 7200 riguardano gli uomini, 2300 le donne. Negli ultimi mesi, inoltre, si è riscontrata una diminuzione dell’incidenza e della mortalità nell’uomo. Tali dati rimangono invece stabili nelle donne. La sopravvivenza media a 1 anno è di circa l’80 per cento che si riduce a meno del 60 per cento a 5 anni. Per tumori testa–collo si intendono l’insieme di neoplasie che hanno origine nelle cavità nasali e nei seni paranasali, nella faringe, nella cavità orale, nella laringe e nelle ghiandole salivari. Il più frequente, circa un caso su due, riguarda la laringe, seguito da quello del cavo orale e della faringe. Il 90 per cento di questi tumori sono carcinomi spino-cellulari; la restante parte, invece, riguarda melanomi, sarcomi, linfomi e altri tipi di tumore.

“Dal convegno – conclude la professoressa Licitra – è emersa la necessità di offrire trattamenti personalizzati alla popolazione anziana; è chiaro ormai che l’età da sola non basta per definire le scelte di terapie differenti, in quanto le persone anziane hanno differenti riserve funzionali e capacità di reagire ad una terapia. Per questo il ricorso a strumenti, quali i test di valutazione geriatrica e lo studio della qualità di vita del paziente e delle sue preferenze rispetto alle scelte di trattamento, possono aiutare nella scelta della migliore approccio terapeutico”. (EUGENIA SERMONTI)

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