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SALUTE ORALE

Deficit cognitivi e demenza senile
associate alla scarsa cura dentale

Trascurare la cura odontoiatrica nella terza età favorisce l’insorgere di problematiche legate all’invecchiamento. I dati Istat confermano la negligenza degli italiani nell’attenzione alla salute orale in età avanzata

19 Aprile 2018

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Deficit cognitivi e demenza senileassociate alla scarsa cura dentale

Una salute orale trascurata e la conseguente perdita dei denti sono tra gli aspetti che accompagnano lo sviluppo di deficit cognitivi e demenza in età avanzata: in particolare, la perdita dei denti posteriori, frequente durante l’invecchiamento, è correlata a disfagia e a disturbi deficitari della nutrizione, con conseguente carenza di vitamine e alimenti a valore antiossidante. In più, il processo di masticazione si rivela fondamentale nella regolazione dell’attività dell’asse ipotalamo-ipofisario e nella conservazione della funzione cognitiva dipendente dall’ippocampo. Dati di Istat Italia confermano la scarsa attenzione che nel nostro Paese è riservata al controllo della salute orale proprio durante l’età avanzata: si cura il 45,8 per cento della popolazione sopra i 15 anni contro una media europea del 60,1 per cento. La percentuale scende all’aumentare dell’età: 36,1 per cento per gli over 65, 29,2 per cento per gli over 75; in assoluta controtendenza con le politiche d'invecchiamento attivo che dovrebbero essere promosse nel nostro Paese, secondo le direttive dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Queste tematiche sono state ampiamente dibattute nel corso del 25° Congresso nazionale del Collegio dei docenti universitari di discipline odontostomatologiche (Cduo) a cura di Antonella Polimeni, presidente del congresso ed Enrico F. Gherlone, presidente del Cduo e che quest’anno intende sottolineare la centralità dell’odontostomatologia nel complesso delle discipline mediche attraverso quattro parole chiave: microbiota orale, malattie sistemiche, rischio e correlazione. “L’ingresso di microorganismi del microbioma orale la deglutizione salivare o la formazione persistente di placca, ed il loro conseguente contatto con il sistema immunitario attivo nella mucosa è responsabile dell’instaurarsi di una malattia sistemica – avverte la professoressa Antonella Polimeni – Tenere in equilibrio ed in salute le oltre 600 colonie batteriche, o microbioma orale complessivo, che popolano la nostra cavità orale ed i suoi habitat - denti, gengive, palato, lingua, tonsille - a loro volta articolati in tanti microbiota che ne caratterizzano la comunità batterica presente in un tessuto, rappresenta uno dei compiti principali oggi affidati all’Odontostomatologia, specie con l’incedere dell’età e dell’invecchiamento che rende l’individuo fragile”, conclude la Polimeni.

La salute orale è frequentemente trascurata durante l’invecchiamento a causa dell’incedere di altre patologie di grave entità, ma anche per una difficoltà riscontrata nell’accesso ai trattamenti, spesso caratterizzati dall’assunzione di farmaci anticoagulanti che possono elevare il tasso di pericolosità anche di interventi poco rischiosi quali semplici estrazioni. Le malattie paradontali tipiche della terza età sono associate anche ad una scarsa igiene orale provocata da disturbi della vista o da tremori delle mani, senza contare il ruolo fondamentale che la protesi assume consentendo alla persona anziana una corretta alimentazione e ovviando alla malocclusione che provoca anche dolori muscolo-scheletrici, con strascichi di tipo psicologico e sociale. “Le alterazioni cui il microbiota va incontro con l’invecchiamento includono una diminuzione dei firmiculates e un aumento dei bacterioides. Il mutato pattern del microbiota si correla con la fragilità alla cui base c’è proprio la condizione della salute muscolare – spiega il professor Francesco Landi, primario di Riabilitazione geriatrica al Policlinico A. Gemelli – Esiste una specie di loop proinfiammatorio della disbiosi o alterazione della flora batterica che favorisce immuno-senescenza e inflammaging e che a sua volta correla con la fragilità e con la sarcopenia. Tutto ciò significa che la relazione tra microbiota e muscolo non è solo statistica, ma che vi è un cross-talk fra il microbiota e i vari organi e apparati; questa correlazione implica anche che il microbiota potrebbe rappresentare un nuovo target terapeutico. È stato chiaramente dimostrato in che misura il microbiota può influenzare soprattutto il metabolismo proteico e quindi il muscolo”.

Controllare costantemente il microbioma orale permette di monitorare le alterazioni della salute in circostanze particolari quali un cambiamento dietetico o un trattamento antibiotico, ma consente anche di prevenire gravi malattie cronico infiammatorie; tali benefici sono importanti specie se associati ai pazienti dai 70 anni in su, definiti ‘fragili’ poichè spesso costretti da situazioni fisiche economiche svantaggiose o perché vincolati da patologie debilitanti che li rendono non autosufficienti. “In qualche modo, la composizione genetica del microbiota potrebbe rappresentare uno dei meccanismi in grado di modificare la longevità: se l’omeostasi del microbiota influenza la salute dell’ospite e l’invecchiamento, lo sviluppo di probiotici geneticamente ingegnerizzati potrebbe rappresentare un nuovo paradigma terapeutico per promuovere un invecchiamento in salute – Una modulazione personalizzata, anche in base all’età, del microbiota potrà portare all’obiettivo di mantenere un profilo microbico tale da offrire le maggiori probabilità di prevenire la fragilità e promuovere la salute muscolare”, conclude il professor Landi. (FEDERICA BARTOLI)

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