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I tre “incidenti” di Benedetto XVI e il falso dello zucchetto

Andrea Cionci
Andrea Cionci

Storico dell'arte, giornalista e scrittore, si occupa di storia, archeologia e religione. Cultore di opera lirica, ideatore del metodo “Mimerito” sperimentato dal Miur e promotore del progetto di risonanza internazionale “Plinio”, è stato reporter dall'Afghanistan e dall'Himalaya. Ha appena pubblicato il romanzo "Eugénie" (Bibliotheka). Ricercatore del bello, del sano e del vero – per quanto scomodi - vive una relazione complicata con l'Italia che ama alla follia sebbene, non di rado, gli spezzi il cuore

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In qualsiasi indagine, sono proprio le contraddizioni di chi cerca di tenere nascosta la verità a farla emergere IN MODO DIROMPENTE. E’ quello che sta accadendo con il caso dell’ogni giorno più plausibile attentato subìto da Benedetto XVI nel 2012, tramite sovradosaggio di sonniferi, di cui abbiamo scritto QUI

Infatti, su quell’incidente - che sarebbe stato alla base della sua scelta di ritirarsi (noi sappiamo tramite sede impedita) - sono state diffuse almeno TRE VERSIONI DIVERSE.

La prima a uscire fu quella di Andrea Tornielli, allora vaticanista de La Stampa e oggi direttore editoriale della comunicazione dell’antipapa, che il 14 febbraio 2013, con un qual certo tempismo, pubblicò QUI un articolo intitolato “Cadde, si ferì alla testa e decise: lascio”, con un resoconto da parte di un misterioso prelato. La scelta sarebbe quindi fra cinque i cardinali che facevano parte del seguito papale nel viaggio apostolico (Bertone, Ouellet, Cañizares, Sarah, Baragán), i due vescovi (Becciu. Mamberti) e i sei monsignori Marini, Gänswein, Xuereb, Arellano, Krajewski e Ravelli.

La seconda versione del caso è contenuta nel libro dello Pseudo-Gänswein  “Nient’altro che la verità” del gennaio 2023. Scriviamo “pseudo” perché questo libro, come abbiamo riflettuto QUI, per le sue madornali contraddizioni, utili proprio a legittimare Bergoglio, sembra essere stato manipolato da altre mani, tanto che Monsignore voleva ritirarlo prima dell’uscita.

Infine, la terza è la versione di Benedetto XVI, nella lettera inviata il 28 ottobre 2022 a Peter Seewald, parzialmente pubblicata dal collega tedesco dopo l’uscita del libro di Gänswein  e poi da lui stesso concessaci per intero in aprile QUI.

Oggi dimostriamo per la prima volta come la versione dello pseudo-Gänswein sia clamorosamente FALSA, smentita dai video, mentre quella dell’ignoto prelato differisce dal racconto del Papa per altrettanto clamorosi dettagli.

Partiamo dalla prima versione, quella del Prelato intervistato da Tornielli: “«La mattina del 25 marzo, nell’ultima giornata trascorsa a León (Messico n.d.r.) - racconta il prelato - Benedetto XVI quando si è alzato aveva i capelli sporchi di sangue. I suoi collaboratori gli hanno chiesto che cosa fosse successo. Il Papa ha detto di non essere caduto, ma di essere andato a sbattere contro il lavandino, qualche ora prima. Si era alzato per andare in bagno, e come capita talvolta quando ci si risveglia nel cuore della notte in un ambiente che non è il nostro abituale, non aveva trovato immediatamente l’interruttore della luce e così si era mosso al buio. […] Anche il cuscino era sporco di sangue - continua il nostro interlocutore - e qualche goccia aveva macchiato pure la moquette. […] Ma non si trattava di una ferita profonda né preoccupante. La zona interessata rimaneva sotto lo zucchetto bianco ed era comunque ben mascherata dai folti capelli del Pontefice [… ] Non c’erano cerotti visibili - aggiunge il prelato - come invece accadde a Giovanni Paolo II […] Non ha avuto problemi a indossare la mitria che gli abbiamo posto sul capo durante la messa […] Tutto è andato bene e soltanto la sera, tornati alla residenza delle religiose, è stata fatta una medicazione più accurata». […] Forse quell’incidente notturno nella casa delle religiose capuccine, con la possibilità di conseguenze più gravi, di un ricovero lontano da Roma, ha contribuito a far maturare una decisione che nove mesi dopo avrebbe portato allo storico annuncio di lunedì scorso”.

Attenzione: il prelato che, durante la messa, pone la mitria sul capo di Benedetto è Mons. Kraiewsky, come si vede QUI al minuto 20.10. Potrebbe forse essere stato lui a fornire questo resoconto a Tornielli? Kraiewsky riceverà nel 2018, invalidamente, il galero da Bergoglio passando agli onori delle cronache come il “cardinale elettricista”, quello che andava a riattaccare abusivamente la luce nei palazzi okkupati, senza pagare le bollette QUI .

Ecco, invece, la versione dello Pseudo-Gänswein in “Nient’altro che la verità”: “Per di più, in Messico, il Papa inciampò in un tappetino mentre era in bagno per farsi la barba e cadde di spalle, battendo la testa sul rialzo della cabina della doccia. Non ebbe perdita di conoscenza o problemi particolari, ma furono necessari un paio di punti per suturare la ferita. Nonostante la medicazione, il sanguinamento proseguì, al punto da costringere monsignor Guido Marini a non togliergli lo zucchetto, che copriva la garza macchiata, nei momenti in cui la liturgia lo avrebbe richiesto durante la Messa nel Parque del bicentenario di León, tant’è che qualcuno pensò che il maestro delle Celebrazioni si fosse distratto!”.

Innanzitutto, la versione dello Pseudo-Gänswein  è clamorosamente smentita dal video della messa al Parque del bicentenario di Leon, del 25 marzo 2012, che troverete QUI dato che sul sito Vaticano, stranamente, il video “non è raggiungibile” cliccando sul link preposto.

Ora, secondo il Cerimoniale del Vescovo, lo zucchetto va tolto prima della consacrazione e dopo la comunione. Al minuto 52.00, QUI  vedete che Mons. Guido Marini non toglie al Papa lo zucchetto perché, ovviamente, tiene in mano il messale in spagnolo che il Santo Padre sta leggendo, e non per altri motivi. A scoprire il capo del Papa ci pensa invece il 2° cerimoniere, Mons. Krajewsky, e la liturgia si svolge in modo perfettamente regolare.

Ma ciò che conta è che la candida testa del Santo Padre non presenta alcuna garza sporca di sangue. QUI il video completo che mostra la capigliatura di Benedetto XVI del tutto intonsa, senza tamponi e senza cerotti.

 

Perché infarcire quel racconto di così tanti dettagli sulla garza, lo zucchetto, la “distrazione” di Mons. Marini, sapendo che sarebbe bastato un rapido controllo per far saltare la ricostruzione? A questo punto si potrebbe supporre che il vero Gänswein lo abbia fatto apposta, per suscitare la querelle, come già aveva fatto in passato QUI , oppure che lo pseudo-Gänswein  sia stato realmente così poco accorto da  esporsi goffamente allo sbugiardamento.

Infine, c'è il racconto di Benedetto XVI: "Durante il mio viaggio apostolico a Santiago di Cuba, nel marzo 2012, mi sono svegliato la mattina dopo la prima notte e, come al solito, ho usato il mio fazzoletto e mi sono accorto che era completamente intriso di sangue. Devo aver urtato qualcosa in bagno ed essere caduto. Grazie a Dio, nel team di medici che mi scortava c’era un chirurgo estremamente apprezzato che sapeva come trattare la cosa in modo che non diventasse evidente".

Parla di "prima notte", quindi doveva essere per forza il 26 marzo a Cuba, dato che la messa al Parque era stata del 25 e il papa era arrivato in Messico il 23. In alcun modo poteva riferirsi al 25. 

Da questo schema potrete vedere, a colpo d’occhio, come le tre versioni presentino macroscopiche differenze.

 

Oltre alle differenze, vedremo come le due versioni estranee a Benedetto offrano ricostruzioni di dinamiche assurde, oltre che fra loro contraddittorie.

Prelato-Tornielli: la notte è quella tra il 24 e il 25, in Messico. Il Papa urta per disorientamento causato dal buio in un ambiente nuovo. Sbatte sul lavandino la testa nella zona parietale, che si coprirà poi con lo zucchetto. Esce del sangue, ma la ferita non è profonda e non si parla di punti. Benedetto non porta garze, né cerotti in testa durante la messa al Parque perché i folti capelli coprono tutto e la ferita si è coagulata. Ora, dato che il lavandino di solito si trova a non più di un metro da terra, come fa uno che si muove al buio di notte, in cerca dell’interruttore, a sbattervi contro nella zona parietale della testa? Mistero. 

La dinamica descritta dallo Pseudo-Gänswein è ancora più “creativa”: l’incidente avviene la mattina del 25 in Messico, prima della messa al Parque. Il Papa, mentre si fa la barba, in piena luce, inciampa nel tappetino e cade all’indietro sullo spigolo del piano rialzato della doccia. Non perde conoscenza ma gli devono mettere due punti. Un capitombolo del genere, di schiena, sullo spigolo del piano doccia lo avrebbe probabilmente ucciso. Commenta, infatti, il medico internista dr. Maurizio Luchena, già esperto di pronto soccorso: “Una caduta così spaventosa che si risolve con un taglietto, due punti di sutura, senza la presenza di un ematoma? In genere quando si verificano questi traumi, per prevenire complicanze si ricorre al pronto soccorso per eseguire una TAC per scongiurare danni cerebrali. Figuriamoci poi se il paziente è il Papa”.

Anche qui, Benedetto avrebbe perso l’equilibrio per un semplice incidente domestico. Perché dimettersi per un incespicamento? Per non parlare della farsa dello zucchetto che avrebbe coperto l’inesistente garza insanguinata. 

Invece, papa Benedetto XVI, l’unico a cui si può credere, parla della notte fra il 26 e il 27 a Santiago di CUBA, e non del Messico. Il papa è incosciente e non ricorda cosa sia successo. La mattina il sangue ha intriso il suo fazzoletto, quindi questo gli esce dal naso o al massimo dalla bocca perché egli se ne accorge usandolo. Certo non usava il fazzoletto passandoselo sulla zona parietale della testa, fra i capelli, in quella zona che sarebbe stata coperta dallo zucchetto. L’incidente è collegato da Benedetto senza alcun dubbio alla questione insonnia-sonniferi, da lui descritta come motivo centrale delle sue dimissioni. Quindi, è del tutto plausibile che, per sovradosaggio (indotto) di sonniferi, lui andando in bagno durante la notte abbia perso l’equilibrio, come da effetti collaterali descritti per eccesso di sedativi/ipnotici, sia caduto a faccia avanti, abbia urtato il naso, cosa che gli ha prodotto l’epistassi, e si sia poi rimesso a dormire. Al mattino non ricordava cosa fosse successo per via dell’amnesia causata dai farmaci. Infatti, la mattina del 27 è cereo in volto, insicuro e rallentato nei movimenti e secondo lo psichiatra Antonio Bussi, QUI mostrava esattamente una sintomatologia da overdose di sedativi. Visto il palese attentato subìto, Benedetto decide che era il momento di entrare in sede impedita e difendere così il Papato dall’aggressione interna. Del tutto coerente, a differenze delle altre due versioni.

Come vedete, sia il prelato di Tornielli che lo Pseudo-Gänswein cambiano giorno, luogo, momento e finiscono in aperta contraddizione fra loro.

E’ evidente che entrambi avevano tutta l’intenzione di stornare qualsiasi sospetto dall’episodio. Nel caso però in cui la seconda versione fosse stata realmente di pugno di Gänswein , fedele servitore del Papa, allora una ricostruzione così ridicola e facilmente sbugiardabile, come già affermato, potrebbe essere stata inserita apposta per alimentare sospetti e attirare l’attenzione sull’attentato. In questo caso, la missione sarebbe riuscita. 

Altrimenti, sarebbe l’ennesimo caso in cui il diavolo ha fatto la pentola, ma non il coperchio. 

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