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Il calcio si salva col commissario

mercoledì 15 aprile 2026

2' di lettura

Nell’ambiente calcistico siamo ormai alle comiche. C’è già una corsa sfrenata alla presidenza della Figc, si stanno trattando gli scambi di voti tra chi ha fallito - vedi Gravina con il fido Abete - e coloro che dovrebbero subentrare. Un estremo tentativo degli “uscenti” per avere ancora voce in capitolo. Sarebbe opportuno allontanarli, ma loro tenteranno di restare al comando tramite “gli amici degli amici”. E ne hanno la possibilità perché posseggono le “chiavi” del Palazzo: a votazione la Lega Dilettanti (Abete) fa pendere la bilancia a suo favore con il 34% delle preferenze contro il 18% della Lega Serie A, che mantiene tutto il calcio meno il bastone del comando. L’unico modo per stabilire il giusto equilibrio è rivoluzionare il regolamento e commissariare la Figc.

In attesa del 22 giugno terranno banco le promesse dei soliti noti, pronte ad essere disattese in caso di necessità. Nel 2018 venne firmato un accordo tra Gravina, Ulivieri, Nicchi e Sibilia, ratificato in qualità di garante da Abete, che prevedeva l’avvicendamento di Gravina con Sibila nel 2020 alla presidenza federale, che però fu disatteso in primis dal buon Gravina (che l’aveva sottoscritto), mentre ad Abete andava la Lega Dilettanti, quasi un premio per non aver tenuto fede all’accordo da lui ratificato. Questo per far capire quanto Gravina sia legato ad Abete e tenga alla poltrona. Basterebbe vedere i suoi comportamenti attuali: incolpa tutti meno se stesso e nella confusione che lo pervade ha dato dei dilettanti a chi, alle olimpiadi, ha vinto l’oro; parla di mancanza di infrastrutture fingendo di non sapere che lo stadio di Zenica, nel quale la Bosnia ci ha eliminato dal Mondiale, ha una capienza di 15600 spettatori: secondo la teoria di Gravina sulle infrastrutture, probabilmente la Bosnia non doveva neppure partecipare alle qualificazioni.

Se poi fosse veramente colpa dei vivai poco curati, come sostiene Gravina, basterebbe mettere la regola di utilizzo di 5 stranieri e 6 giocatori nati nel vivaio per ogni squadra. Con questo cambio di strategia le società non avrebbero potuto più utilizzare undici stranieri in campo su undici per pagare meno tasse e sarebbero state costrette ad andare alla ricerca di talenti nostrani come si faceva fino al 2006, quando la nostra nazionale vinse a Berlino il titolo mondiale. Ma quello era il tempo in cui le società mandavano volentieri i propri giocatori a disposizione della nazionale (la Juve addirittura 6 più mister Lippi e il massaggiatore Esposito), mentre adesso, lo dice sempre Gravina, non è più così. Sicuramente c’era allora fiducia nelle Istituzioni, venuta a mancare con il tempo per la politica farlocca da lui stesso attuata. Elementare Watson!

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luciano moggi

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