"Come ti cucino la tivù" non è soltanto un libro sulla cucina in televisione. È, prima di tutto, un’opera di storia culturale, un saggio sul costume italiano raccontato attraverso uno dei linguaggi più potenti e trasversali del Novecento e del nuovo millennio: la televisione. Aldo Dalla Vecchia, autore televisivo, giornalista e profondo conoscitore dei meccanismi del piccolo schermo, costruisce un percorso che va ben oltre l’elenco dei programmi culinari, restituendo al lettore una mappa complessa di come il cibo sia diventato narrazione, intrattenimento, competizione, sogno e identità collettiva.
Il merito principale del libro sta nella sua ambizione dichiarata: raccontare la storia dei programmi di cucina non come genere televisivo marginale, ma come fenomeno centrale dell’immaginario contemporaneo. Dalla Vecchia parte dalle origini, dagli anni Cinquanta e Sessanta della televisione pubblica, quando il cibo era strumento educativo, pedagogico e quasi morale, per arrivare ai cooking show odierni, dominati dalla spettacolarizzazione, dalla competizione e dalla costruzione di veri e propri personaggi mediatici.
Nella prima parte del libro emerge con chiarezza come i programmi culinari abbiano svolto, soprattutto nel dopoguerra, una funzione di alfabetizzazione culturale. Trasmissioni sobrie, conduttori rassicuranti, un linguaggio misurato: la cucina televisiva nasce come estensione del focolare domestico, come luogo in cui si insegnava a mangiare meglio, a risparmiare, a nutrire la famiglia in modo corretto. Dalla Vecchia ricostruisce questo periodo con precisione documentaria, evitando la nostalgia facile e restituendo il contesto sociale in cui quei programmi si inserivano.
Il cibo, in questa fase, non è ancora spettacolo: è servizio pubblico. Ed è proprio questo passaggio che il libro mette in luce con grande efficacia, mostrando come il mutamento della televisione abbia seguito – e spesso anticipato – i cambiamenti della società italiana.
Con l’avvento delle televisioni private e il progressivo slittamento verso un intrattenimento più leggero e competitivo, la cucina cambia volto. Dalla Vecchia analizza questo passaggio con uno sguardo interno al sistema televisivo, forte di una conoscenza diretta dei meccanismi produttivi, dei format, delle strategie editoriali. La cucina diventa palcoscenico, arena, racconto emotivo.
Il libro racconta come i cuochi si trasformino lentamente in personaggi, poi in celebrità, infine in brand. Non più solo competenza tecnica, ma carisma, storytelling, capacità di reggere il ritmo televisivo. In questo senso, "Come ti cucino la tivù" è anche un libro sul linguaggio della televisione contemporanea, sulle sue accelerazioni, sui suoi eccessi, sulle sue formule ripetute.
Uno degli aspetti più riusciti del volume è la capacità di leggere i programmi culinari come specchio dei desideri e delle ansie collettive. La cucina televisiva racconta il rapporto con il corpo, con il successo, con il fallimento, con la competizione. Nei talent show culinari si condensano temi centrali del presente: il merito, il giudizio pubblico, l’eliminazione, il riscatto.
Dalla Vecchia non giudica, ma osserva. Non demonizza la televisione contemporanea, né la idealizza. Ne analizza le dinamiche, mostrando come il cibo sia diventato uno strumento narrativo potentissimo, capace di parlare a pubblici diversi e di attraversare generazioni.
La presenza delle ricette nel libro, curate dallo chef Fabrizio Damiano Casali, non è un semplice elemento accessorio. Funzionano come controcampo narrativo, come traduzione concreta di ciò che il libro racconta a livello teorico. Le ricette diventano un modo per “assaggiare” la storia televisiva, per portarla nella dimensione domestica, chiudendo idealmente il cerchio tra schermo e tavola.
Questo doppio registro – saggio culturale e libro gastronomico – è uno dei tratti distintivi dell’opera e contribuisce a renderla accessibile a un pubblico ampio, senza rinunciare alla profondità dell’analisi.
La sezione è ulteriormente arricchita dalla prefazione gourmet di Laura Marsadri e da una "poesia dessert" della Contessa Pinina Garavaglia.
Il contributo di Pinina Garavaglia al libro è una presenza vivace e ironica che unisce teatro, poesia e intrattenimento colto. La sua poesia gioca con il linguaggio e con la tradizione del sonetto, rinnovandola attraverso ritmo, musicalità e uno sguardo contemporaneo sul tempo e sull’identità. Forte della sua esperienza di performer e personaggio pubblico, la Contessa Garavaglia porta sulla pagina una scrittura scenica che dialoga con il lettore, strappa sorrisi e invita alla riflessione con leggerezza intelligente. La sua firma aggiunge al volume carattere, memoria culturale e un tocco di brillante eccentricità che ne arricchisce l’insieme. La Contessa, performer e poetessa, ha pubblicato per Zacinto Edizioni "Per sempre giovani", "Poesie Viventi", "Sonetti Attraenti".
Tra i protagonisti del libro figurano nomi noti del panorama televisivo, giornalistico e culturale italiano, che hanno scelto di raccontarsi anche attraverso una ricetta. Roberto Alessi, direttore di Novella 2000, e Santo Pirrotta, giornalista, portano il loro sguardo esperto sul mondo dello spettacolo. Autori e professionisti della tivù come Lorenzo Arrigoni, Edmondo Conti, Duccio Forzano e Veronica Rossi affiancano conduttrici amate dal pubblico come Tessa Gelisio ed Enza Sampò. Non mancano figure trasversali e curiose come Giovanni Macrì, il celebre “dentista dei Vip”, e Rosalba Piccinni, la “cantafiorista”. Contribuiscono anche Elisa D’Ospina, Elisa Scheffler e Federico Skon, espressioni di una comunicazione contemporanea e multiforme. Laura Marsadri e Massimo Scaglioni aggiungono una prospettiva culturale e accademica, mentre Roberto Gerosa e Annamaria Bernardini de Pace completano il quadro con competenze provenienti da altri mondi. Il risultato è una raccolta corale, ricca di voci e personalità diverse.
Il volume è stato pubblicato da Qubì Editore di Fabiana Romanutti ed è disponibile in tutte le librerie e nello shop online della casa editrice.





