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Coronavirus, la quarantena a Napoli e Palermo: tutti in strada, le foto spaventose

Pietro Senaldi
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Tentativi di suicidio di massa sono in corso a Napoli e Palermo. Le foto che ci arrivano dai due capoluoghi meridionali sono spaventose. Complice ancora una volta la comunicazione contraddittoria del governo, gli abitanti delle due città sono tornati in strada come nulla fosse. È bastato che la ministra dell'Interno Lamorgese concedesse un'ora d' aria a bambini e anziani perché i vicoli partenopei si ripopolassero e perché riaprisse il mercato all'aperto di Ballarò. La retromarcia innescata da Conte, benché stavolta avvenuta a orari decorosi e non in piena notte, non è servita a svuotare le strade.

Se l'Italia non ha (ancora) superato i 20-30mila morti per Covi-19 è solo perché il virus non ha sfondato al Sud. Ma questo, a vedere certe immagini, è un miracolo di San Gennaro e Santa Rosalia e non è il risultato di un comportamento responsabile della cittadinanza. Visto da Milano, il governatore campano De Luca può sembrare pittoresco quando minaccia di mandare i poliziotti con il lanciafiamme da chi organizza ritrovi o feste di laurea, così come aveva fatto discutere lo scontro del presidente siciliano Musumeci e del sindaco di Messina, anch'egli di nome De Luca, con il Viminale, accusato dai due amministratori di non aver presidiato adeguatamente lo Stretto.

PRESA ALLENTATA
Però le foto che arrivano dal Mezzogiorno fanno capire che la battaglia dei due governatori per contenere le loro popolazioni è sovrumana. Come del resto quella del presidente pugliese Emiliano, nella cui terra il Covi-19 è stato portato dagli immigrati di ritorno, partiti in massa dal nord sui treni del contagio, quando Palazzo Chigi lasciò filtrare, con ore d'anticipo, il contenuto del decreto che vietava gli spostamenti lungo il Paese.

La paura è che il peggio sia da venire. Appena si allenta la presa il Meridione si riversa in strada, incurante della lezione della peste manzoniana e dell'influenza spagnola, le cui seconde ondate, seguite a un tentativo di ritorno alla vita normale, ammazzarono il doppio di persone delle prime. Tra pochi giorni si entra nella settimana della Pasqua, che in molte aree del Mezzogiorno è sentita quanto, se non più, del Natale. Sono otto giorni di riti religiosi, tradizioni sociali, abitudini alimentari. Il giovedì santo a Napoli è il giorno dello struscio. Le pasticcerie della città sono chiuse ma i telefoni sono attivi e non c'è chi non abbia prenotato la sua immancabile pastiera per il giorno di Pasqua. Il governatore De Luca ha chiuso le pizzerie d'asporto, aperte in molte altre Regioni, ma questo non è significato una chiusura dei forni, che sono ancora attivi e consegnano clandestinamente. Alla Margherita non si rinuncia, e non solo nei quartieri popolari.

 

 

C è poi l'allarme processioni. All'inizio di marzo a Sala Consilina, Comune dell'entroterra salernitano, una funzione religiosa, dove tutti bevettero dallo stesso calice, provocò una strage di anziani. Il territorio meridionale, ricco di Comuni che si sono riempiti con la pandemia grazie agli immigrati di ritorno in fuga dal Nord infetto, appare fuori controllo. La preoccupazione delle autorità per le celebrazioni della Settimana Santa è massima.

In Puglia la situazione sembra migliore, perché la Regione ha giocato d'anticipo. Il governatore Emiliano ha chiuso le scuole due giorni prima dell'ordinanza del governo, sfidando l'esecutivo, che aveva impugnato l'analoga decisione delle Marche, ora quarta quanto a contagi, malgrado abbia solo un milione e mezzo di abitanti. Il sindaco di Bari, De Caro, poi ha girato il lungomare per giorni, rimandando a casa personalmente i cittadini, che non riuscivano a rinunciare all'inverata abitudine di sedersi sulle panchine a prendere il sole. A oggi, quasi tutti i duemila e passa malati pugliesi sono stati contagiati a causa della fuga in massa del 7 marzo da Nord, quando 30mila persone, stipate sui treni o in auto, arrivarono in un fine settimana. Prima, il governatore era riuscito a imporre la quarantena ai molti studenti rientrati dopo la chiusura delle università del Nord, a fine febbraio.

COCKTAIL LETALE
La buona notizia che il Sud, in due mesi di pandemia, ha registrato poco più di trecento vittime, sulle 14mila complessiva, accompagnata all' approssimarsi della Pasqua e alla confusione del governo nella gestione dei primi dati positivi sullo sviluppo dell' epidemia, con un allentamento poi rimangiato in poche ore, rischia di creare cocktail letale in grado di aprire le porte al virus anche nel Mezzogiorno. Specie se, ancora una volta, l'esecutivo lascerà a loro stessi i governatori meridionali, quando non gli metterà i bastoni tra le ruote, come ha fatto in Lombardia e Veneto.

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