(Adnkronos) - Rilevante, in questo contesto, secondo gli investigatori, il ruolo di mediatore di un avvocato svizzero, attraverso il quale sono transitati i capitali per nasconderne l'illegittima provenienza. Le ispezioni della Banca d'Italia al Gruppo Carige e i mutamenti negli assetti societari e nei rapporti tra Banca e Fondazione, secondo le Fiamme Gialle avevano convinto gli indagati a riorganizzare i loro capitali all'estero mediante un intreccio di accordi e atti negoziali, secondo una strategia che avrebbe dovuto consentire di contemperare più esigenze e che avrebbe visto, alla fine, anche il subentro nell'investimento immobiliare di un soggetto con precedenti penali per bancarotta. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le cessioni di quote di società create ad hoc consentivano il passaggio dei capitali a società fittizie residenti in Paesi a fiscalità privilegiata, con clausole contrattuali che avrebbero dovuto dissimulare le reali consistenze e "pulire", ad ogni transazione, ingenti somme di denaro. L'intervento della magistratura inquirente e degli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria di Genova della Guardia di Finanza ha permesso di impedire che il disegno criminale potesse essere portato a termine. I reati contestati vanno dall'associazione per delinquere, al concorso, alla truffa con l'aggravante della sussistenza di delitti contro il patrimonio, al riciclaggio, al trasferimento fraudolento di valori. Le ipotesi delittuose sono aggravate dalla caratteristica della transnazionalità costituita dalla creazione e dall'esistenza, per il loro compimento, di un gruppo criminale organizzato per compiere le attività illecite in più di uno Stato. (segue)



