Milano, 24 ago. (Adnkronos) - Internet nasconde insidie e navigare in rete può far catturare al proprio amo anche quello di non si cerca: "Accedere a siti porno nasconde la possibilità che si aprano pubblicità o che automaticamente vengano scaricati elementi non desiderati". Così Paolo Reale, consulente informatico nel caso del delitto di Chiara Poggi e tra i fondatori dell'Osservatorio nazionale di informatica forense, intervistato dall'Adnkronos interviene sul caso Yara Gambirasio. Parole di cui tener conto dopo le indiscrezioni sul contenuto dei computer di Massimo Giuseppe Bossetti, accusato dell'omicidio della 13enne, analizzati dagli esperti del Ris di Parma. Nella perizia, non ancora depositata, emergerebbe tra le ricerche su un motore di ricerca l'associazione tra il termine 'tredicenni' e due parole che rimandato a una caratteristica anatomica. "Può capitare navigando in siti porno - spiega - di imbattersi in siti pedopornografici, ma l'idea che si possa effettuare una vera navigazione non è corretta. La maggior parte degli scambi di questo tipo di materiale avviene 'peer to peer' e non attraverso siti". (segue)



