Roma, 26 set. (Adnkronos Salute) - Italia 'maglia nera' in Europa per la gestione delle malattie reumatiche muscolo scheletriche. Nel nostro Paese, infatti, il 24,1% dei pazienti vive in una condizione di disabilita' severa contro l'8,7% dell'Irlanda, il 10% dell'Olanda e il 3,9% della Francia. Questo perche' i malati non vengono appropriatamente trattati ne' opportunamente seguiti. A scattare la fotografia un'indagine della coalizione Fit For Work Italia, presentata oggi a Roma durante l'incontro 'Malattie reumatiche croniche invalidanti, tra salute e lavoro'. L'importanza della diagnosi precoce in Reumatologia e' confermata da un dato: se si considerano le patologie potenzialmente invalidanti, il 10% dei casi registra uno stato di invalidita' lavorativa totale e permanente dopo solo 2 anni dall'insorgenza, nel 30% dopo 5 anni e nel 50% dopo 10 anni. "Questo significa che la progressione delle malattie reumatiche, se non opportunamente controllata e contrastata - spiega Giovanni Minisola, past president della Societa' italiana di reumatologia (Sir) - incide pesantemente e in maniera progressiva sulla qualita' della vita, sulla frequenza dei ricoveri e sulla produttivita'". L'Italia si caratterizza, continua Minisola, "per l'insufficienza delle strutture reumatologiche assistenziali e per la mancanza di una efficiente rete reumatologica di collegamento tra territorio e ospedale, che possa assicurare diagnosi precoci e garantire trattamenti appropriati e tempestivi". Sul tema del collegamento territorio-grandi ospedali torna Aldo Morrone, direttore generale dell'azienda ospedaliera 'San Camillo Forlanini', che spiega come "sia sufficiente definire percorsi e individuare, tra quelle esistenti, le risorse umane, professionali e strutturali da dedicare all'implementazione di specifici progetti per realizzare questi collegamenti. E cio' puo' dare risultati positivi anche nel breve termine, senza costi aggiuntivi".




