(Adnkronos) - Su tali dichiarazioni il Nucleo Investigativo di via in Selci ha sviluppato un'indagine che ha consentito di acquisire rilevanti riscontri alle responsabilita' dei due arrestati, mentre altri due componenti del gruppo di fuoco sono indagati in stato di liberta'. Sul conto di Salinitro e' stata anche acquisita la prova scientifica grazie al Ris dei Carabinieri di Roma che ha dimostrato la presenza del suo Dna in una traccia ematica all'epoca repertata a bordo dell'autovettura utilizzata dal gruppo di fuoco. All'epoca dei fatti il clan Rinzivillo, gruppo satellite della consorteria mafiosa facente capo alla famiglia Madonia, a sua volta affiliata a Cosa Nostra, disponeva di una base operativa a Roma-Prima Porta, dove Antonio Rinzivillo, elemento apicale del sodalizio, si era rifugiato per sfuggire alla guerra di mafia in corso contro i clan gelesi della Stidda che, tra il 1987 e il 1992, causo' oltre cento morti. In tale contesto l'uomo, all'epoca latitante in quanto colpito da diversi provvedimenti restrittivi, delibero' l'omicidio di Scaglioni ritenendolo in grado di rivelare alle Forze di Polizia informazioni utili alla sua cattura. Rinzivillo venne comunque catturato dai Carabinieri di via in Selci nel dicembre del 1990. Entrambi i presunti killer erano gia' detenuti a seguito di condanne per altri omicidi, e si trovano reclusi rispettivamente presso le casi circondariali di Tolmezzo (Udine) e Napoli-Secondigliano.




