(Adnkronos) - E in conclusione Di Matteo, dopo quasi sei ore di udienza, ribadisce che Mori e Obinu "non furono collusi o corrotti, o ricattati dalla mafia, ma fecero una scelta di politica criminale sciagurata, cioe' fare prevalere le esigenze di mediazione favorendo l'ala ritenuta piu' moderata di Cosa nostra". Ha anche sottolineato che "questo processo non e' il processo a tutto il Ros. "In questi anni abbiamo prospettato tutti gli elementi di prova a carico degli imputati che dimostrano che non e' un processo fondato, come molti dicono senza neppure sapere di cosa parlano, su teoremi fantasiosi dei pm ma su circostanze precise e accuse precise, in alcuni casi provenienti anche dagli stessi colleghi degli imputati", dice. "Non e' stato facile accusare due ufficiali dei Carabinieri, non e' stato agevole affrontare un processo che fosse inteso come un processo a tutto il Ros", ammette Di Matteo. "Ed e' scorretto definirlo come processo frutto della volonta' di riscrivere la storia. E' stato un processo scaturito per necessita' di giustizia e dall'obbligatorieta' dell'azione penale". E lasciando l'aula di giustizia, Di Matteo, stanco, ribadisce: "non e' un processo fondato su teoremi fantasiosi ma su accuse precise". E dal prossimo 7 giugno la parola passa alla difesa. Tocca al generale Mario Mori che ha annunciato di volere rendere dichiarazioni spontanee. Leggera' in aula oltre 120 pagine. Successivamente parleranno i suoi legali. E a luglio, forse, arrivera' la sentenza.




