Roma, 26 apr. (Adnkronos) - Il Frantoio di Capalbio (Grosseto) da domenica prossima al 31 maggio ospita la personale di Massimo Catalani, 'L'architettura della mia terra'. Dipinti materici, quasi tridimensionali che riproducono con perfezione fotografica, dettagli di opere architettoniche diventate nel tempo simboli storicamente riconosciuti dell'impronta lasciata dall'uomo sul territorio, come l'architettura del periodo fascista, o quella industriale. Catalani ha iniziato il proprio lavoro sull'architettura, e in particolare sugli edifici romani, undici anni fa con una mostra a Milano e ed una a New York, ma successivamente non aveva piu' investigato la materia. "Troppo poca era la distanza da quell'amore, troppo calde alcune ferite, troppo vivo il dolore per alcune cose che avevo visto -spiega l'artista- Ho dedicato molto di quegli anni all'architettura finche' non mi sono accorto che quando si gira intorno ad una preda da cui si e' predati, facilmente si finisce per azzannare ed essere azzannati. Ora torno qui a cercare di sciogliere il morso e codificarlo in un dialogo in cui ognuno possa capire le ragioni dell'altro". Catalani si presenta al pubblico di Capalbio con una ricerca tra architettura e paesaggio, in cui questo e' concepito come un sistema attivo direttamente collegato all'azione dell'uomo e del tempo; mentre l'architettura e' da lui definita come un abito che, fin dalle caverne, l'uomo si da', creando forma. Ne 'L'Architettura della mia terra' si trova lo studio e l'amore di Catalani per il rigore e la pulizia delle linee dell'epoca fascista, dalle sagome del Foro di Mussolini alle arcate della stazione Termini. (segue)



