«Amo fermare il giorno che fugge». Esiste forse presunzione più grande di questa, fissare il tempo, in un artista, che sia musicista, scrittore, pittore o altro? La frase, tratta dai suoi Diari. Volume I. 1918-1921 (a cura di L. Crescenzi, Mondadori 2025, pp. 732, € 50,00) e annotata nel 1934, è di uno che, quanto ad autostima e coscienza del proprio genio creativo, non era secondo ad alcuno, ovvero Thomas Mann (1875- 1955), uno dei più grandi narratori di lingua tedesca del Novecento, vincitore del Premio Nobel nel 1929.
L’impresa traduttiva concernente la pubblicazione dell’intera, mastodontica produzione diaristica manniana, la cui curatela complessiva attiene a Elizabeth Galvan, è promossa dall’Istituto Italiano di Studi Germanici e prevede, in coedizione con Mondadori, l’uscita nei prossimi anni di altri nove volumi. Si tratta di un’impresa il cui valore è assoluto, perché dopo l’edizione in lingua tedesca, pubblicata tra il 1977 e il 1995, vengono reintegrate perla prima volta quelle parti, il cui contenuto personale, nei volumi I-IV, aveva indotto il curatore tedesco alla “censura”.
Perché tanti Nobel agli ebrei? Il segreto è solo nello studio
Gli ebrei sono lo 0,2% della popolazione mondiale, ma hanno ottenuto il 26% dei premi Nobel per le materie scientifiche,...Presi nel loro insieme, ciò che distingue palesemente il diario scritto tra il 1918 e il 1921 e quelli redatti dal 1933 fino alla morte è il contesto: la Germania del dopoguerra nel primo, l’esilio negli altri (in Svizzera dal 1933 al 1938 e dal 1952 al 1955, negli USA dal 1938 al 1944). Gli aspetti che godono della costante attenzione di Mann, per essere “salvati”, e dunque emergono con continuità, sono la storia europea dalla fine della prima guerra mondiale fino agli inizi della Repubblica di Weimar, l’attività letteraria, dalla pubblicazione di Considerazioni di un impolitico alla continuazione de La «A montagna magica, l’evolversi del suo pensiero politico e, infine, la sua vita privata, compresa la rivelazione dell’omosessualità.
Di fatto, per “fermare il giorno che fugge”, per lo più Mann annota nei suoi diari questioni e situazioni che, prese in sé, sono di poco conto: i pasti, l’insonnia notturna, le visite, la durata delle passeggiate, la stato di salute, suo e dei familiari, le condizioni meteorologiche... Tuttavia, Crescenzi invita a considerare in questo primo volume non tanto la frammentarietà e l’eterogeneità della vita che risulta in qualche modo fissata, quanto tutti gli aspetti «nel gioco delle loro parti, perché nessun elemento può esserne estrapolato senza danneggiare l’insieme della cronaca».
Leggere questo primo volume dei diari manniani, con la loro pretesa di “mettere ordine” in un mondo, la cosiddetta realtà, che ordine non ha, fa pensare ad un altro grande narratore di lingua tedesca, all’austriaco Robert Musil (1880-1942), l’autore de L’uomo senza qualità. Il pensiero va a lui, in quanto scrittore che si considerava, appunto, “senza qualità”, contrapposto al contemporaneo Thomas Mann, il Grande Scrittore, l’Uomo pieno di qualità, per il cui compleanno del 1925 l’austriaco gli ricordò quanto fossero contraddittorie molte delle sue qualità, senza che quelle diventassero un problema per il popolo tedesco che lo amava, perché il suo “segreto creativo” gli consentiva di trasformare le contraddizioni in un «tutto indivisibile, unitario e brillante». Mann non era solo un ricco scrittore di successo. Ciò che Musil meno sopportava era il suo porsi come un principe intellettuale autoproclamatosi rappresentante della letteratura tedesca. Un atteggiamento che irritò l’austriaco, fino ad un punto estremo, quando arrivò a paragonare sia Thomas che il fratello Heinrich a Adolf Hitler, perché tutti e tre ambivano ad essere leader intellettuali e spirituali della nazione. Un ruolo che Musil non avrebbe mai accettato per sé. Perché avrebbe presupposto, com’era nelle opere di Thomas Mann, l’appianamento di problemi complessi in maniera troppo superficiale. In quanto difensore di tutte le eccezioni alle regole, Musil considerava poi un grande difetto il fatto che Mann livellasse le eccezioni a norma, facendo l’occhiolino ad alcune perversioni minori e bohémienne artistiche.
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Il ghigno di Zanardi come antipasto per un 2026 che vedrà l’Aquila Capitale della italiana della Cultura (i...Dopo aver ricordato che anche l’austriaco ha accettato la sfida della scrittura diaristica (R. Musil, Diari: 1899-1941, Einaudi 1980), da usare tuttavia per approfondire letture e dare impulso e forma a nuove opere (non per “fermare il giorno”), merita segnalare che nella seconda parte de L’uomo senza qualità a fare da modello per il personaggio Paul Arnheim, colui che incarna la convergenza di capitale e spirito, è stato Thomas Mann: «Come il principe dello spirito appartiene al tempo dei principi», ha scritto Musil, «il Grande Scrittore appartiene al tempo dei grandi spettacoli, dei grandi incontri di lotta e dei grandi magazzini... deve dare ai capi dell’opinione pubblica l’impressione che egli rappresenti una forza della coscienza di cui bisogna tenere conto». Per poi aggiungere: «Il Grande Scrittore in tutte le sue attività non rappresenta mai tutto il Paese, ma solo la parte progredita di esso, un’eletta che è già quasi in maggioranza», e concludere, con ironia: «Le penne dei Grandi Scrittori... le Casse di risparmio della prosperità spirituale della nazione».




