Nelle interviste ciascun giornalista sfodera la sua tecnica; di solito resta un po’ sull’uscio a guardare che succede dopo aver buttato lì una domanda, magari antipatica, come si fa con un sasso gettato in uno stagno aspettando di vedere i cerchi. Ci sono poi libri-intervista che invece sono lunghe conversazioni, come Il silenzio dell’opinione pubblica di Ezio Mauro e Zygmunt Bauman (Feltrinelli, p. 80, € 10), in cui il pensatore ebreo polacco riprende per sommi capi i punti fermi della sua riflessione guidato – nel lontano 2014 - da Ezio Mauro.
Ricapitoliamo: Zygmunt Bauman, sociologo scomparso nel 2017, è il teorico della società liquida, un flusso magmatico in movimento in cui nulla è stabile e certo. Il teorico del caos in cui fluttuiamo privati delle istituzioni e delle certezze dei tempi che furono, trascinati quindi nel disorientamento dovuto alla dissoluzione dei legami comunitari tradizionali, calati come siamo nel puro individualismo, dalla perdita di senso delle ideologie e dalla fragilità delle relazioni affettive. Ezio Mauro invece lo conosciamo meglio, ha diretto a lungo la Stampa e Repubblica fino al 2016.
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E se il discorso oggi comune sulle fake news fosse anch’esso una fake news? Viene da pensarlo dopo aver letto il t...Uno, insomma, che i punti fermi di solito li mette anziché analizzarne l’assenza, e infatti il pamphlet è presentato come «una mappa lucidissima del nostro presente», ammorbato dalla crisi dei giornali, dalla distanza delle élite dal mondo reale e dalla fragilità delle democrazie liberali. Potremmo dire che Mauro ha, per così dire, “messo a terra” il pensiero di Bauman, collegandolo a fatti e circostanze dell’attualità. Prendiamo, per esempio, un paio di capitoletti che fanno al caso nostro: la cultura dell’oblio e la sfera pubblica. La descrizione delle teorie di Bauman si intona fin troppo bene a quella del grande spauracchio della stampa attuale, la concorrenza spietata della rete, che produce un’enorme quantità di dati e di notizie spesso tendenziose quando non apertamente false, portando all’infodemia, l’epidemia dell’informazione fasulla: un’abbuffata di sciocchezze in cui ci si imbatte quotidianamente. Del resto il web, nella sua folle anarchia, è lo specchio più fedele della società liquida, priva di punti di riferimento e proprio per questo in balia dell’approssimazione e della superficialità. E se il filosofo non si è discostato molto dai suoi capisaldi, Ezio Mauro invece ne ha approfittato per ricordare la funzione “etica” della stampa, perché i giornali sono «strumenti cognitivi», mezzi di «decifrazione e criterio di valutazione e orientamento».
Operano una specie di pesca nel torrente impetuoso dei dati che, senza analisi e scelta gerarchica delle notizie, travolge tutto senza lasciare nulla dietro di sé. Da una parte insomma una funzione “didattica” disertata da lettori-studenti troppo distratti dagli smartphone, dall’altra blog e social network in cui si fa a gara a chi la spara più grossa e il peggio è che c’è chi ci crede. Ed eccoci quindi giunti alla cultura dell’oblio e al declino del dibattito pubblico. Oggi in media l’attenzione delle persone su un argomento non dura più di qualche minuto e questa è un’evidenza che spaventa. È inevitabile che la sfera pubblica nella sua globalità ne risenta, con il decadere generale della capacità di critica e di giudizio, cui non è estranea la tendenza a bersi qualunque cosa si trovi sulla rete. Siamo insomma giunti al ritorno dell’abuso di credulità popolare, sebbene in versione digitale.
Il passo successivo non poteva essere che il declino del confronto civile: dal dibattito si è passati a una polarizzazione che ha trasformato i cittadini negli adepti dell’una o dell’altra tifoseria, in una riedizione inelegante dei guelfi e dei ghibellini. Il degrado dell’ormai fantasmagorica “opinione pubblica” è sotto gli occhi di tutti. Siamo davvero certi che ne esista ancora una? Il web o la società liquida sono l’uno lo specchio dell’altra, quindi non si sa bene chi ci abbia portati fin qui: il problema è che purtroppo ci siamo arrivati.




