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Sceneggiatori europei contro le destre

L’associazione accusa i governi conservatori: alle storie LGBTQ preferiscono l’evasione
di Claudia Gualdanadomenica 29 marzo 2026
Sceneggiatori europei contro le destre

2' di lettura

Gli sceneggiatori europei sono sul piede di guerra. Riuniti a Lille, in Francia, per il Festival Series Mania sulle serie a puntate in televisione, hanno diramato un allarme politico attraverso la FSE, l’associazione degli sceneggiatori europei. «Rendendosi conto che le commedie romantiche, i film di evasione e i drammi storici, che dimostrano l’innata capacità dei loro compatrioti di sconfiggere gli invasori stranieri, sono ormai i generi richiesti, gli sceneggiatori potrebbero decidere di relegare le loro storie di immigrazione o di LGBTQ+ in fondo al cassetto», queste le righe più dure. La testata online Open definisce “allarmanti” le conclusioni del rapporto della Federation of Screenwriters in Europe. Si vede che il redattore sottovaluta il suddetto periodo ipotetico, con quel “potrebbero decidere” che illustra un timore, non un fatto reale o una tendenza in atto.

Va da sé che lorsignori della federazione puntano l’indice contro l’Italia di Giordia Meloni e gli Stati Uniti di Donald Trump, con il contorno di altri governi europei “di estrema destra” – perché la destra è sempre estrema, chissà perché, ma la verità è che di censura non v’è traccia. Evidentemente non hanno visto M il figlio del secolo Benito Mussolini (tratto dal libro di Antonio Scurati) interpretato dal riottoso Luca Marinelli che molto ha sofferto facendone la caricatura. Eppure la serie è apparsa in televisione nel 2025, in pieno governo Meloni: i ministri erano forse distratti? Mistero. Però una spiegazione c’è, sebbene risibile: il governo Meloni non censura le serie, ma il contesto è cambiato, insomma il sistema televisivo, annichilito dal terrore per i fantasmi delle camicie nere che, si suppone, produttori e direttori di testate vedono in sogno, preferisce altri format. Non ci pensano neanche lontanamente, certi sciocconi, che forse hanno rotto le scatole con storie che interessano lo zero virgola degli spettatori e se spostano lo share è solo per farlo virare verso il rosso profondo. Del resto è più facile nascondersi dietro un dito, ovvero “l’effetto paralizzante” esercitato dai governi conservatori sui creativi, che ha persuaso le emittenti ad adattare i programmi a un pubblico che ha cambiato orientamento politico, o forse invece si è stufato della solita minestra. Accuse tanto gravi dovrebbero essere circostanziate, invece i fatti mancano.

A parte, ovviamente, l’elenco delle brutture del governo Meloni, che ha indotto Fuortes a dimettersi dalla Rai: è molto facile dirlo oltre confine, dove la lottizzazione della televisione pubblica non è la regola, come invece è, da sempre, in Italia. Non mancano l’attivista di estrema destra direttore del Museo Maxxi di Roma, i fedelissimi nominati direttori di testate giornalistiche – come se non fossero invece scelti da editori privati - e via screditando. Ma davvero un governo di destra deve avere l’obbligo di elargire cariche a gente di sinistra? Insomma, è una bufala, è il solito vizio della sinistra di disonorare l’Italia all’estero, perché qui c’è stata più di una manina birichina. Il risultato invero farebbe ridere, se non fosse che così si nuoce alla patria.