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Dal caos del mondo nasceranno nuovi ordini

I due filosofi riflettono sul disordine globale, sulla tragedia della condizione umana e sull’impossibilità di evitare guerre
di Corrado Ocone giovedì 30 aprile 2026

4' di lettura

Non sono molti ad avvicinare il nome di Kissinger alla metafisica». È con questa perentoria e provocatoria affermazione che si apre il saggio di Roberto Esposito che fa pendant all’altro di Massimo Cacciari nel bel volume Kaos che i due filosofi hanno appena pubblicato a doppia firma per il Mulino (pagine 134, euro 16). L’ex segretario di stato americano, agli occhi di Esposito, ha avuto il merito di comprendere la centralità dello spazio nella politica internazionale, attenendosi ad un rigoroso realismo politico. Per Kissinger la politica internazionale è regolata non da un diritto astratto ma da concreti rapporti di forza, ove ognuno degli attori, popoli o nazioni, cerca di garantirsi uno “spazio vitale” che lo tenga al sicuro dai nemici e gli consenta di poter disporre di quei beni e servizi di cui abbisogna.

LA GEOPOLITICA DI KISSINGER
«L’ordine relativo che a volte si realizza, certificato da regole e trattati che impropriamente si definiscono di “diritto internazionale”, è sempre precario, imperfetto, provvisorio. La regola è il caos, che è sempre presente e incombente e che solo attraverso sforzi si ricompone in alcune circostanze. La geopolitica realista, di cui Kissinger è stato esimio rappresentante, è perciò molto più “filosofica” della cosiddetta “filosofia politica” che, in età moderna, da Hobbes in poi, si è mossa alla ricerca di un ordine politico che neutralizzasse e risolvesse la conflittualità umana (relegandola casomai in un ipotetico “stato di natura”).

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Esposito, nelle brillanti pagine del suo saggio, ricostruisce una possibile genealogia della geopolitica che ha in mente, passando in rapida rassegna autori come Schmitt, Kennan, Niebuhr, Morgenthau, Mersheimer, Kaplan. L’affermarsi della geopolitica nel secondo dopoguerra coincide, per l’autore di queste pagine, con la priorità data nella riflessione politica allo spazio rispetto al tempo: non essendo più la politica investita di un compito salvifico, come potrebbe essere instaurare il comunismo o “sanificare” l’umanità dalla presenza di “razze impure”, l’attenzione viene distolta dalla realizzazione di un progetto nella storia, concentrandosi sulla possibilità di garantire un minimo di ordine allo spazio geografico presente.

Non è un caso, osserva Esposito, che la «diffidenza verso la geopolitica non sia mai venuta meno nell’opinione pubblica progressista», poco adusa a quel rapporto col tragico della condizione umana. Un tragico che mal si concilia, o non si concilia affatto, con la possibilità anche solo di pensare un “uomo nuovo” completamente redento dal male che ci abita. Andando più indietro nel tempo, e richiamandosi a grandi classici quali Sant’Agostino, Machiavelli e Weber, Esposito osserva come «la lotta per il potere... non può evitare di costeggiare il male... il politico è costretto a negoziare con esso per trattenerlo entro certi confini.

Non può mai scegliere tra Male e Bene, ma solo tra male maggiore e male minore. O tra un bene e l’altro». Più attento alle dinamiche politiche contemporanee, interpretate alla luce del sapere mitologico greco, è invece il saggio di Cacciari. Andando oltre Schmitt, il filosofo veneziano sottolinea come l’egemonia contemporanea si giochi in un terzo elemento rispetto ai due classici considerati dal grande giurista tedesco, cioè il mare e la terra. È l’Aria oggi l’elemento in cui il polemos, la guerra per il dominio, si pone come il luogo ove vengono, e sempre più verranno, «prese le decisioni ultime intorno al conflitto tra i grandi spazi imperiali e forse intorno al destino del nostro stesso genere». L’egemonia, fra droni, missili, scudi spaziali, avventure nello spazio, ha ora una dimensione “meta-planetaria, stellare”.

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L’OCCIDENTE
Cacciari si chiede come sia possibile concepire, in questa nostra epoca, una tenuta dell’egemonia dell’occidente. Ma è una domanda destinata a restare per lui senza risposta, affidata a quanto «è scritto nel cielo non sempre felice, malgré Nietzsche, del Caso». Quel che per lui è chiaro, e suona quanto mai attuale, è che la Russia è parte integrante dell’Occidente. «Vi è sempre stata coscienza, anche nei circoli più reazionari di Occidente e di Russia, oltre le isterie russofobe da una parte e slavofile dall’altra, della possibilità di stabilire un foedus di comune interesse. Né l’Occidente europeo né la Russia attuale potranno mai svolgere una politica globale separando polemicamente i propri destini». Insomma, risolta la situazione emersa dalla brutale aggressione dell’Ucraina, Russia ed Europa dovranno ristabilire un percorso comune che ha le sue ragioni nella storia e nella cultura. Quella di Cacciari è idea opinabile, forse. Fatto sta che anche in lui è forte la convinzione, che emerge da ogni pagina di questo libro, che, prima o poi, dall’attuale disordine globale si creerà un nuovo equilibrio. Il quale sarà, come tutte le cose umane fragile e provvisorio. La storia non finisce, ma lo spazio persiste.

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