Taranto, 15 apr. (Adnkronos) - Per Legambiente di Taranto l'astensione al referendum sull'Ilva ha soprattutto due differenti motivazioni: "da una parte - sostiene - la consapevolezza della scarsa utilita' della consultazione, il cui valore solo consultivo avrebbe lasciato inalterata la situazione del siderurgico anche se i cittadini tarantini fossero andati a votare in massa; dall'altra l'assenza nei quesiti referendari di un'opzione che noi riteniamo maggioritaria tra la gente di Taranto ossia quella che preveda che l'Ilva debba produrre senza danneggiare la salute e l'ambiente". Pesano sull'astensione dell'80% "alcuni fattori nazionali quali il crescente astensionismo registrato in tutte le piu' recenti tornate elettorali in Italia, e a Taranto in modo accentuato, la sfiducia che il voto possa contribuire a cambiare le cose, la sfiducia piu' in generale nella politica di cui tanto si sta parlando anche in questi giorni". Secondo Legambiente si trattava di esprimere una "volonta' praticamente virtuale vista l'impossibilita' per il Comune di Taranto di incidere 'legalmente', anche se lo volesse la maggioranza assoluta dei suoi elettori, sulla chiusura parziale o totale dello stabilimento siderurgico. I referendum comunali possono essere invece uno strumento molto utile di governo se ai cittadini vengono sottoposte delle proposte che siano effettivamente realizzabili e se le modalita' di consultazione sono anche piu' veloci e moderne". Mancava poi "l'opzione maggioritaria tra i tarantini e cioe' 'produrre senza danni a salute e ambiente"'. Per Legambiente "l'Ilva deve essere costretta ad abbattere drasticamente il suo carico inquinante attraverso una rigorosa e tempestiva applicazione dell'Aia".




