Roma, 27 set. - (Adnkronos/Ign) - Il governo Letta "va avanti sull'agenda delle riforme ma deve fare i conti con limitazioni politiche" lo sottolinea l'Fmi nel rapporto Articolo IV sull'Italia in cui evidenzia come "le tensioni fra i partner della coalizione sono evidenti e rappresentano un rischio fondamentale per lo scenario economico". "Una coalizione instabile che porti a ritardi nella politica, allo stallo delle riforme strutturali e fiscali o a declassamenti del rating" potrebbe avere, spiega l'Fmi, "impatto sulla sostenibilità del debito e comportare una significativa perdita di fiducia nel mercato e spingere l'Italia in un cattivo equilibrio che si autoalimenta e in un periodo protratto di crescita negativa". La ricetta del Fondo chiede di "mantenere i target fiscali nel breve termine" e continuare nel medio termine oltre ad accelerare le riforme fiscali per ripristinare la fiducia. "Rischi al ribasso" per l'Italia permangono anche a causa della "difficoltà del settore bancario". L'Fmi ricorda come il nostro paese "resta vulnerabile al contagio finanziario a causa dell'alto debito sovrano e dei bisogni di rifinanziamento, 400 mld di euro l'anno". "Ritardi nella politica, anche a livello europeo, potrebbero minare la fiducia" si legge nel testo, "spingendo l'Italia in un contesto negativo di rialzo dello spread, difficoltà di finanziamento delle banche, e peggioramento dell'economia". "Uno scenario di nuovi stress nella zona euro potrebbe abbassare il pil italiano di oltre 4 punti percentuali rispetto al valore di base" e "aumentare i rischi di una spirale debito-deflazione". "Shock in arrivo dall'Italia potrebbero avere un impatto significativo sull'Europa e anche al di fuori dell'Europa - si legge - attraverso i canali finanziari e commerciali. Legami bilaterali sono particolarmente visibili nel caso di Francia e Germania". Ma, dato il ruolo centrale dell'Italia nel commercio globale e nel sistema finanziario "un significativo shock idiosincratico in Italia potrebbe generare contagi a livello globale e regionale che potrebbero essere superiori di quanto suggerisca la sola esposizione diretta". Il rapporto del Fondo Monetario Internazionale sull'Italia indica che "nonostante i significativi aggiustamenti, il rapporto debito-pil ha toccato il 127% nel 2012 ed è previsto quest'anno in crescita di altri 5 punti percentuali per la debolezza dell'economia e fattori come i pagamenti alle imprese e i contributi all'Esm". Il 2013 dovrebbe chiudersi con un pil in calo dell'1,8% mentre il prossimo anno dovrebbe salire dello 0,7%. "Dopo i forti cali degli anni passati - specifica l'Fmi - la domanda interna è prevista in lenta ripresa nonostante i venti contrari legati alle ristrette condizioni di credito". Verso la fine dell'anno "è prevista una modesta ripresa, sostenuta dalle esportazioni". Il dato preoccupante è la disoccupazione che raggiungerà, dice l'Fmi, nel 2013 il picco con un "tasso al 12,5%". Poi seguirà un "calo graduale" con il rafforzamento della ripresa. Comunque, "il tasso resterà ai livelli pre-crisi" almeno nel prossimo futuro. In Italia, inoltre, avverte l'Fmi il carico fiscale "è tra i più alti dell'aera Ocse, al 44% del pil". Quindi, "bisogna fare di più per sostenere l'economia abassando le tasse sulle transazioni finanziarie e quelle sul lavoro finanziandole con tagli della spesa corrente non produttiva".




